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Ayman al-Zawahiri, quali retroscena dietro l’uccisione del leader di al-Qaeda?




Roma, 2 ago – L’assassinio per mano americana del leader di al-Qaeda, Ayman al-Zawahiri, scaturisce in queste ultime ore una lunga serie di domande e perplessità, tanto al popolo afgano quanto alla comunità internazionale. Secondo alcuni, la solita operazione chirurgica da killer a stelle e strisce, potrebbe celare tra le macerie di Kabul avvertimenti o interessi che al popolo occidentale devono rimanere nascosti. Fatto è che, da quando un anno fa gli Usa consegnarono le chiavi dell’Afganistan ai talebani, nonostante gli accordi più o meno sottobanco, le tensioni tra le due fazioni non si sono mai assopite.

Il lussuoso quartiere dei signori della guerra

Era un’operazione che durava da mesi, i cui ultimi colpi sono esplosi nelle prime ore di domenica mattina, quando un attacco ha scosso il centro di Kabul con due fragorose esplosioni. Sherpur è un ricco quartiere residenziale della capitale afgana. I residenti di Kabul lo descrivono come la lussuosa roccaforte dei signori della guerra e dei funzionari corrotti. Nel corso della guerra che dal 2001 è tornata ad insanguinare il paese, qui i talebani hanno occupato alcune delle ville vicine ad alcune ambasciate occidentali.

Omertà o paura dei talebani?

Da quando martedì mattina Kabul ha appreso che gli Usa hanno ucciso con i droni il leader di al-Qaeda, Ayman al-Zawahiri, nel quartiere e in buona parte della capitale sembra regnare l’omertà assoluta. Come se gran parte degli afgani avessero ricevuto l’ordine di tacere o, probabilmente, avessero timore di parlare. Secondo il reportage del capo corrispondente internazionale della Bbc, Lyse Doucet, in molti avrebbero ricevuto l’ordine di chiudere porte e accesso ai tetti a tutti, compresi i propri lavoratori.

Il reportage di Lyse Doucet

Direttamente dal posto, Lyse Doucet racconta che, “mentre la notizia dell’omicidio di Ayman al-Zawahiri è passata come una corrente elettrica attraverso i social media, la scena dell’esplosione sembrava stranamente tranquilla”. Il traffico scorreva normale sui viali alberati, ma con il passare dei minuti sono arrivati sempre più giornalisti, curiosi e, ovviamente, guardie talebane.

L’ombra araba sulla morte di Ayman al-Zawahiri

Dalle testimonianze raccolte in loco dalla giornalista della Bbc, negli ultimi mesi molti arabi sono stati visti aggirarsi nelle strade del quartiere, ma nessuno osava parlarne più di troppo. “Negli ultimi due mesi abbiamo visto residenti non afgani in questo quartiere – ha raccontato alla Doucet un altro giornalista – Non parlano le lingue locali. Non sappiamo chi siano“.

Al-Zawahiri nascosto dal ministro talebano?

Più volte nello scorso anno il leader islamista Ayman al-Zawahiri era stato dato per morto, anche di malattia. D’altronde, com’è noto, egli rappresentava uno dei principali obiettivi della lista americana dei ricercat. Alcuni sostenevano fosse nascosto dalle milizie lungo il confine afghano-pakistano. Ora, invece, emerge che era ospite della dirigenza talebana, in una villa in pieno centro a Kabul. La villa in questione, inoltre, non sarebbe una semplice abitazione sgargiante. Si dice infatti appartenesse a Sirajuddin Haqqani, niente di meno che il ministro dell’Interno talebano, già indagato dagli Usa per terrorismo.

Il cognato Bin Laden

Quando nel 2011 gli americani uccisero Osama Bin Laden, cognato di Ayman al-Zawahiri, il magnate capo di al-Qaeda non si trovava certo in una grotta dei monti afgani, come eravamo soliti vederlo nei video-proclami. Bin Laden era anzi nascosto in una sontuosa villa nella città pachistana di Abbottabad, vicino a un’accademia militare pakistana. Dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001, i talebani replicarono inoltre alle accuse degli Stati Uniti affermando che Bin Laden era stato solo loro ospite d’onore, come vuole la tradizione pashtun.

L’accordo tra Usa e Talebani

Arrivando nel 2020, si raggiunse l’accordo tra Stati Uniti e Talebani che oggi conosciamo e che portò all’abbandono americano del territorio afgano. Firmato dopo circa due anni di trattative nel Golfo del Qatar, nel corso dei colloqui è stato ripetutamente confermato l’impegno dei talebani a chiudere l’Afghanistan a movimenti e cellule del terrorismo internazionale.

Differentemente da quanto abbiamo sentito riportare dai media occidentali, però, in realtà l’accordo prevedeva che i talebani avrebbero impedito unicamente dal territorio afgano contro gli Stati Uniti d’America. Essi, infatti, non hanno mai esplicitamente accettato di tagliare i rapporti con le varie compagini jihadiste, incluso Ayman al-Zawahiri. Come altri leader di al-Qaeda, quest’ultimo aveva giurato fedeltà al leader talebano Haibatullah Akhundzada. Da quando un anno fa, poi, i talebani sono entrati a Kabul (15 agosto 2021), moltissimi combattenti di al-Qaeda hanno attraversato il confine pachistano con l’Afganistan arruolandosi per la nuova “terra promessa” afgana.

Il pericoloso gioco a stelle e strisce

Oggi, dopo l’assassinio di Ayman al-Zawahiri, i talebani accusano gli Usa di aver violato l’accordo attaccando un quartiere residenziale di Kabul e avvertono che: “ripetendo tali azioni l’America danneggerà le opportunità esistenti“. Al contrario di come si può pensare dopo la presa del potere dei talebani, questi hanno ancora un gran bel da fare per stabilire legittimità e riconoscimento, sia nazionale che internazionale. Gli Stati Uniti, intanto, dal canto loro continuano a mantenere relazioni con le più svariate componenti in gioco. Sia ufficialmente che ufficiosamente. Relazioni che negli anni si sono rivelate molto pericolose; come l’appoggio al terrorismo internazionale guidato da Isis e Jabat al-Nusra in sostegno ai ribelli siriani.

Una nuova Guerra Fredda a Oriente?

Non scordiamoci inoltre che, proprio in questo preciso momento storico, Usa e Russia sono tornati a contrapporsi in una nuova Guerra fredda che si sta combattendo ai confini d’Europa. Se l’Ucraina fu un fronte importante per le campagne belliche della Seconda guerra mondiale, l’Afganistan è stato per parte del secolo scorso il fronte dove maggiormente le due superpotenze si sono affrontate.

Gli Stati Uniti, come spesso è accaduto nel corso della storia, hanno relegato la difesa dei propri interessi a formazioni militari terze, lasciando a Mujaheddin e ad altre milizie il lavoro sporco. Oggi però, i Talebani sembrano aver ben compreso la strategia di Washington e, da parte loro, anche i rapporti con Mosca continuerebbero ad intensificarsi. Una situazione geopolitica tutt’altro che scontata potrebbe quindi emergere dall’uccisione di Ayman al-Zawahiri, che in Afganistan potrebbe riaccendere un lungo conflitto che da quasi mezzo secolo insanguina una terra che non trova pace.

Andrea Bonazza

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