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✍️ Risolto il mistero dei cippi del Lago, un tuffo nel Quattrocento perugino

di Elio Clero Bertoldi

PERUGIA – Risolto il mistero del cippo (con le lettere “C“ ”ed “S”) del Lago: “C” sta per Collegio e “S” per Sapienza. In conclusione, serviva a delimitare i confini delle proprietà nella zona del Collegio della Sapienza Nuova. Quest’ultima istituzione riporta all’epoca della morte di Braccio Fortebracci (ferito a morte nella battaglia de L’Aquila del 1424) e dell’ascesa, nella curia vaticana, di Benedetto Guidalotti, figlio di Simone, i cui membri della casata erano stati i feroci protagonisti dell’accoltellamento mortale con lame avvelenate, nel 1398, del primo signore di Perugia, Biordo Michelotti, capo della fazione dei Raspanti.

I Guidalotti, a cominciare da Francesco abate di San Pietro, furono uccisi, alcuni sul posto – linciati dal popolo dopo l’agguato di Porta Sole – e gli altri cacciati dalla città. Ma grazie a Benedetto, che partito quale chierico accompagnatore di Giovanni XXIII, era approdato al ruolo di vicecamerlengo, ma in pratica camerlengo effettivo, di papa Martino V (Oddone Colonna), l’unico sopravvissuto alla vendetta dei perugini, Annibaldo Guidalotti, protetto dal pontefice, rientrò, quasi trenta anni più tardi, in città. Regista dell’operazione proprio Benedetto, al tempo nominato vescovo di Valva e Sulmona, poi di Teramo, quindi di Recanati, tutte cariche nel volgere dipichi mesi, a testimonianza di come fosse vicino al soglio di Pietro.

Proprio Benedetto, nel 1426, varò il progetto del collegio di Perugia dedicato a San Girolamo, per ospitare studenti di diritto, cui l’ateneo era noto in tutta Europa per merito di Bartolo e dei suoi allievi. Siccome esisteva già un collegio similare nella Vetusta, la ulteriore istituzione venne chiamata Sapienza Nuova, alla quale andarono tutti i beni del Guidalotti (morto nel capoluogo umbro il 18 agosto del 1429) ed anche la biblioteca ricca di importanti testi giuridici, oltre ad ulteriori donazioni della Camera Apostolica.

Ma torniamo ai cippi di Sant’Arcangelo, il cui mistero é stato risolto dallo storico Gianfranco Cialini, che si é avvalso della consulenza del professor Attilio Bartoli Angeli, docente emerito dell’università di Perugia.

Cialini, qualche settimana fa, in seguito alla terribile secca del Trasimeno, si era imbattuto, passaggiando nel terreno prosciugato del Lago, in alcune bombe inesplose della Seconda Guerra Mondiale ed anche in un cippo. Che era stato consegnato, dalla Soprintendenza, al Museo della Pesca di San Feliciano. Ora lo storico, dopo ricerche, analisi comparate e approfondimenti, é arrivato alla conclusione che il cippo delimitasse le proprietà del Collegio. Tra l’altro un secondo cippo, praticamente identico a quello riemerso in località Frusta, lo ha ancora sul terreno di sua proprietà a Sant’Arcangelo.

In pratica la tenuta dei Guidalotti, passata alla Sapienza Nuova nel 1430, era appertenuta all’istituzione cittadina fino al 1913, quando era stata ceduta al conte Giulio Massimiliano Goutry (da alcuniindicato come uno degli innumrevoli figli illegittimi di Vittorio Emanuele II, passato alla storia come il Re Galantuomo). Insomma il cippo risale ad un’epoca di quasi cinque secoli, compresa tra la donazione e la cessione dell’inizio del Novecento. Si trattava di un possedimento piuttosto vasto, tanto che Cialini ha rinvenuto altre pietre di confine con le stesse lettere molto lontane dalle rive del Trasimeno.

Da rimarcare che la Sapienza (ente collaterale dell’università perugina) resta ancora oggi proprietaria della antica chiesa di Santa Maria di Ancaelle, che di recente ha sollevato attenzioni e polemiche per via degli affreschi interni danneggiati dall’umidità e per l’interruzione della strada etrusco-romana che costeggia il sacro edificio.

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