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Bornholm, il pivot baltico della Nato al centro del caso Nord Stream

La vicenda del guasto di Nord Stream porta al centro della scena Bornholm, un’isola da meno di 600 chilometri quadrati di dimensione (pari a meno di tre volte l’Isola d’Elba) e circa 40mila abitanti che si trova all’imbocco del Mar Baltico. Sottoposta alla sovranità danese, e dunque all’interno del perimetro della Nato, Bornholm fu strategica già ai tempi della Seconda guerra mondiale, quando i tedeschi che occupavano la Danimarca la utilizzarono per interdire ai sovietici il Baltico e oggi gioca un ruolo fondamentale nell’interdire a Mosca la possibilità di fuoriuscire dal “lago” atlantico che il Baltico è diventato negli ultimi anni.

Le accuse di Polonia e Ucraina a Mosca su presunte manovre “terroristiche” contro i gasdotti baltici volte a giocare artificialmente sui prezzi del gas e i dubbi Nato e Ue sulla possibilità di un sabotaggio danno l’idea della liquidità della situazione e dell’importanza della partita scatenata proprio dal rilevamento da parte danese di anomale fuoriuscite di gas proprio attorno a Bornholm nella sera del 26 settembre.

Bornholm è la piccola ma non indifferente spina nel fianco che la Russia teme maggiormente nel Baltico. Il pivot atlantico che con l’ingresso della Svezia nella Nato potrà aggiungersi a Gotland e Aland per consolidare un perimetro insulare di difese e una zona d’interdizione aerea e marittima. Oggi, il Mar Baltico è generalmente considerato come uno specchio d’acqua conteso, con la Russia che ha una flotta di dimensioni moderate che opera dalle sue basi a Kaliningrad e nel Golfo di Finlandia e che con la costruzione di un asse Bornholm-Aland-Gotland e lo schieramento massiccio potrebbe subire una prima forma di contrapposizione in attesa che un numero significativo di navi moderne progettate per le condizioni litoranee vegnano aggiunte agli assetti Nato, compresa la flotta svedese di sottomarini moderni

Anche gli Stati Uniti sono interessati a presidiare la “porta” del Baltico puntando a far sì che la cooperazione, come ha ricordato War on the Rocks, lo consolidi come “lago” atlantico: in primavera il premier danese Mette Frederiksen ha detto che un futuro accordo tra Copenhagen e gli Usa potrebbe portare i soldati americani di stanza sull’isola danese del Mar Baltico. Tutto questo nel quadro di un’interoperatività capace di condurre le truppe Usa a far base nei porti danesi o in una delle tre basi aeree militari del paese.

Con lo scoppio della guerra russo-ucraina Bornholm è diventata sempre più importante per il fronte Nord della Nato. E proprio mentre la guerra a Est infuriava a Bornholm il 24 maggio scorso i membri della Guardia Nazionale dell’Esercito del Colorado hanno collaborato con le controparti danesi in servizio attivo, i membri del servizio dell’aeronautica statunitense e i partner internazionali per condurre un raid aereo-terrestre simulato durante un’esercitazione di infiltrazione rapida dei sistemi missilistici di artiglieria ad alta mobilità M142. Un progetto pensato da tempo e caduto in concomitanza con l’aumento delle forniture Nato di armamenti missilistici a medio raggio all’Ucraina.

Il 12 giugno successivo Bornholm è stata invece la sede di BALTOPS22, un’altra importante esercitazione. Condotta dal Naval Information Warfare Center (NIWC) Pacific, del Naval Undersea Warfare Center (NUWC) Newport e del Mine Warfare Readiness and Effectiveness Measuring (MIREM), tutti sotto la direzione della Sixth Fleet Task Force 68 degli Stati Uniti, BALTOPS22 ha consentito la sperimentazione di Unmanned Undersea Vehicles (UUV) per la caccia di mine, ritenute le potenziali forme di interdizione russa da temere maggiormente in caso di conflitto. Nelle stesse settimane, lo Stato Maggiore danese ha inviato due caccia F-16 in pronta operatività a Bornholm. E sono proprio i due aviogetti ad aver visto per primi la fuoriuscita di gas al centro della querelle tra Russia e Paesi occidentali. Destinato a attrarre con ancora maggior tenacia l’attenzione delle potenze su Bornholm. Piccola roccaforte della Nato ora potenzialmente al centro della guerra asimmetrica e coperta che si combatte attorno allo scenario teso dell’Ucraina.

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