chi-e-jordan-bardella,-il-delfino-di-marine-le-pen

Chi è Jordan Bardella, il delfino di Marine Le Pen

Jordan Bardella è nato il 13 settembre 1995 a Drancy, nel dipartimento Seine-Saint-Denis alla periferia di Parigi, figlio unico di una modesta famiglia di origine italiana per lato materno: i nonnni materni emigrarono  in Francia da Torino nel 1960. Sua nonna paterna, nativa di La Ferté-sous-Jouarre, è anche in parte di origine immigrata, figlia di un algerinoche è giunto in Francia nel 1930 a Villeurbanne, lavorando come operaio nel settore delle costruzioni.

Cresciuto in alloggi popolari a canone calmierato a Drancy, uno dei quartieri più multietnici della Francia nella regione di Saint Denis divenuta nota ai tempi degli attentati del 2015 e 2016 per le pericolose infiltrazioni jihadiste in una periferia trascurata dallo Stato, ha iniziato a militare nel 2012 nell’allora Front National, a poco più di sedici anni. A guidarlo la volontà di Marine Le Pen di modernizzare il partito andando oltre le tradizionali posizioni reazionarie e iper-conservatrici del Front. In seguito avrebbe affermato di rappresentare “le origini modeste e la fibra della società reale” in politica.

Dopo aver conseguito il diploma in economia e scienze sociali con lode presso la scuola secondaria privata Jean-Baptiste-de-La-Salle di Saint-Denis, ha studiato geografia all’Università Paris-Sorbonne, ma ha abbandonato per concentrarsi sulla politica.

La militanza dal basso in una fase di rinnovato dinamismo per la destra francese gli ha permesso di scalare rapidamente le gerarchie. Scelto dalla Le Pen come segretario del dipartimento di Seine-Saint-Denis nel 2014, è stato per alcuni mesi, da febbraio a giugno 2015, consigliere dell’eurodeputato Jean-François Jalkh a Strasburgo per poi essere eletto lo stesso anno consigliere regionale dell’Ile-de-France. La vicinanza all’ala di destra sociale, anti-liberista e populista del partito incarnata da Florian Philippot, consigliere di Marine Le Pen per la corsa all’Eliseo e il programma del 2017, lo ha ulteriormente lanciato in orbita: Bardella a soli 22 anni è stato nominato portavoce del movimento dal 2017 e direttore di Generation Nation, l’organizzazione giovanile del Front divenuto Rassemblement, nel 2018.

Il giovanilismo era in quella fase una costante della destra francese. Nel 2012, Marion Maréchal Le Pen è diventata il membro più giovane dell’Assemblea nazionale. Nel 2014, David Rachline era il senatore più giovane. Nel 2017, Ludovic Pajot era, a sua volta, il deputato più giovane.

Centrale nella visione dell’astro nascente dei sovranisti francesi era l’attenzione all’identità e all’integrazione delle banlieue, di cui si è sempre dichiarato figlio, basata soprattutto sull’attenzione alla sicurezza, alla lotta al crimine, al contrasto all’immigrazione.

Si è dichiarato in passato a favore di teorie contorverse come quella della “grande sostituzione” (secondo cui esisterebbe una cospirazione globale per sostituire i bianchi con persone di altre etnie) ed è stato molto spesso vicino alle posizioni dell’ultra estremista Eric Zemmour. Bardella ha sostenuto anche il taglio dei servizi sociali per le persone arrivate illegalmente in Francia, lo stop alla maternità surrogata e la riduzione della partecipazione della Francia a molti trattati di libero scambio, ma d’altro canto si è detto a favore della legalizzazione della cannabis per scopi medici e ha introdotto il tema della questione ambientale nella destra radicale francese. Volto giovane e trasversale, più radicale nelle posizioni della stessa Le Pen ma fresco nella comunicazione, Bardella è stato catapultato ai vertici dalla figlia del fondatore del partito nella decisiva campagna delle Europee 2019.

Nella primavera 2019 a sorpresa Le Pen ha scelto Bardella come capolista alle elezioni per il Parlamento Europeo. Bardella ha accettato e ha dichiarato di ispirarsi a Matteo Salvini, ai tempi ministro dell’Interno italiano e leader della Lega alleata al Rassemblement nel gruppo Identità e Democrazia che avrebbe trionfato con oltre il 34% dei voti alle elezioni italiane per Strasburgo. Bardella disse ai tempi di stimare molto Salvini: “È riuscito a dare fiducia al suo popolo, ha ridotto del 95% il numero di sbarchi di migranti, ha rifiutato il trattato di libero scambio con il Canada”.

Attaccato da testate di sinistra come Liberation come “burattino” di Le Pen, Bardella è stato il frontman della campagna che ha permesso ai sovranisti di arrivare in testa come partito francese più votato, col 23,3% dei consensi, superando La Republique En Marche! e Emmanuel Macron. Bardella stesso è stato eletto eurodeputato ed è diventato vicepresidente di Identità e Democrazia dietro al leghista Marco Zanni.

Scelto lo stesso anno come vicepresidente del partito, ha costruito un’agenda di lotta parallela a quella “moderata” di Le Pen, che ha promosso l’accreditamento istituzionale del Rassemblement. Fondata, soprattutto, sul mix tra giovanilismo e identità che ha contraddistinto la sua ascesa politica. Nel febbraio 2021, ha pubblicato su Facebook dichiarazioni di sostegno a Génération Identitaire, un’organizzazione di estrema destra che era stata sciolta dal governo francese per incitamento all’odio razziale e alla violenza. Di conseguenza, Facebook ha rimosso i post e sospeso alcune funzionalità del suo account. A ottobre, ha definito “una repubblica islamica” la città di Trappes che aveva confermato come sindaco il musulmano Ali Rabeh.

Nonostante questi incidenti di percorso, Bardella è stato sempre valorizzato come lavoratore attento, politico molto empatico con la base e valido comunicatore. Tanto da ottenere la simbolica carica di presidente ad interim quando nel settembre 2021 la Le Pen ha lasciato la guida del partito per concentrarsi sulle presidenziali. Dopo che nella primavera 2022 Marine Le Pen ha perso il secondo ballottaggio, è però arrivata un’ottima prestazione dei sovranisti alle Legislative che hanno portato la leader a concentrarsi sulla guida dell’opposizione a Macron dall’Assemblea Nazionale. Separando “proprietà e controllo” sul partito e aprendo la strada all’elezione del primo presidente non Le Pen della storia del Rassemblement. Si arriva così al 5 novembre 2022: Bardella ha sconfitto Louis Aliot, ex compagno della Le Pen e sindaco di Perpignan, venendo eletto presidente del Rassemblement in forma stabile. A lui onore e onere di traghettare nel quinquennio che condurrà alla rivincita del 2027 la destra francese verso il sogno del governo. Unendo tradizione e identità a un giovanilismo non solo di maniera ma capace di far sfondare il partito anche tra le giovani generazioni.

Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *