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Caccia, laser, missili: i nuovi jolly militari della Cina

Un discorso fiume durato più di un’ora, interrotto, di tanto in tanto, dagli applausi della folla sottostante. In piedi a poca distanza dal ritratto di Mao Zedong, sul terrazzo della Porta della Pace Celeste, nella centralissima Piazza Tienanmen, cuore di Pechino, Xi Jinping ha sfoggiato il meglio della sua dialettica. Il presidente cinese non solo ha celebrato il 100esimo anniversario della fondazione del Partito Comunista Cinese (Pcc), ma ha pure lanciato importanti messaggi “di servizio”, tanto al suo popolo quanto, indirettamente, al resto del mondo. Proprio per questo motivo c’è chi ha letto le parole di Xi come se fossero velate minacce rivolte agli Stati Uniti e all’Occidente. Da “nessuno ci può fermare” a “non ci faremo intimidire”: la maggior parte dei media ha usato titoli simili per riassumere l’intervento del leader asiatico. Che, tuttavia, non si è mai rivolto esplicitamente a Washington o chicchessia.

Certo è che il simbolismo ha giocato un ruolo rilevante nella mastodontica celebrazione in onore del partito. Non solo Xi indossava un abito che lo faceva vagamente assomigliare al Grande Timoniere Mao; non solo la suggestiva location – a dire il vero la stessa dei grandi eventi nazionali – evocava l’alone imperiale dei tempi in cui l’allora Impero cinese era all’apice del suo splendore. Accanto a tutto ciò, la Cina ha fatto esibire in volo 15 caccia stealth J-20 in formazione. Si tratta dei velivoli più avanzati in servizio nell’Aeronautica militare cinese, i quali non erano mai stati schierati in tal numero nel corso di una manifestazione pubblica. Il primo ottobre 2019, in occasione della parata della Giornata Nazionale, avevano sfilato appena 5 J-20. Il sostanziale aumento di numero significa che questi mezzi sono entrati nella fase di produzione di massa e più unità stanno ricevendo in dotazione nuovi velivoli.

Missili, nucleare, corsa agli armamenti

Più che alle parole utilizzate da Xi, è interessante soffermarci su quanto sta accadendo oltre la Muraglia. Al netto delle rivendicazioni del presidente cinese, Pechino sta proseguendo nella sua modernizzazione nazionale. Una modernizzazione che, inevitabilmente, comprende legittimamente anche l’ambito militare. A quanto pare non sono bastate le rassicurazioni fornite dalla delegazione cinese all’Unione europea in risposta al recente G7 e vertice Nato, dove la Cina è stata etichettata come “rivale sistemico”. “La spesa militare della Cina è di circa 209 miliardi di dollari, ovvero solo l’1,3 per cento del suo Prodotto interno lordo e meno del livello concordato tra i Paesi della Nato, che è del 2 per cento. La spesa militare totale di 30 membri della Nato dovrebbe raggiungere quest’anno 1,17 trilioni di dollari, più della metà della spesa militare totale globale e più di 5 volte quella della Cina. La Cina si impegna a non usare per prima la forza nucleare e non ha certo basi militari in tutto il mondo”, ha sottolineato Pechino, aggiungendo che il Paese non presenterà “sfide sistemiche” a nessuno, anche se non resterà a guardare se le “sfide sistemiche si avvicineranno a noi”.

A proposito di sviluppo degli armamenti, stando a quanto riportato dal Washington Post, gli Stati Uniti sarebbero preoccupati per un rapporto secondo cui la Cina starebbe costruendo più di 100 nuovi silos per missili balistici intercontinentali. Il quotidiano americano ha citato uno studio sulle immagini satellitari, riferendo che i suddetti silos sarebbero in costruzione in una zona desertica nei pressi della città nord-occidentale di Yumen. Il James Martin Center for Nonproliferation Studies di Monterrey ha affermato che i 119 cantieri rilevati assomigliano molto a strutture di lancio già esistenti per missili balistici con testata nucleare. È pur vero che non vi sono certezze in merito, visto che altri esperti ritengono che quanto rilevato dai satelliti potrebbe essere un semplice depistaggio. In altre parole, Pechino avrebbe realizzato buchi nel terreno per simulare la presenza di missili inesistenti.

Il laser più potente del mondo

Dal canto suo, il portavoce del Dipartimento di Stato Usa, Ned Price, ha così commentato il rapporto diffuso dai media: “Penso che ciò che è giusto dire è che questi rapporti e altri sviluppi suggeriscono che l’arsenale nucleare della Repubblica popolare cinese (Repubblica popolare cinese) crescerà più rapidamente e ad un livello più alto di quanto forse previsto in precedenza. Questo accumulo è preoccupante. E per noi rafforza l’importanza di perseguire misure pratiche per ridurre i rischi nucleari”. Se in un rapporto del 2020 al Congresso il Pentagono ha stimato che le scorte di testate nucleari a disposizione della Cina sia inferiori alle 200 unità, è pur vero che Pechino sta giocando anche su altri fronti. Prendiamo il campo tecnologico, strettamente connesso al settore militare.

Il South China Morning Post ha dato risalto alla storica svolta conseguita da un team di ricerca con sede a Shanghai. Una svolta che potrebbe consentire alla Cina di costruire il laser più potente del pianeta nel giro di un paio di anni. Liu Jun, membro del progetto Station of Extreme Light (SEL) con lo Shanghai Institute of Optics and Fine Mechanics, ha spiegato che aumentare la potenza di un raggio laser non è stato facile. Ebbene, Pechino potrebbe poter sparare un colpo da ben 100 petawatt, con un singolo impulso che sarebbe 10 mila volte più potente di tutte le reti elettriche del mondo messe insieme. Nel caso in cui non dovessero esserci intoppi, il nuovo impianto laser di Shanghai rafforzerà la posizione leader della Cina nella corsa ai laser ad alta potenza. Il governo cinese continuerà senza ombra di dubbio a investire ingenti finanziamenti per ricerche del genere. Ed è su questo che dovrebbe concentrarsi Washington, più che sul lessico di Xi.

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