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Al Sesto Stormo di Ghedi il 40esimo anniversario del Tornado

Nella giornata di giovedì 8 settembre, presso la base aerea di Ghedi (Bs), sede del Sesto Stormo “Diavoli Rossi” dell’Aeronautica Militare Italiana, si è tenuta la manifestazione per il 40esimo anniversario del Tornado.

Alla presenza del comandante del reparto, il colonnello Giacomo Lacaita, del capo di Stato maggiore della forza armata generale di Squadra Aerea Luca Goretti, delle autorità locali e di circa 3500 appassionati di aviazione, l’Am ha organizzato un airshow mozzafiato che ha visto protagonisti i velivoli dei “Diavoli Rossi”, la pattuglia acrobatica nazionale, le Frecce Tricolori, e una pattuglia formata dagli addestratori dell’Arma Azzurra dal secondo dopoguerra a oggi.

Nelle tensostrutture solitamente usate come ricovero per i velivoli, sono stati organizzati spazi espositivi per i gruppi di volo del reparto, per alcuni sponsor della giornata – anche istituzionali come Rivista Aeronautica – ed è stato posizionato un abitacolo di un Tornado a disposizione dei visitatori, che hanno potuto accomodarsi sui seggiolini del velivolo da attacco entrato nel mito. Presente anche un caccia di quinta generazione F-35A con le insegne del Sesto Stormo: il Lightining II è infatti in fase di consegna al reparto a partire dalla metà di giugno di quest’anno, andando così a equipaggiare il secondo stormo dell’Aeronautica Militare dopo il 32esimo di Amendola (Fg).

Il Sesto Stormo è uno dei più famosi dell’Arma Azzurra: fondato a gennaio del 1936 presso Campoformido (Ud), partecipa alle operazioni della Seconda Guerra Mondiale utilizzando una serie di velivoli: dai Fiat Cr-32 sino a Reggiane Re-2001 e i Messerschmitt Me-109G. Dopo il conflitto, il reparto viene ricostituito a Treviso a gennaio del 1951 utilizzando i North American P-51 “Mustang”. Successivamente, con l’arrivo dei velivoli con motore a reazione, comincia il mito dei “Diavoli Rossi”: sono gli anni delle “aerobrigate”, e i Republic F-84F col diavolo ghignante sono una delle storiche pattuglie acrobatiche dell’Aeronautica Militare che dimostrano il valore e l’ardimento dei nostri piloti intorno al mondo. Nel 1963 il reparto utilizza i Lockheed F-104G “Starfighter”, soprannominati affettuosamente “Spilloni” dai piloti dell’Am per via della loro sagoma estremamente affusolata. Tra il 1964 e il 1966 lo stormo “perde” due gruppi, il 155esimo e il 156esimo, che rispettivamente vengono aggregati al 50esimo Stormo di Piacenza e al 36esimo di Gioia del Colle (Ba).

Nel 1982 arriva il Tornado, e tra il 1985 e il 1990 il 155esimo Gruppo “Pantere Nere” torna brevemente a Ghedi, mentre dal 1993 il reparto ingloba il 102esimo Gruppo proveniente del Quinto Stormo di Rimini. Nel 1991 i Tornado IDS (Intediction Strike) del Sesto vengono utilizzati nel conflitto in Iraq rappresentando la prima volta che aerei italiani partecipano attivamente a operazioni belliche dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. I Tornado, in generale, hanno operato in diverse missioni dopo Desert Storm: Sharp Guard, Deny Flight, e molte altre sino ad arrivare alla recente Inherent Resolve. Con la razionalizzazione delle risorse per la Difesa, dal primo luglio del 2008 il 156 Gruppo torna a Ghedi seguito, a partire dal 14 settembre del 2016, dai Tornado ECR del 155esimo. Da quel momento, quindi, la base aerea di Ghedi ed il Sesto Stormo “Diavoli Rossi” diventano la “casa” dei Tornado dell’Aeronautica Militare Italiana.

Il Tornado nasce da un programma multinazionale europeo e da un’esigenza, generatasi negli anni ’60, di sviluppare una nuova generazione di velivolo da combattimento di elevate prestazioni, multiruolo e in grado di avere un inviluppo di volo molto ampio (Mrca – Multi Role Combat Aircraft). Germania, Regno Unito e Italia si uniscono quindi nel consorzio Panavia, che realizza un velivolo bimotore, biposto, con ali a geometria variabile e, soprattutto, con la possibilità di volare a bassissima quota seguendo automaticamente il profilo del terreno. I primi voli di collaudo del Tornado risalgono al 1974 e ne esistono tre varianti: le già citate IDS ed ECR (da attacco antiradiazioni) e la ADV (Air Defence Variant). Quest’ultima, originariamente prevista solo per Royal Air Force per la difesa aerea – in qualità di intercettore a lungo raggio – è stata utilizzata brevemente anche dall’Aeronautica Militare Italiana tra il 1995 e il 2004. Il velivolo misura 16,7 metri di lunghezza per 13,8 (freccia minima) o 8,6 (freccia massima) di larghezza e ha un’altezza complessiva di 5.95 metri. Il peso massimo al decollo è di 28 tonnellate, la sua autonomia (di trasferimento e senza rifornimento in volo) è di 3800 chilometri mentre il carico bellico è di 9 tonnellate in alloggiamento esterno. Internamente il Tornado monta due cannoni da 27 millimetri per autodifesa e può anche trasportare missili aria-aria Aim-9L “Sidewinder”, ma il velivolo nasce per l’interdizione di piste di atterraggio, per l’attacco al suolo (anche nucleare tattico) e antinave (ad es. coi missili Kormoran), per l’attività Sead/Dead (Suppression Enemy Air Defenses / Destruction Enemy Air Defenses), e, con l’integrazione di appositi pod, anche per la ricognizione tattica. Il velivolo è stato costantemente aggiornato nella sua avionica di bordo e nei sistemi da attacco per restare all’altezza dei nuovi sviluppi tecnologici: il Tornado, infatti, può utilizzare il vettore da crociera Storm Shadow, bombe a caduta libera di nuova generazione tipo Sdb (Small Diameter Bomb) e Jdam (Joint Direct Attack Ammunitions) nonché i missili antiradiazioni Agm-88 HARM (nella versione ECR): capacità che, nella Nato, appartiene solamente all’Aeronautica Militare, alla Luftwaffe tedesca e alla U.S. Air Force.

I Tornado dell’Aeronautica Militare Italiana presto entreranno in fase di “phase out”, ovvero di sostituzione, coi più moderni F-35A: il capo di Stato maggiore della forza armata ci aveva informato che il ritiro dei Tornado dovrebbe completarsi entro la fine del 2027 in occasione di una dimostrazione di capacità expeditionary land dei Lightining II a Pantelleria lo scorso gennaio.

Nel frattempo i lavori di adeguamento del sedime aeroportuale di Ghedi per accogliere gli F-35 procedono, come ci ha ricordato il colonnello Lacaita, e dovrebbero concludersi entro la fine di quest’anno; parimenti proseguono le consegne degli “Alfa” all’Aeronautica e al reparto, che ha visto arrivare anche un secondo esemplare che, momentaneamente, opera da Amendola insieme al primo, ma nei mesi scorsi attività di volo coi Lightning II è stata svolta anche dalla sede del Sesto Stormo, come ci ha ricordato il comandante del reparto.

Il Tornado, insieme al G-91 e all’F-104, è uno dei velivoli più iconici dell’Am, e forse è quello che più si è fissato nel cuore di chi, nel nostro Paese, ama l’aviazione: il giorno in cui questo glorioso velivolo sarà ritirato dal servizio attivo non si chiuderà solo un’epopea, ma sarà anche un triste e brusco risveglio da un “sogno” per almeno due generazioni di appassionati e addetti ai lavori.

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