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Autismo e sesso: cosa dicono gli studi

In questo articolo utilizziamo l’espressione “persone autistiche” e non “persone con autismo”: secondo un’indagine, infatti, la maggioranza delle persone autistiche (79,8%) preferisce essere definita autistica, utilizzando l’identity first language, il linguaggio che considera la disabilità come parte integrante della propria identità, anche in un’ottica di attivismo.

Se parlare di autismo nel modo corretto è ancora troppo spesso un’impresa titanica – basti pensare quante volte, ancora, si parla di autismo solo in associazione ai vaccini, nonostante il nesso di causalità sia stato ampiamente smentito – parlare di autismo e sesso è un vero e proprio miraggio.

Il nostro paese fa ancora fatica a discutere seriamente sulle tematiche che riguardano il sesso e l’educazione alla sessualità in generale, ma lo fa in modo particolare quando le soggettività coinvolte sono persone non abili (la lunga battaglia per il riconoscimento della figura dell’assistente sessuale o lovegiver parla da sola) o autistiche.

Imbarazzo, evitamento, stereotipi fanno spesso contorno a questo tipo di narrazioni. Narrazioni che, vale la pena ricordarlo, ancora troppe volte sono in terza persona, perché a raccontare vite, desideri e pensieri delle persone autistiche sono ancora in gran parte gli altri: famiglie, caregiver, specialisti.

Quando si parla di sesso, il silenzio è ancora più forte. Eppure, dicono gli studi, le persone autistiche manifestano sia una quantità e una frequenza di comportamenti sessuali (ad esempio la masturbazione), sia un desiderio di intraprendere relazioni affettive ed intime con un partner al pari delle persone normotipiche.

Parlarne senza tabù è fondamentale, per riflettere davvero sul rapporto tra autismo e sesso ed essere in grado – anche attraverso specifici percorsi di educazione sessuale e all’affettività – di permettere a chiunque di vivere con serenità e libertà il proprio corpo e i propri desideri.

 

La sessualità vissuta dagli autistici

Molte persone autistiche, però, crescono senza gli strumenti adatti per gestire e vivere serenamente la sessualità, le emozioni e gli affetti. È su questo che riflette Luisa Di Biagio, psicologa e lei stessa autistica, nel libro Neurodiversamanti. La sessualità vissuta dagli autistici, attraverso la sua esperienza professionale e personale e numerose testimonianze.

Testimonianze che mostrano come tra le persone autistiche per vivere la sessualità ci sia bisogno di sviluppare conoscenza di sé e del proprio corpo, per comprendere come reagisce gli stimoli. Una consapevolezza che spesso manca: «sommersi da stimoli che nessuno ci insegna a leggere» scrive Di Biagio, «a volte non sappiamo nemmeno noi cosa ci mette a disagio».

È spesso l’imprevedibilità a creare difficoltà nella sfera sessuale: il contatto, le reazioni del corpo e la fisicità del rapporto stesso, spiega ancora Di Biagio:

È importante ricordare che la reazione di panico nelle amigdale, nel cervello neurodiverso, si innesca per ogni cambiamento non adeguatamente preannunciato, anche se si tratta di ‘sorprese’ belle. Una sorpresa bella può determinare forte angoscia, ansia, panico.

 

Autismo e orientamento sessuale

Al silenzio su autismo e sesso si accompagna quello sull’orientamento sessuale delle persone autistiche. Eppure, già diversi studi hanno mostrato che in queste persone orientamenti sessuali non eterosessuali o fluidi sono più comuni rispetto alla popolazione generale.

È quanto afferma, ad esempio, uno studio condotto in Svezia su un campione di oltre 47.000 persone, i cui risultati mostrano come gli adulti con autismo affermino tre volte più frequentemente rispetto alle persone neurotipiche che il loro orientamento sessuale non può essere identificato come etero, omo o bisessuale. Secondo la ricerca di Kyriaki Kosidou e dei suoi colleghi, inoltre, tra le persone autistiche circa un individuo su cinque non si rispecchia in nessuna delle categorie “standard” che definiscono l’orientamento sessuale.

Non solo: anche alcuni ricercatori australiani hanno riscontrato attraverso uno studio come

Il gruppo con ADS ha riportato tassi più elevati di omosessualità, bisessualità e asessualità, ma tassi più bassi di eterosessualità. I risultati supportano l’impressione che la non eterosessualità sia più prevalente nella popolazione autistica.

Secondo lo studio, quasi il 70% degli intervistati ha dichiarato di non essere eterosessuale (contro il 30% delle persone neurotipiche). Un dato che, affermano gli autori,

suggerisce la necessità di programmi specializzati di educazione sessuale per le popolazioni autistiche per un maggiore supporto e consapevolezza.

 

Autismo e rischio di abusi sessuali

Se un’educazione sessuale dedicata alle persone autistiche è necessaria, altrettanto lo è l’educazione all’emotività e all’affettività, non solo per aiutarle a vivere serenamente la propria sessualità ma anche per prevenire i rischi di abusi sessuali.

Secondo uno studio del 2019, le donne autistiche tendono a essere meno interessate al sesso rispetto alle donne neurotipiche e agli uomini autistici, eppure hanno più esperienze rispetto a questi ultimi. Non solo: le donne autistiche hanno anche riferito di aver intrapreso comportamenti sessuali di cui si sono poi pentite o indesiderati e di aver ricevuto avances sessuali indesiderate.

I risultati indicano che a causa di una discrepanza tra un minore interesse sessuale e un aumento dei comportamenti sessuali, le donne autistiche sono maggiormente a rischio di esperienze sessuali negative, inclusi vittimizzazione e abusi, rispetto agli uomini autistici.

Secondo Di Biagio, le persone che avrebbero subito abusi sessuali sarebbero attorno al 78% tra i soli autistici diagnosticati.

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