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Alto Adige: l'itinerario tra masi, malghe e cantine | Agrodolce

Il bello di poter scrivere di un posto di montagna, a vacanze estive finite (o quasi), è che gli stessi consigli o itinerari varranno sempre e comunque. La bellezza delle alture è costante e accogliente, nonostante il cambiamento delle stagioni. Iniziamo quindi un piccolo viaggio che parte dalle Dolomiti dell’Alto Adige e racconta di montagne nude tendenti al rosa, di un sempre verde intenso quasi unico e di un cielo terso immobile con nuvole veloci. Ché poi, solo per fugare ogni possibile dubbio o confusione, c’è da dire subito che il Trentino – Alto Adige è una Regione a statuto speciale che contiene due Provincie autonome: Trento e Bolzano. Il Trentino fa capo alla città di Trento e l’Alto Adige a quella di Bolzano. Poi c’è il Südtirol, che è la porzione italiana dell’area geografica del Tirolo confinante con il Veneto: dettaglio importante che affronteremo dopo. Questo giusto per ribadire che se dite “Sono stato in vacanza in Trentino – Alto Adige” è corretto, anche se generico, perché la regione è quella. Mentre se dite vado in Trentino” vuol dire che siete diretti verso l’Alto Adige. Ricordatevelo perché ci tengono.

Chiarito questo e tornando al nostro itinerario, possiamo dire che andremo a scoprire e raccontare quasi prevalentemente l’Alto Adige. Quello delle mele e delle cime più alte, quello delle malghe e degli alpeggi, quello delle aree industriali lungo la Val d’Isonzo che sembrano un parco giochi futuristico. Quello dove si può girare tranquillamente in bicicletta (con pedalata assistita) o guidare su strade che si snodano tra nel verde senza mai trovare traffico, anzi no, la Val Pusteria a questo fa eccezione. Andare da Bolzano a Cortina d’Ampezzo può essere uno spostamento da evitare in macchina. Tra l’altro, per spostarsi, molte strutture forniscono la Guest Pass, una card per i mezzi pubblici (treni e autobus illimitati per 7 giorni) che comprende anche alcune attività e sconti in tutto il Sudtirol e l’Alto Adige. Andrebbe usata. 

Alto Adige: dormire in un maso 

Il maso, in gergo alpino, è un possedimento connesso a un allevamento di bestiame. Da queste parti ce ne sono molti e altrettanti sono diventati nel tempo delle strutture ricettive, proprio come il Dietrichhof. Siamo qualche metro più in alto di Velturno (BZ) e qui Szilvia e Reinhard hanno ristrutturato un fienile per mettere in fila quattro loft con i soffitti a volta, costruiti con legno, vetro e paglia mantenuta tra due strati di calce e terra viva. Un grande edificio rurale in stile alpino che affaccia i suoi terrazzi sul Plose e la vallata sottostante. Dagli allevamenti arrivano latte appena munto, formaggi, yogurt e speck, dai campi confetture di sambuco e frutti di bosco, mentre dai masi confinanti succo di mela biologico. Infine, ogni mattina, per i più golosi, è possibile ordinare tramite un’app gratuita una selezione di pani e dolci da forno per la colazione, prodotti dalla locale e rinomata pasticceria Sellemond. Design, sostenibilità, senso di famiglia e genuinità in una location che regala anche una sauna privata affacciata sulle montagne. L’Alto Adige è famoso per la ricettività alberghiera e non è difficile trovare strutture belle e accoglienti ma alloggiare in un maso immerso nel verde è un’altra cosa. Fidatevi.

Mangiare in malga

Una delle caratteristiche più impagabili di una vacanza in quota è rappresentato dalle camminate. Lunghe camminate che forse sarebbe più corretto chiamare percorsi o sentieri che si possono percorrere a piedi, in bicicletta o addirittura a cavallo. Uno snodo di malghe e panoramiche collegate tra loro grazie a ovovie, seggiovie e cabinovie per tutte le altezze e direzioni. La malga, in Alto Adige, è un pascolo estivo di alta montagna e, in molte di queste, i rispettivi malgari e malgare si sono impegnati nel tempo non solo a produrre formaggi e burro ma ad accogliere anche gli escursionisti con offerte gastronomiche autentiche e ricercate. Come la Malga Gostner, sulle Alpi di Siusi, dove Franz Mulser, dopo almeno quattro generazioni di attività casearia, da circa dieci anni mette in carta piatti esteticamente accattivanti e decisamente appaganti. Dai fiori alle erbe spontanee, passando ovviamente per i formaggi e per le carni, tutto è di produzione artigianale propria e ritrovarsi in altipiano a 1930 metri, baciato dal sole mentre mangi un minestrone di manzo, è una sensazione unica. La malga è segnalata, così come tutte le altre, sui legni bianchi e rossi che indicano direzioni, tempi e luoghi.

Cenare in città (o quasi) da Bressanone alla Val Gardena 

Potrebbe non essere male scendere a valle e fare una passeggiata nelle città dell’Alto Adige, prima fra tutte Bolzano e poi Bressanone o Brunico, magari Merano. Destinazioni urbane prese d’assalto nei mesi invernali per i mercatini di Natale più belli e famosi del mondo ma che d’estate svelano la bellezza di essere vissute in maniera più autentica, libera e colorata. Non è un segreto che l’alta ristorazione sia decisamente presente in questi luoghi e che le realtà riconosciute da guide prestigiose e dalla critica siano numerose. Più difficile è invece trovare posti dove riuscire a portare a casa il gusto di buoni prodotti, messi nel piatto da mani creative in maniera informale. La cucina di questa terra è fatta di materie prime semplici e di selvaggina, di sapori decisi e di calorie importanti, che spesso arrivano da un burro sempre presente, così come da formaggi vaccini e di capra, da salumi, insaccati classici e di selvaggina. Da segnalare più di un ristorante o di una taverna. Come l’elegante Decantei, nel cuore storico di Bressanone, o come la suggestiva terrazza del Sunnegg che affaccia sulla città con un frutteto e una cucina piacevole. Se però si avesse voglia di fuggire dall’urbe e di spingersi nella bellezza della Val di Funes, appena prima della splendida St. Magdalena, si può trovare l’originalità di Pitzock e più in là, arrivando a S. Vigilio, ci si può saziare da Plazores. Offerta trasversale e per tutta la giornata in questa piccola baia di legno del XVIII secolo, un maso che cucina e vende prodotti di fattoria di loro produzione oppure di selezionati agricoltori dell’area altoatesina. Da Plazores si mangia autentico e così come non mancano mai le noti dolci del burro di malga, non mancano neanche polenta, canederli, salsiccia e funghi ma soprattutto la zuppa di erbe alpine, il Goulash di cervo e la Padellata di patate e bue, che sono la perfetta chiusura di una giornata in alta quota.

Le cantine dell’Alto Adige e la qualità degli spumanti d’alta quota

Superando la scena dei rossi, tra i quali spiccano indubbiamente il fruttato e fresco Vernatsch con un più corposo ed elegante Lagrein, l’intera regione vanta vini bianchi di assoluto livello. In particolare, l’Alto Adige con le sue valli collinari, la sua esposizione e la sua terra, spicca nella produzione di aromatici internazionali e autoctoni come Pinot Bianco e Grigio, Gewürztraminer, Sauvignon blanc, Müller Thurgau, Kerner, Risling, Sylvaner e Veltliner. Tutte uve che abitano le curve morbide delle colline quasi prevalentemente su pergola trentina. Una delle cantine più interessanti nella Provincia autonoma di Bolzano, a est sulla suggestiva cima del colle di Santa Maddalena, è la Fliederhof di Martin Ramoser. Il Kerner è davvero notevole ma da queste parti è inevitabile non parlare di spumanti. Siamo nel regno dello Chardonnay e per la presa di spuma ci dobbiamo spostare un po’, anzi, dobbiamo salire. Se una menzione speciale va al Pas Dosé di Haderburg, a Salorno (BZ), dove si può bere un 2018 con l’85% di Chardonnay e il 15% di Pinot Nero a zuccheri zero che è uno dei più buoni d’Italia, vale la pena parlare della serie di etichette di Arunda. Meltina è a 1200 metri e questa cantina è l’espressione di vinificazione in spumante più alta d’Europa, dal Brut Nature al Parlein BIO, con due Rosé decisamente particolari, qui i lieviti lavorano dai 24 ai 60 mesi in metodo classico. 

Quindi, sveglia presto, alba in tasca e colazione ad alta quota. Lunghe passeggiate con soste gastronomiche fatte di pane, burro e finferli e relax su qualche soffice tappeto verde non battuto dagli alpeggi. Sauna guardando il rosa del tramonto sulla roccia, cena gustosa fatta di acqua dolce e canederli accompagnati da vino aromatico o elegantemente astringente. Poi, le stelle col ciel sereno. Fino allo svenimento. Questo è la montagna in una vacanza estiva che, a differenza del mare, ti regala interattività e quel senso di stanchezza che non pesa ma ti aiuta a riposare meglio e più appagato. Qui, nonostante l’industria abbia i suoi lati da approfondire, la natura trasmette la potenza del rispetto a chiunque. Per chiudere con qualche consiglio extra, ricordatevi che Lavaredo e le sue Tre Cime sono divisi tra la provincia di Belluno e di Bolzano e che quindi la parte veneta non accetterà la vostra Guest Pass. Se invece andate verso il Trentino, oltre a non perdervi il Trento DOC di Ferrari e di Maso Martis, godetevi un bagno nel Lago di Tovel in Val di Non, che è chiamato a ragione le Maldive delle Dolomiti. 

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