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Arriva una maxi infornata di assunzioni!

(Paolo Baroni – la Stampa) – Per realizzare i 300 progetti de Pnrr e mettere a terra i 230 miliardi di progetti previsto dal Recovery plan e dal fondo complementare serviranno migliaia di assunzioni nella pubblica amministrazione, sia a livello centrale, nei ministeri, sia a livello territoriale, nei comuni, nelle province e nelle Regioni.

Per questo il governo, col nuovo decreto atteso in settimana, ha deciso di giocare la carte del digitale e far decollare il Portale unico del reclutamento pubblico ed un maxi-piano di assunzioni.

«Serviranno decine di migliaia di ingegneri, informatici, responsabili gestionali» ha annunciato sabato sera in tv il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta. Il cui obiettivo è garantire massima trasparenza ma anche procedure molto rapide, «per fare le opere nei tempi previsti dall’ Europa, altrimenti non ci darà i soldi».

La conta dei fabbisogni è in corso: al ministero dell’ Economia, cui spetterà il governo dell’ intera macchina, dall’ istruzione delle pratiche alla rendicontazione dello stato di avanzamento di programmi e lavori, stando all’ articolo inserito nel decreto Semplificazioni di venerdì e poi stralciato, andranno 350 unità di personale dirigenziale (da assumere per un minimo di 36 mesi a 50mila euro l’ anno), per potenziare gli uffici della Ragioneria generale.

Il ministero dell’ Innovazione digitale, per mettere in piedi il suo «Transformation office», farà richiesta di 350 addetti, circa 200 il ministero per le Infrastrutture e la mobilità sostenibili chiamato a sua volta a fornire assistenza tecnica a tutta la filiera che si occupa di Pnrr (sia sul fronte dell’ attuazione che del monitoraggio).

Anche il ministero della Transizione ecologica e quello della Cultura (che dovrà creare la Soprintendenza unica nazionale) andranno rafforzati, ma al momento non sono state fatte quantificazioni precise di personale.

Al contrario del ministero della Giustizia dove per smaltire l’ enorme mole di arretrato sono previste 23.350 assunzioni (compresi 16.500 laureati in legge, economia e scienze politiche da destinare al nuovo Ufficio di processo).

E poi c’ è il ministero dell’ Interno, che dovrà dotare le Prefetture di personale per controllare il nuovo regime dei subappalti; e soprattutto ci sono gli enti locali, che dopo anni di blocco del turn over hanno gli uffici tecnici svuotati.

Modello Linkedin

 Tutte le procedute e gli avvisi, compresi quelli per selezionare il personale destinato alla realizzazione del Recovery plan, passeranno dal nuovo portale studiato dalla Funzione pubblica. Uno spazio unico che sarà al servizio di tutta la Pa.

Chi vorrà partecipare ai concorsi, che si svolgeranno in modalità semplifica come prevede l’ ultimo decreto Covid di aprile, dovrà caricare qui il curriculum e questo sarà poi disposizione di tutti, enti locali compresi, che a loro volta potranno in questo modo selezionare le professionalità di cui hanno bisogno. Ma poi, per alimentare al massimo questa grande banca dati, è anche previsto che vengano siglati accordi specifici con ordini professionali e professioni tecniche in modo da avere a disposizione quanti più profili possibili sull’ esempio di Linkedin, il social specializzato in offerte di lavoro e nella presentazione di curricula.

Concorsi rapidi

Si procederà molto spediti («si può fare tutto in 15 giorni», ha assicurato Brunetta), ma questo non significa che il meccanismo del concorso sarà abolito, spiegano dal ministero: sarà sempre prevista almeno una prova di selezione ed una procedura comparativa.

«Useremo le buone pratiche delle organizzazioni internazionali – ha anticipato nei giorni scorsi il ministro -. Alla nuova piattaforma potranno rivolgersi le amministrazioni centrali e locali per simulare e prevedere lo stato del proprio fabbisogno professionale e per gestire le procedure concorsuali». I «buchi», soprattutto a livello locale, sono tanti.

Secondo l’ ultima Relazione del Cnel al Parlamento, tra le 20 professioni più ricercate dalle amministrazioni, dopo gli assistenti sociali (85%) ci sono, non a caso, gli esperti in fondi e progetti europei (79%), gli ingegneri progettisti (58%), gli esperti di appalti digitali (44%), gli architetti (38%) e gli esperti di transizione digitale (36%).

I settori più sguarniti

Sono tre i settori che hanno assolutamente bisogno di nuovi profili professionali: sistemi informativi e tecnologici e servizi per territorio e ambiente, entrambi al 77%, poi i servizi per l’ edilizia (67%) e quindi l’ area amministrativa ed economico-finanziaria, la gestione dei progetti e verifiche ispettive col 57%. «C’ è tutta una serie di professioni tecniche che oggi snobbano la possibilità di lavorare nel settore pubblico – spiegano dal ministero – per questo oggi la sfida è rendere la Pubblica amministrazione attrattiva».

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