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C’eravamo poco amati: l’ex maggioranza ormai è finita alla canna del gas

Nella buona teoria dovrebbero fare squadra, e anche di corsa, per trovare rimedi – cioè soldi – per tamponare il caro energia, un’emergenza che può fare (altri) danni incalcolabili. Ma in pratica i partiti si accapigliano anche su questo, sulla urgenza delle urgenze. Anche […]

(DI LUCA DE CAROLIS – ilfattoquotidiano.it) – Nella buona teoria dovrebbero fare squadra, e anche di corsa, per trovare rimedi – cioè soldi – per tamponare il caro energia, un’emergenza che può fare (altri) danni incalcolabili. Ma in pratica i partiti si accapigliano anche su questo, sulla urgenza delle urgenze. Anche se la prima seduta utile per la conversione del decreto Aiuti bis è prevista il 6 settembre, in Senato. E a darsele sono soprattutto gli ex alleati Pd e Cinque Stelle, a conferma che il fu campo largo è una foto già ingiallita. Perché ad aprire le ostilità è il segretario dem Enrico Letta che azzanna via Twitter Giuseppe Conte e gran parte del centrodestra, cioè Matteo Salvini e Silvio Berlusconi: “Con quale credibilità chi 37 giorni fa ha fatto cadere il governo Draghi pretende oggi dall’esecutivo misure per la crisi energetica?”. Sillabe che accendono la contraerea a 5Stelle. Con Conte che contro-cannoneggia: “Enrico, mentre noi incalzavamo Draghi proponendo soluzioni straordinarie e tempestive contro il caro-bollette e gli stipendi troppo bassi, forse tu eri distratto tra furia bellicista per il conflitto in Ucraina, armi e inceneritori da piazzare nei decreti”. A seguire, ecco Stefano Patuanelli, ancora ministro dell’Agricoltura: “Caro Enrico, con quale credibilità le chiedi tu adesso? Forse non dovevi collaborare prima invece di svegliarti solo ora? Chiediamo al governo interventi strutturali e non tattici da inizio anno”.

Così va

tra gli ex giallorosa, che si litigano qualche punto percentuale in una gara a chi è più progressista. E allora non può stupire che batta un colpo anche l’ex capogruppo alla Camera del M5S, Davide Crippa, candidato dal Pd in un collegio uninominale in Campania, che su Facebook risponde a Patuanelli: “Caro Stefano mi fa specie leggere queste parole proprio da te, che eri molto scettico su quel famoso articolo 3 al decreto energia di luglio, rimosso dal Consiglio dei ministri. Una norma che attuava il principio della diminuzione degli extra profitti dei grandi importatori di gas in Italia, andando così a istituire una sorta di price cap (tetto, ndr) al gas nazionale”. E siamo anche ai vecchi conti da regolare, tra ex consanguinei. Ma l’energia è una miccia che fa parlare, eccome, pure gli altri partiti. Così mentre Lega e FI invocano provvedimenti urgenti dal governo, la ministra per il Sud, Mara Carfagna, ex colonna forzista ora nel Terzo polo, mordicchia il Pd: “L’alternativa tra combustibili fossili e fonti rinnovabili, come la pone il Pd, stupisce per la sua superficialità: un’Italia senza combustibili fossili si fermerebbe da domani. Attiviamo il rigassificatore di Piombino”. Non è vicenda affatto secondaria, quella del rigassificatore. Non per il Pd, che governa la Regione Toscana, e neppure per i 5Stelle, che sarebbero contrari all’impianto, ma che hanno timore a rivendicarlo. “La paura è di inciampare in un secondo Tap” ammette un big grillino.

Ossia di fare muro a un’opera che in seguito potrebbe rivelarsi molto utile. Ci sono anche questi calcoli, dietro la battaglia sull’energia. Scatenata comunque dal Letta che cerca di rinfacciare la caduta di Draghi ai suoi carnefici politici, 5Stelle, FI e Lega, da settimane impegnati nel rimpallarsi la responsabilità della crisi di governo. Dopodiché, Conte ha da tempo assunto il ruolo simbolico di anti-Draghi. Per questo, nel post prima rimprovera Letta, certo: “Se avessi sostenuto le proposte del M5S ora avremmo soluzioni per imprese e famiglie: nel Conte-2 con un Pd più attento a questi temi lo abbiamo fatto”.

Ma l’avvocato

se la (ri)prende anche con il premier: “Cosa prevede l’agenda Draghi per una crisi così grave? Non mi dire altri 6 euro al mese per i lavoratori”. In questo scenario, pare difficile immaginare che i partiti riescano a votare a maggioranza assoluta un eventuale scostamento di bilancio.

Però una fonte di governo scuote la testa: “Lo scostamento non ci sarà, perché il decreto del governo aggiungerà qualche risorsa in più e metterà in campo alcune misure, come l’aumento del credito d’imposta per le imprese energivore”. Ma da qui ai prossimi giorni, ci sarà ancora tempo e modo di litigare. Su bollette, gas e tutto il resto.

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