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Acciai valdostani acquistati da Taiwan: le mani estere sulle eccellenze italiane




Aosta, 31 mag – L’Italia, purtroppo, continua a perdere importantissimi pezzi di sé stessa e della propria economia. Da anni assistiamo alla terribile svendita delle nostre eccellenze nazionali ad aziende straniere, senza la minima opposizione politica per salvaguardare risorse e lavoro, e senza una visione o una strategia che guardi al futuro. Tutto l’arco alpino italiano, in materia idrica o mineraria, rappresenta da sempre una risorsa per tutta la penisola che, però, continua a far gola all’estero. È il caso oggi della ricca Valle d’Aosta, dove la maggioranza della Cogne Acciai Speciali è stata acquisita dalla Walsin Lihwa Corporation, un gruppo finanziario di Taiwan.

Cogne Acciai Speciali, il 70% ceduto a colosso di Taiwan

I facoltosi imprenditori asiatici hanno raggiunto un accordo che gli permetterà di entrare nell’impresa aostana con una quota di maggioranza del 70%, come annuncia la stessa azienda a pochi giorni dalla firma del contratto. “Con l’ingresso nel capitale tramite una quota del 70% da parte di Walsin Lihwa Corporation, Cogne Acciai Speciali si assicurerà importanti sinergie e l’accesso a tutti i vantaggi derivanti da un grande gruppo quotato, in particolare per quanto riguarda la presenza sui mercati asiatici”, spiega in una nota la Cogne A.S. “La famiglia Marzorati rimarrà impegnata nel lungo periodo nella Società al fine di supportare il percorso di crescita pianificato, in Europa nonché in Nord e Sud America”.

Se la colossale Walsin Lihwa Corporation conta 4,7 miliardi di euro di fatturato e ben 7.000 dipendenti, nel suo piccolo l’azienda italiana ha fatturato, nel solo anno 2021, 645 milioni di euro con una forza lavoro di 1.413 operai. Cifre di tutto rispetto se si calcolano i gravi problemi legati a lockdown, pandemia e obbligo vaccinale con l’introduzione del green pass nelle fabbriche. Ma oggi, all’alba di quella che si prospetta una pesante crisi economica dovuta all’aumento dei costi delle risorse energetiche, come altre, anche l’acciaieria aostana si trova a fare i conti con un futuro sempre più incerto.

Il comunicato dell’azienda italiana

L’azienda italiana ribadisce però di essere contenta e onorata che “la lunga tradizione siderurgica della nostra famiglia, che ha portato Cogne Acciai Speciali ad essere un leader globale riconosciuto nel nostro settore, possa incrociare la traiettoria di successo del gruppo Walsin Lihwa Corporation, con il quale condividiamo gli stessi valori, la stessa concretezza e la stessa strategia, per creare il più grande gruppo al mondo nella produzione di acciai inossidabili lunghi speciali, con ambizioni concrete di allargare ulteriormente il perimetro di operatività in Europa e nelle Americhe”. E’ quanto dichiarato da Giuseppe Marzorati, presidente di Cogne Acciai Speciali Spa. Parole che aprono un grande interrogativo sul destino nazionale dell’azienda che, come annunciato dall’imprenditore, con questo accordo guarderà maggiormente al mercato globale.

Aiello (FdI) all’attacco: “Così smantellano l’industria italiana”

A tal proposito è intervenuto anche il coordinatore aostano di Fratelli d’Italia, Lorenzo Aiello, che raggiunto telefonicamente da Il Primato Nazionale, ha espresso la sua grande perplessità per la situazione: “È un’operazione che mette i brividi, con una trattativa portata avanti in gran segreto, lontana anche dalle istituzioni politiche valdostane che in questi anni hanno sovvenzionato lautamente la Cogne acciai speciali, che è stata svelata con un freddo lancio Ansa e una mail ai dipendenti giusto un quarto d’ora prima dell’uscita sui giornali”. Aiello critica inoltre il comunicato dell’azienda italiana: “E’ infarcito di banalità su ‘l’attenzione alla persona’ e sulle ‘logiche comuni’ che non offrono nessuna prospettiva sul futuro dell’azienda nella nostra regione. Chi si trova a gestire un’impresa che opera in un settore strategico come la lavorazione dell’acciaio, impiega una forza lavoro così imponente per i numeri della Valle d’Aosta e si è arricchito anche grazie alle tasche dei valdostani, non dovrebbe avere la possibilità di portare avanti un’azione del genere, tantomeno in gran segreto”, tuona il coordinatore di FdI. Per poi specificare: “È un’altra assurda puntata dello smantellamento industriale italiano, oltre che valdostano, che da oggi vede spostare il centro decisionale di questa acciaieria in un altro continente senza nessuna responsabilità per il territorio che l’ha ospitata”.

Andrea Bonazza

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