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Alle midterm va in scena il duello dei duelli: Biden e Obama contro Trump

L’aria della Pennsylvania, ieri sera, si tagliava con il coltello. In scena, infatti, il più esplosivo dei duelli nello Stato in cui si giocano le sorti delle midterm, anche se non sullo stesso palco. Da un lato del ring, il presidente Joe Biden e l’ex presidente Barack Obama in quel di Philadelphia, per sostenere il candidato dem al Senato John Fetterman e Josh Shapiro che corre per la poltrona di governatore; dall’altro, Donald Trump, privo di lancillotti degni, giunto a Latrobe per sostenere Mehmet Oz, il “Dr Oz” stella del piccolo schermo.

La battaglia per la Pennsylvania

Nel Keystone State la battaglia andrà ben oltre le midterm, rappresentando un assaggio della corsa dei prossimi due anni per la Casa Bianca. Sebbene le questioni in ballo in questo 2022 siano soprattutto criminalità, inflazione e diritti, in Pennsylvania agli elettori viene nuovamente chiesto di scegliere tra la politica l’establishment del presidente Biden e il rambo style di Trump.

Per The Donald la Pennsylvania rappresenta un enorme test. Il purple State è infatti uno stato in bilico, che nel 2020 consegnò la vittoria a Biden dopo aver portato al trionfo Trump nel 2016: a breve, infatti, l’incumbent potrebbe annunciare la sua ricandidatura per il 2024. È ormai sempre più evidente che il fatto che Biden e Trump si siano ritrovati a poche ore e pochi chilometri di distanza sia la prova generale per una nuova sfida alle presidenziali del 2024. Fu proprio grazie alla vittoria in Pennsylvania che il presidente si assicurò la Casa Bianca due anni fa e i suoi 20 grandi elettori, il numero più alto di tutti i 50 Stati, che fanno molta gola anche al tycoon in previsione di una nuova candidatura.

Un duello ben oltre le midterm

La battaglia in Pennsylvania, al di là della sua importanza strategica, è cruciale anche per via dei profili personali dei candidati. Fetterman è il candidato ideale, ritratto della classe operaia in difficoltà. Lo scorso maggio è stato colpito da un’ischemia cerebrale che ne ha seriamente limitato linguaggio e danneggiato l’udito. La missione quindi è doppia: convincere che il gigante buono Fetterman è in grado di reggere una sfida così importante. Dall’altra parte c’è il Dr Oz, “creatura” di Sua Maestà Oprah Winfrey, medico dalla controversa carriera, sostenitore di cure alternative nonché delle tesi di Trump sul Covid-19. La stessa regina della televisione è scesa in campo per uno dei duelli più importanti, schierandosi con Fetterman. Anche se sono ben note le simpatie dem della la conduttrice, colpisce la scelta di collocarsi apertamente contro Oz, dopo aver contribuito alla sua ascesa. La Winfrey potrebbe essere in grado di spostare un gran numero di voti, avendo una grande influenza, soprattutto tra donne e afroamericani.

A fine ottobre, dopo il dibattito televisivo nel quale Fetterman ha avuto serie difficoltà a formulare frasi di senso compiuto, i repubblicani sono passati a bersagliarlo sulle sue incapacità fisiche, con attacchi di bassa lega. Ma sono in molti a credere che empatia e curriculum non basteranno a salvare i dem.

Il palco di Philadelphia: Biden e Obama per Fetterman

“Sono ottimista, vinceremo sia alla Camera che al Senato”, ha dichiarato Biden ostentando sicurezza prima di sbarcare in Pennsylvania. “L’unico modo per salvare la democrazia è lottare insieme per la democrazia”, ha invece urlato Obama a Pittsburgh, nel primo dei due comizi, esortando la folla a “votare per chi si occupa di voi: e quella persona è Joe Biden”. Che il presidente Biden sia a corto di consensi, ma non di argomenti, lo testimonia la sua apertura del rally in quel di Philadelphia, dedicata immediatamente al suo ex boss Obama, presentato come “qualcuno che noi tutti amiamo, un grande presidente, un presidente che ha fatto la storia e un caro amico”.

Non un referendum ma una scelta“, così Biden ha definito la corsa elettorale ormai prossima. Gli argomenti del suo intervento sono stati strettamente domestici. Primo fra tutti le questioni sanitarie, con affondi su pandemia e vaccinazioni; l’inflazione, il costo dell’energia, il debito studentesco, i dieci milioni di posti di lavoro creati, la salute dei veterani (citando la sorte del figlio Beau), il controllo delle armi, l’aborto.

Il discorso è un resumè dei provvedimenti degli ultimi tempi: un insolito Biden carico a pallettoni ha sciorinato cifre e percentuali, rimarcando fermamente il meccanismo delle due visioni d’America “radicalmente opposte: chi sta con la classe media e la classe operaia e chi pensa solo a rendere i ricchi ancora più ricchi”, promettendo che gli Stati Uniti “torneranno a essere la capitale mondiale della manifattura”.

Dopo i lunghi e appassionati discorsi dei candidati è la volta di Obama, al quale viene ancora una volta è stato lasciato il compito di galvanizzare la folla per ben mezzora, al ritmo di “Democracy is on the ballot!“. Ma è sui precedenti storici elettorali che l’ex presidente si è soffermato per mettere pressione sul voto: la sua elezione nel pieno di una crisi economica, la perdita della Camera nel 2010, l’astensionismo del 2014.

Il palco di Latrobe: Trump per Oz

Una scenografia decisamente più jacksoniana quella del Save America Rally di Latrobe che sembra già far presagire il prossimo slogan dell’ex presidente Trump. A salire per primo sul palco è però il candidato di punta Oz che regala al pubblico un’apparizione lampo, lapidaria, pettinata, che punta dritto su due temi caldi come droga e immigrazione.

L’ex presidente Trump si è fatto attendere per quasi due ore. Ha fatto irruzione alle spalle del palco con il suo aereo che ha acceso il buio della sera di Latrobe, una ventina di minuti dal termine del rally di Philadelphia, armato di berretto con lo slogan MAGA al suono di YMCA dei Village People.

L’ex presidente Donald Trump e il candidato repubblicano al Senato Mehmet Oz (Foto: EPA/JIM LO SCALZO)

Idealmente, ha accolto le suggestioni del breve intervento di Oz, andando immediatamente ai temi caldi, accusando la controparte per l’alta inflazione, per l’ingresso di troppi immigrati clandestini e conseguente aumento della criminalità, per il presunto indottrinamento gender nelle scuole, per l’aumento del traffico e consumo di droghe. Ma è soprattutto il discorso sui confini sul quale Trump ha puntato tutto: “Biden, Pelosi e i radicali di sinistra – ha aggiunto – hanno passato il tempo a ossessionare gli elettori con la difesa dei confini di Paesi lontani di cui neanche abbiamo sentito parlare, mentre la situazione nel nostro confine Sud è disastrosa”. Il riferimento potrebbe essere anche all’Ucraina, che però Trump non ha indicato con chiarezza. “Se volete salvare il sogno americano voto repubblicano a queste elezioni”: il tycoon ha poi attaccato “le politiche radicali dell’estrema sinistra” del presidente e dei democratici al Congresso. “Metteremo fine alla carriera di quella pazza di Nancy Pelosi per sempre”.

Che per Trump la corsa per il 2024 sia già iniziata è evidente da come il palco di Latrobe sia stato fagocitato dal racconto personale -e dei propri guai giudiziari-, che hanno oscurato totalmente i candidati del Gop, ricomparsi solo a fine serata. Dopo quasi due ore di monologo, l’ex presidente ha concluso il suo show con una serie di slide che raccontano il suo vantaggio su Biden in alcuni sondaggi. “Non lasceremo che succeda di nuovo”, ha ribadito Trump, accusando i democratici di voler “rubare” queste elezioni come quelle, secondo lui, delle presidenziali del 2020. Le accuse non sono mai state provate, ma Trump continua a rilanciarle per motivare gli elettori repubblicani. Come regalo di commiatao ai suoi supporter, un montaggio video sulle innumerevoli gaffe di Joe Biden.

Lo scollamento tra i partiti e i loro candidati

Mai come nella corsa per la Pennsylvania i Obama, Biden e Trump hanno segnato la differenza rispetto ai propri candidati. I dem in camicia, al netto dell’oratoria magnetica di Obama, sembrano lontani anni luce dalla felpa e dai jeans di Fetterman che urlano working class (come spiega l’endorsement di Bernie Sanders). I big del Partito parlano tutti all’elettorato dem, ma non a tutti i tipi di democratici.

Mutatis mutandis, lo stesso vizietto attanaglia anche il GOP. Pochi minuti di discorso da parte di una star televisiva come Oz, che parla alla Suburbia centrista-voce della ragione indipendente, si scontrano con il risentimento da far right di Trump condensato nell’ideologia MAGA. Per entrambi i partiti, il pericolo è lo stesso: spostare l’attenzione sul ring del 2024, che oscura i candidati e di conseguenza esigenze di breve periodo, specifiche, molte delle quali nuove e di difficile interpretazione.

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