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Chi sono i Verdi tedeschi

Dopo l’ingresso della formazione Alleanza 90, nata nella Germania dell’Est, nel partito dei Verdi entrato in Parlamento nel 1983 e reso dinamico dalla battaglia anti-nucleare in seguito al disastro di Chernobyl il movimento ecologista si è posizionato come importante formazione capace di conquistare punteggi vicini alla doppia cifra alle elezioni sin dagli Anni Novanta. Joschka Fischer è stato fino al 2006 leader e simbolo dei Grunen, conducendoli nel 1998, dopo un’elezione caratterizzata dall’avvicinamento al 7% dei voti, al primo ingresso al governo a fianco dei socialdemocratici di Gerhard Schroeder.

Fischer fu nominato ministro degli Esteri, ma il focus del partito rimase sempre e comunque ecologista. Nel 2000 il ministro dell’Energia, Jürgen Trittin, riuscì a far approvare un piano ventennale di riduzione al ricorso all’energia nucleare. Dopo il 2005, con l’ascesa di Angela Merkeli Verdi sono tornati all’opposizione al Bundestag ma hanno gradualmente cambiato pelle. In sostanza, nel decennio successivo i Verdi sono diventati qualcosa di più di una formazione focalizzata esclusivamente sulla pur fondamentale matrice ambientalista, diventando una sorta di nuova versione di partito progressista privo di riferimenti alla Sinistra tradizionale.

Mai fuori dal Parlamento in tutte le elezioni della Germania unita, mai sotto la doppia cifra in nessuna elezione europea dal 2004 ad oggi, secondo partito nel voto per l’Europarlamento del 2019 con oltre il 20% dei consensi i Verdi puntano il ritorno al governo. Nel corso degli anni, a livello locale hanno forgiato coalizioni di diverso orientamento in città e Lander dialogando con diverse formazioni.

Su scala territoriale si sono formate coalizioni “Giamaica” verdi-giallo-nere che univano i Verdi ai  Liberali del Fdp e alla Cdu merkeliana (come in Schleswig-Holstein) ma anche assi progressisti con Spd e sinistra della Linke. Winfried Kretschmann da un decennio è per i Verdi Ministro Presidente dell’importante Land del Baden-Wurttemberg.

Questa poliedricità vuole, nell’ottica dei Verdi, prefigurare un ritorno al potere anche su scala nazionale, e per quanto l’entusiasmo del 2019 sul possibile approdo alla Cancelleria per il dopo- Merkel si sia largamente raffreddato ora la base di consenso dei Verdi, radicata soprattutto tra elettori giovani e urbani, è ben consolidata, come il risultato del voto del settembre 2021 ha confermato.

I Verdi della Baerbock hanno infatti occupato la posizione di terzo partito al voto nazionale con il 14,8 dei consensi e una pattuglia di ben 118 deputati. Entrambi i risultati sono i più alti della storia al voto federale per il Bundestag per i Grunen, che pure hanno subito un inciampo dalla squalifica della loro lista nella regione della Saarland. A Brema, Berlino e Amburgo i Verdi si sono classificati come secondo partito alle spalle dei Socialdemocratici, conquistando rispettivamente il 20,8%, il 22,4% e il 24,9% dei consensi, a testimonianza di un profondo radicamento nelle città storicamente legate alla sinistra in cui anche il sentimento dell’ambientalismo progressista ha preso piede. Nella capitale i Grunen sono stati spostati a sinistra, invece, dal sostegno al referendum sull’esproprio dei grandi gruppi immobiliari al cui successo hanno dato un contributo significativo.

Nel quadro dei negoziati per la successione ad Angela Merkel, i Verdi hanno appoggiato l’idea di una coalizione “semaforo” con i Socialdemocratici (connotati dal colore rosso) e con i Liberali del Fdp (aventi il giallo come colore identitario) per chiudere sedici anni consecutivi di egemonia della Cdu. 

Da seconda forza della coalizione, i Verdi dopo lunghe trattative hanno ottenuto nel quadro del governo guidato dall’ex Ministro delle Finanze socialdemocratico Olaf Scholz, insediatosi nella giornata dell’8 dicembre 2021, diversi ministeri di peso e l’impegno di un’accelerazione della corsa alla neutralità carbonica della Germania entro la fine del decennio.

In particolare, la Baerbock ha ottenuto il Ministero degli Esteri che fu di Fischer in una fase in cui la diplomazia è sempre più centrale per la definizione della partita ambientale e Habeck la carica di vicecancelliere e Ministro dell’Economia. Se ai tempi di Schroeder in entrambi i governi i Verdi non erano riusciti a ottenere più di tre ministeri, con Scholz il loro peso politico maggiore li porta a cinque, aggiungendo a Baerbock e Habeck in seno al governo il controllo del loro terreno d’azione naturale, il Ministero dell’Ambiente (affidato alla veterana Steffi Lemke), quello per gli Affari della Famiglia all’ex vicepresidente del primo Lander a essere governato da una coalizione semaforo, Anne Spiegel e lo strategico Ministero dell’Agricoltura a Cern Ozdemir, navigato esperto dei Grunen di origine turca. Una squadra coesa con cui i Verdi vogliono portare le loro idee nella nuova Germania. E saranno sempre più attesi, negli anni a venire, dalla sfida del pragmatismo di governo.

Il 2022 con l’offensiva russa in Ucraina, ha posto l’agenda dei Verdi tedeschi di fronte a sfide epocali.

Sul campo geopolitico, i Verdi hanno potuto mettere in campo, a causa dell’improvvida mossa di Vladimir Putinil loro principio di saldo sostegno all’Alleanza Atlantica. Dopo l’aggressione russa a Kiev la Baerbock ha, in poche settimane, convinto Scholz a promuovere una risposta energica e a ottenere il tanto agognato stop a Nord Stream 2, sommatosi all’avvio di pesanti sanzioni a Mosca e, soprattutto, via libera a consistenti finanziamenti e invii di armamenti per il rafforzamento sul campo dell’esercito di Kiev.

I Verdi, storicamente pacifisti, sono diventati i fautori del contenimento di Mosca e la Baerbock ha approvato il piano di riarmo da 100 miliardi di euro promosso dall’Alleanza Atlantica.

Sul fronte energetico, invece, l’obiettivo di separarsi definitivamente dalla Russia si è dimostrato improvvido e Habeck, titolare del dossier in qualità di Ministro dell’Economia, ha faticato molto per promuovere un’agenda bilanciata per il sistema-Paese. Il 23 giugno 2022 il  vicecancelliere del governo di Olaf Scholz si è trovato ad attivare il secondo allarme d’emergenza sul gas, dovendo garantire la sicurezza dei suoi approvvigionamenti, dopo aver diramato il primo di tre livelli dii allerta per le forniture il 30 marzo precedente, a poco più di un mese dall’invasione russa dell’Ucraina.

Habeck aveva allora dichiarato di essere a favore della transizione energetica ma di temere “disoccupazione di massa e povertà” in caso di interruzioni delle forniture di gas russo.  Strenuo oppositore dell’energia nucleare in continuità con la storia dei Grunen, è stato il ministro chiamato a riattivare diverse centrali a carbone per ovviare alla crisi scatenata dai rincari. Settimana dopo settimana l’ecologista nemico di Nord Stream II si è tramutato nel ministro che pragmaticamente ha dovuto rassicurare l’industria manifatturiera e i cittadini tedeschi sulla tenuta della rete gasiera nazionale definendo “attacco economico” contro la Germania voluto da Vladimir Putin le decisioni del Cremlino di interrompere a piacimento le forniture dell’oro blu a Berlino attraverso il tratto attivo di Nord Stream.

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