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Calciomercato, dal colpo Dybala alla nuova Lazio: intervista all’agente Alberto Faccini




Roma, 31 lug – A meno di due settimane dal via del campionato di Serie A ciascuna squadra inizia a prendere la propria forma definitiva. Sogni, promesse e proclami lasceranno quindi spazio al calcio giocato – quello vero – con il rettangolo verde che 90 minuti alla volta saprà valutare la bontà di quanto seminato durante il periodo estivo. Sia durante la lunga sessione di calciomercato sia negli intensi giorni di ritiro. Insieme ad Alberto Faccini, vice presidente della comunità solidarista “Popoli”, oggi agente sportivo ed ex attaccante – è stato campione d’Italia nel 1983 – vediamo come si presentano ai nastri di partenza Roma e Lazio, le compagini della capitale.

Il colpo Dybala e il nuovo volto della Lazio, sguardo sullo capitale. Parla Alberto Faccini

Iniziamo dalla squadra alla quale, per forza di cose, sei più legato: la Roma. Partita a fari spenti (emblematico, in tal senso, Mourinho: “parlerò solo il 13 agosto”) poi la fiammata con Dybala. Come giudichi finora il calciomercato dei giallorossi?

“La dichiarazione di Mourinho è stata calcolata e sapiente. Ha fatto la battuta consapevole che con ogni probabilità entro l’inizio del campionato avrebbe avuto la rosa completa. O con il maggior numero di calciatori possibili tra quelli individuati. Lo Special One è vincente, carismatico: fa la differenza. Anche in sede di calciomercato. E’ un punto di riferimento sia per la società che per i nuovi acquisti. A proposito: il primo in ordine temporale – Matic – è sì avanti con l’età, ma ha sempre giocato campionati importanti. Il fatto che sia un investimento per il presente non è da sottovalutare. Dybala poi, grande mossa strategica, ha creato entusiasmo tra i tifosi. Insomma, Mou vuole lasciare ancora il segno. E la proprietà è sulla stessa linea d’onda, altrimenti non si sarebbe esposta così tanto come sta facendo per Wijnaldum. Un altro elemento esperto, di caratura internazionale ed economicamente ‘impegnativo’”.

Inter, Juventus e Milan sulla carta sembrano ancora un gradino più in alto. Cosa manca a livello tecnico per fare il salto di qualità?

“I tre colpi di cui abbiamo appena parlato presentano al meglio i giallorossi ai nastri di partenza. Inutile negarlo: l’asticella si è alzata. Diciamo che rispetto alle favorite qualcosa manca in difesa. Mancini, Smalling, Ibanez – lo stesso Kumbulla – sono bravi, ma non ottimi. Ecco, per raggiungere (sulla carta) Inter, Juventus e Milan servirebbe un autorevole difensore centrale. Sarebbe la ciliegina sulla torta”.

L’onda emotiva del successo continentale può essere un aiuto in più durante le prime battute del torneo oppure sarebbe meglio considerarlo fin da subito un capitolo chiuso per guardare solamente avanti?

“La vittoria in Conference è un capitolo chiuso. Il trofeo è stato vinto, festeggiato a dovere per le vie della città eterna ma ora parte un nuovo anno. La fame è aumentata, i tifosi hanno più aspettative. Bisogna dare continuità a quel successo, concentrare le forze su obiettivi futuri. In primis, migliorarsi in campionato. Anche qui, decisiva sarà la spinta dell’allenatore”.

Passiamo alla Lazio. I biancocelesti hanno cambiato molto in estate, in particolar modo nell’ossatura centrale. In tal senso, come giudichi le scelte di Lotito?

“La dirigenza biancoceleste doveva mettere le mani sulla squadra ed è partita dal portiere, ruolo che in passato ha lasciato spesso e volentieri qualche punto interrogativo. L’arrivo di Romagnoli ha in qualche maniera rivitalizzato l’ambiente, i tifosi hanno apprezzato un elemento dalla dichiarata fede laziale. Non sottovalutiamo infatti il valore che possono avere radici e senso di appartenenza: in un calcio dove arrivano tanti stranieri, l’aver riportato “a casa” anche un solo singolo è significativo. Un’ottima mossa da parte di Lotito. Per il resto con la conferma delle mezzali (Milinkovic e Luis Alberto) Sarri avrà l’opportunità di sviluppare il suo progetto”.

Tra i volti nuovi, a Formello c’è un giovane italiano interessante. Nicolò Casale, centrale che affiancherà Romagnoli. Dopo due buone stagioni a Empoli e Verona, può essere l’anno della consacrazione?

“La Lazio l’ha individuato e giustamente ci ha investito sopra. In prospettiva ha grandi potenzialità. Verona ha sempre valorizzato i calciatori per poi dar loro l’opportunità di confrontarsi con i palcoscenici delle grandi. Nella scorsa annata proprio Casale, come Gatti del Frosinone d’altronde, è stato tra i giovani italiani che più si sono distinti. Dobbiamo essere fieri di questi ragazzi che rinnovano la nostra tradizione – se così vogliamo chiamarla – difensiva”.

Capitolo coppe. Per come sono attualmente strutturate Roma e Lazio possono far strada in Europa League senza compromettere il cammino in Serie A?

“Le squadre che giocano su tre fronti devono essere consapevoli e competitive. Se la Roma, ad esempio, ha molti esuberi è perché ha una rosa comunque forte, pronta a giocare ogni 3 giorni. Durante l’anno una mentalità riduttiva comporta mancanza di rispetto verso i tifosi. Ci vuole entusiasmo, altrimenti diventa una facile scusa. Con le dovute proporzioni guardiamo al “nostro” Ancelotti: non era di certo il miglior Real di sempre, in ogni sfida partiva sfavorito. Ma ha vinto Liga e Champions. Se ci credi puoi arrivarci”.

Concludiamo con due piazze “minori” che forse conosci meglio di altri. L’Hellas Verona – che lo scorso ha concluso nella parte sinistra della classifica – può ambire a qualcosa di più di una salvezza tranquilla?

“L’Hellas è un cantiere che riparte da capo. Allenatore nuovo, direttore sportivo nuovo: tutto rientra nella politica di Setti. Come ha detto scherzosamente Marroccu: “vengo in una piazza importante che ha fatto bene, sono problemi miei adesso”. Da tifoso cresciuto in Curva Sud mi auguro che Cioffi – dopo la positiva esperienza di Udine – sia in grado di seguire le orme di Tudor. Eredita un buon meccanismo, così come il croato fece da Juric. Possono cambiare gli elementi, ma se il sistema funziona va avanti”.

Per i tifosi del piccolo Spezia invece si profila un altro campionato da affrontare con il coltello tra i denti. Con chi si dovranno misurare i liguri nella lotta per non retrocedere?

“A Spezia ho giocato due anni, mio figlio è spezzino. E’ una piazza che mi evoca ricordi bellissimi, anche se erano campionati diversi. Thiago Motta ha avuto l’ingrato compito di sostituire Italiano, autore di due imprese. Ma se l’è cavata egregiamente. Ora per Gotti – grandissimo professionista – non sarà facile. Anche lui è un ex Udinese, ha lavorato con la famiglia Pozzo, proprietà che insegna calcio da tanti anni: riuscirà a metterci del suo. Al netto di squadre che potrebbero avere la classica annata storta – vedi il Genoa – credo proprio che i bianconeri con Cremonese, Empoli, Lecce e Salernitana daranno vita al classico ‘campionato nel campionato’. Quello – appunto – per non retrocedere”.

Marco Battistini

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