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Cavaliere convocato in Questura il 1 maggio: “Iaccarino mi parlò di tangenti”. E su Landella i pm gli mostrano le intercettazioni per aiutarlo a ricordare

Sono le 17:40 di sabato 1 maggio. L’ex consigliere comunale di Foggia Pippo Cavaliere sale le scale della Questura per raggiungere gli uffici della Digos situati al secondo piano: ad attenderlo i due pubblici ministeri Roberta Bray ed Enrico Infante. Cavaliere, come da prassi, viene avvertito “dell’obbligo di riferire ciò che sa in relazione ai fatti sui quali viene sentito e avvertito delle conseguenze penali cui può incorrere nel caso in cui renda dichiarazioni false o taccia”.

“Conoscevo superficialmente Iaccarino – spiega l’ingegnere agli inquirenti – per i rapporti istituzionali nel Comune di Foggia, rivestendo io la carica di consigliere comunale. Ho incontrato Leonardo Iaccarino dopo l’episodio degli spari di Capodanno 2021, perché alcuni consiglieri comunali mi avevano chiesto di andare a parlare con lui per convincerlo a dimettersi”. Iaccarino è stato arrestato da poche ore, con l’accusa di peculato e tentata corruzione e i magistrati vogliono vederci chiaro su un presunto giro di tangenti a Palazzo di città. È per questo motivo che l’ex candidato sindaco del centrosinistra viene convocato in Questura.

“Chiesero a me di andare da Iaccarino perché non sono un politico – sottolinea Cavaliere -, nel senso che non sono iscritto a nessun partito politico e mi candidai come ‘intellettuale di area’ alle ultime elezioni comunali. Sono un professionista noto nella città e pertanto in grado di interloquire pure con esponenti di formazioni politiche diverse da quelle di centrosinistra a cui sono tradizionalmente vicino”. È il 5 gennaio quando Cavaliere fa visita a casa di Iaccarino: “Gli chiesi un gesto di amore per la città, cioè quello di dimettersi. La risposta fu netta: egli mi disse che non ci pensava proprio”.

Ai magistrati, Cavaliere spiega che Iaccarino gli aveva rivelato “che c’era un sistema di corruzione generalizzato nel Comune; che venivano elargite tangenti per ottenere provvedimenti; che il motivo del disaccordo con il sindaco era da rinvenire nei debiti fuori bilancio, perché il sindaco chiedeva di discutere determinati accapi, non si mettevano d’accordo su quali accapi portare all’attenzione del consiglio comunale; Iaccarino diceva di no e questo era il motivo della tensione tra loro; infatti vi è una certa discrezionalità sulla scelta degli accapi da mettere all’ordine del giorno”. Poi prosegue: “Mi parlò di un contributo che era stato dato per l’approvazione cli un accapo di natura urbanistica”. “Cosa intende per contributo?”, la domanda dei pm. Risposta: “Tangenti”.

Al centro della questione, “il programma Tonti”, un piano che ha per oggetto edilizia privata e anche servizi pubblici. “Iaccarino mi disse che per il voto favorevole a tale accapo erano state elargite tangenti ai consiglieri comunali, si trattava di quattro o cinquemila euro a consigliere comunale. Mi disse che anche lui stesso era stato destinatario di quella tangente di quattro o cinquemila euro, e parlò genericamente di altri consiglieri comunali”.

Rivelazioni quelle di Iaccarino ascoltate dall’ingegnere ben quattro mesi prima; sollecitate dagli inquirenti proprio il 1 maggio, con il verbale delle intercettazioni alla mano. Cavaliere viene, inoltre, incalzato anche su Landella ma dichiara di non ricordare riferimenti al sindaco. Invece, l’ex presidente del consiglio comunale, quel giorno di inizio gennaio, aveva parlato apertamente dell’ex primo cittadino: “Questa è una tangente che mi ha dato Landella. Metti là… stipa, metti metti… metti conserva, allora Landella è finito… Landella è finito Pippo, non solo politicamente, come uomo perché se qualcuno si illude del fatto che io Presidente del consiglio… sto là per fare il deficiente io mo sto parlando all’amico Pippo capiscimi. E andiamo avanti Landella. Poi io dico tutto”. Davanti alla lettura di questo passaggio, Cavaliere fa mente locale: “In effetti ricordo qualcosa in più, e ricordo che lo Iaccarino menzionò il fatto che questa tangente costituisse la seconda rata di una tangente complessiva, cioè ricordo che i 4 o 5mila euro erano stati dati in due rate, cioè che quello che era stato dato il 22 o 23 dicembre era il saldo di una precedente dazione di denaro, come se prima avesse già ricevuto due o tremila euro”.

In chiusura, Cavaliere riferisce di non sapere “cosa era vero e cosa no” nelle parole di Iaccarino, ma “sicuramente – conclude – la questione della tangente immagino essere vera visto che coinvolge anche la sua stessa responsabilità”.

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