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Che cos’è l’Svr, il servizio estero della Federazione Russa

Secondo una legge federale del 1995 l’Svr ha un legame diretto con il Cremlino, dato che il direttore del servizio può essere nominato o rimosso a discrezione dal Presidente russo e solo a lui, direttamente, risponde.

In Russia non esiste una figura paragonabile al Director of National Intelligence (Dni) degli Stati Uniti o alle analoghe figure che in contesti come quello del Regno Unito e dell‘Italia fungono da diaframma tra potere politico e intelligence. La relazione è molto più verticale. Dal 2012, il Presidente della Federazione Russa è autorizzato dalla legge a impartire personalmente qualsiasi ordine segreto all’Svr senza consultare il Parlamento. Questo ha ampliato notevolmente la discrezione operativa del servizio, normata inizialmente dalla “Legge sull’intelligence straniera” adottata nell’agosto 1992.  La legge autorizza l’Svr a effettuare misure attive per garantire la sicurezza della Russia, proteggere i dipendenti pubblici e privati russi all’estero, agire in solido con altri servizi, condurre spionaggio militare e attività di intelligence economica, raccomandare al Cremlino azioni politiche preferibili sulla base di informazioni privilegiate a disposizione.

Su quest’ultimo fronte, Svr e Cremlino si sono trovati spesso dalla stessa parte della barricata: negli Anni Novanta Mosca riuscì, nonostante la strutturale debolezza del Paese, a infiltrare gli Stati Uniti ai massimi livelli fino a che la “Talpa” Harold James Nicholson, non fu scoperta nel 1996. Nicholson era un alto ufficiale della Cia che passava a Mosca informazioni su dossier industriali e politici critici. A inizio Anni Duemila, con l’ascesa di Vladimir Putin, l’Svr fu coinvolto in diverse operazioni all’estero sostanziatesi in tentativi di omicidio contro oligarchi nemici come Boris Berezovskij o oppositori come il giornalista Aleksandr Litvinenko, assassinato per avvelenamento nel 2006. In Siria, dal 2015, Svr e Gru hanno cooperato per sostenere la campagna russa in appoggio al governo di Damasco. Ma nel 2022, sull’Ucraina, qualcosa si è rotto.

Un’immagine ha fatto il giro del mondo nei giorni di poco successivi all’invasione russa dell’Ucraina del 24 febbraio scorso: quella dello sguardo con cui Vladimir Putin ha gelato il direttore dell’Svr Sergei Naryshkin dopo che questi si era mostrato dubbioso sulla strategia da adottare per preservare il controllo di Mosca sul Donbass. Uno sguardo di ghiaccio giunto al termine di un botta e risposta serrato ripreso dalle televisioni Lo scambio, durato poco meno di un minuto, è avvenuto durante un incontro del Consiglio di Sicurezza russo andato in scena nella giornata di lunedì 21 febbraio 2022, poche ora prima che il leader del Cremlino riconoscesse in diretta tv con l’indipendenza delle autoproclamate Repubbliche di Donetsk e Lugansk in Ucraina.

Peccato originale di Naryshkin? Per molti analisti, non aver assecondato l’operazione militare progettata contro la vicina Ucraina. Secondo quanto dichiarato da L’Indro, l’Fsb, per la particolare conformazione del sistema d’intelligence russo, ha preteso esclusiva competenza sul dossier ucraino: “Penso che l’Fsb sia stato in grado di utilizzare meglio le sue risorse per invadere il territorio di altre agenzie di spionaggio. Putin, in quanto ex capo dell’Fsb, probabilmente si fida di più” dell’agenzia interna, il cui Quinto Servizio ha però fallito nel prevedere la resistenza di Kiev.

Nel cuore conteso dell’impero di Vladimir Putin la fedeltà personale è caratteristica determinante per ascendere nell’architettura di potere. Naryshkin ha dimostrato di non essere tra i favoriti, e questo ha prodotto un cortocircuito interno. Riverberatosi sulle stesse prospettive militari della Russia a Kiev e dintorni. Deficitarie in quanto mancanti del gancio con lo spionaggio estero, con il guardiano della Russia chiamato Svr lasciato in seconda fila nel più importante dossier dell’era putiniana. Con danno operativo per tutto l’apparato militare di Mosca.

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