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Ceuta e Melilla, le enclavi che preoccupano Madrid e l’Europa

La situazione adesso viene descritta come tranquilla. Da giorni sono molto pochi i migranti che provano a superare le recinzioni, in città non si registrano momenti di particolare tensione. Ceuta è quindi tornata alla normalità. Ma quanto accaduto la scorsa settimana ha nuovamente acceso i riflettori su questo spicchio d’Africa politicamente appartenente alla Spagna e all’Europa. L’enclave, assieme alla “gemella” Melilla, da tempo costituisce una spina nel fianco di Madrid e del Vecchio Continente. Qui le frontiere tra due mondi non sempre in simbiosi tra loro sono terrestri, dunque fatte di recinzioni e posti di blocco. Sono segni tangibili di un confronto ravvicinato non privo di tensione.

Il valore di Ceuta e Melilla

Le telecamere per almeno 48 ore sono state puntate su Ceuta. Anche se situata al di là dello stretto di Gibilterra e in pieno territorio marocchino, la città dal 1668 è parte integrante del Regno di Spagna. Tra domenica e martedì scorso più di ottomila migranti sono riusciti a superare le barriere e ad accedere al suo interno. Da qui una tensione che ha tenuto l’intero Paese con il fiato sospeso, tanto da richiamare l’attenzione dello stesso premier Pedro Sanchez, il quale lungo le frontiere ha inviato l’esercito. L’altra enclave si trova poco più ad est. Si tratta di Melilla. In comune con la “sorella” caduta sotto i riflettori ha due elementi: essere territorio spagnolo (e quindi europeo) in terra marocchina ed essere affacciata sul mare di Alboran, lì dove le acque del Mediterraneo convergono verso lo stretto di Gibilterra iniziando a confondersi con l’oceano. Una zona strategica quindi, in grado di fare gola a tutte le parti in causa.

Da un lato c’è Madrid che non intende considerare Ceuta e Melilla come territori di secondo piano o comunque di limitata sovranità spagnola: “Questa è Spagna a tutti gli effetti”, ha scandito lo stesso premier Sanchez durante le ore più turbolente della crisi. Dall’altro lato c’è Rabat che non ha mai rinunciato all’idea di appropriarsi di queste città. Già negli anni ’80 c’erano stati primi tentativi diplomatici per aprire un tavolo con la Spagna. La questione poi non è andata avanti. Madrid nel 1995 ha approvato una riforma che ha assegnato a Ceuta e Melilla il rango di “città autonome”, enti locali i cui poteri sono a metà tra quelli di un comune normale e una Comunità Autonoma. Il Marocco ha quindi tenuto un profilo basso negli anni successivi, ma nessuno nel Paese africano ha mai abbandonato l’idea di annettere le due enclavi.

Non è soltanto una questione di orgoglio, come potrebbe sembrare a un primo sguardo visto che per gli spagnoli le città sono ultimo baluardo dell’impero e per i marocchini invece ultimo atto dell’era coloniale. In ballo ci sono molti interessi, a partire da quelli commerciali. I due scali di Ceuta e Melilla sono porti franchi, da cui è possibile raggiungere l’Andalusia e l’Europa continentale in poche ore di navigazione. Una manna per chi li controlla, sia sotto il profilo economico che politico. C’è poi anche un interesse strategico: per il Marocco e per la Spagna è molto importante avere il controllo su queste aree del Mediterraneo. La questione migratoria altro non è quindi che la mera punta di un iceberg di problemi mai risolti.

Il problema immigrazione nelle due enclavi spagnole

Senza dubbio però è proprio il costante afflusso di migranti ad impensierire maggiormente Madrid. Tutto è iniziato nei primi anni ’90, quando primi gruppi di immigrati in maniera più o meno indisturbata riuscivano ad entrare in territorio spagnolo. Poi la vicenda si è fatta molto più complessa, in primis a livello numerico. Ogni anno sono stati contati sempre più attraversamenti irregolari. Da qui le prime barriere e i primi fili spinati. A prescindere dal colore del governo al potere, la Spagna non ha badato a spese per la difesa delle due enclavi dalle ondate migratorie. Il perché è presto detto: per Madrid assistere a scene come quelle della scorsa settimana rappresenta un problema in primis politico. Vuol dire risultare vulnerabile alle oscillazioni dei rapporti con il Marocco. E ogni qualvolta che a Ceuta e Melilla la questione migratoria prende il sopravvento, l’intera opinione pubblica spagnola prende le distanze dall’esecutivo al potere.

Se la sfida rappresentata dalle due enclavi è complicata per la Spagna, per l’Europa forse la situazione è ancora ben peggiore. Proprio come in questi ultimi giorni, Bruxelles ha dimostrato di non essere in grado di proteggere le proprie frontiere. Ceuta nulla ha di diverso in tal senso con Lesbo e Lampedusa, territori esposti da anni al ricatto migratorio di Paesi terzi. Madrid ha dovuto far da sé inviando l’esercito e concordando una “tregua” con il Marocco. L’Europa dal canto suo ne è uscita ancora più ridimensionata e impopolare. E così, proprio da questi due lembi di terra affacciati sul Mediterraneo, anche nei prossimi anni potrebbero arrivare nuove sfide decisive per svelare il destino dell’Unione Europea. Spine nel fianco su cui, almeno per il momento, nessuno ha la volontà di mettere le mani.

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