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Associazione, insulti a medici specializzandi Perugia – Umbria

L’audio a vertici Ateneo e ospedale ma anche alla Procura

(ANSA) – PERUGIA, 28 OTT – Insulti agli specializzandi e violazioni nel loro orario di impiego è quanto contesta alla direttrice della Scuola di specializzazione in Neurologia e del relativo reparto dell’ospedale di Perugia l’Associazione liberi specializzandi. Che ha inviato una mail con gli audio a diversi soggetti, tra cui il rettore dell’Ateneo, il direttore generale dell’Azienda ospedaliera, l’Ordine dei medici ma anche alla Procura della Repubblica e all’Ispettorato del lavoro.

    L’iniziativa è stata anticipata da alcuni media, tra cui l’Espresso e il sito del Corriere della sera.

    Rispondendo all’ANSA, il segretario dell’Associazione Massimo Minerva ha spiegato di essere stato contattato da alcuni medici del reparto. “Mi hanno parlato degli insulti ricevuti – ha detto – e ho chiesto loro di documentare quanto sostenevano. Lo hanno fatto con un audio di circa 20 ore e una sintesi di cinque minuti”. “Un’antologia di insulti ed improperi” che la professoressa “somministra quotidianamente a coloro che lei avrebbe il dovere istituzionale di formare” è stato sostenuto nella mail di denuncia. “Riteniamo questa pratica indegna di un Paese civile – si legge ancora nel testo -, in quanto lesiva della dignità degli specializzandi e nessuna ragione formativa e deontologica permette che la dignità delle persone venga lesa in tal modo”. “Siamo inoltre in possesso – denuncia ancora l’Als – di timbrature di servizio in cui in un singolo mese sono state effettuate più di 340 ore”.

    Negli audio si sente la direttrice della Neurologia dire “c…”, “venite qui a fare finta, vi mettete il camice e a fare i camerieri…”, “mi hai offeso personalmente e di questa cosa ne avrai segno all’esame”, e “ieri mi hai fatto imbestialire, sono uscita per non menarti, non ho finito la visita per non saltarti addosso”.

    “Il nostro obiettivo – ha sottolineato ancora Minerva – è di sensibilizzare sul tema. Parliamo non di bambini cattivi ma di medici in formazione, professionisti, nei confronti dei quali manca la cultura del rispetto”. (ANSA).

   

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