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Cingolani sulla crisi energetica: “L'unica alternativa è il nucleare”




Roma, 12 set – In una intervista a Radio 24, il ministro per la Transizione energetica, Roberto Cingolani, torna a parlare dei temi caldi della crisi energetica, come il caro bollette o la ricerca di una indipendenza dal gas di Mosca. Sullo sfondo anche un’importante apertura al nucleare.

Il piano della Commissione europea

In questi giorni sta circolando una bozza sul prossimo piano della Commissione europea per gestire la crisi, il quale prevedrebbe tagli obbligatori e riduzioni del consumo di energia elettrica durante determinate fasce orarie. Cingolani esprime qualche dubbio su queste indiscrezioni perché da una parte sarebbero di difficile attuazione sotto un punto di vista tecnico in quanto “non tutti i cittadini europei hanno il contatore elettronico in casa”, dall’altra i cittadini sarebbero già disincentivati ad un consumo eccessivo “dati i costi folli”. Insomma, la situazione è già abbastanza grave da far sì che i cittadini diminuiscano i consumi da soli, basterebbe quindi una forma di moral suasion senza troppa necessità di controlli o interventi diretti: “Bisogna spiegare esattamente cosa bisogna fare per risparmiare, più che mettere sanzioni”.

Le iniziative del Governo italiano

Cingolani boccia il ricorso all’ora legale e allo smart working come strumenti utili per risparmiare energia. Il Governo, invece, si sta impegnando per sbloccare due impianti: “C’è una quantità enorme di potenza energetica di impianti nuovi ferma perché ci sono le sovrintendenze che bloccano l’autorizzazione per una questione paesaggistica”. Un altro provvedimento a cui sta lavorando il Governo prevedrebbe di “dare una certa quantità di gas a prezzo controllato alle aziende che stanno soffrendo”, con tutte le difficoltà del caso poiché “gli operatori che mettono questo gas a disposizione non sono delle onlus, sono aziende quotate in Borsa, non gli si può chiedere di regalare allo Stato il gas da dare a prezzo scontato, ci sono degli investitori a cui devono spiegare l’operazione”. Altra ipotesi sul tavolo è quella di “consentire l’estrazione di una quantità piccola ma significativa di gas, quattro o cinque miliardi di metri cubi sui giacimenti esistenti senza contare l’alto Adriatico”.

Le rinnovabili non bastano, serve pensare al nucleare

Se tutte queste sono risposte emergenziali alla crisi in atto, Cingolani si pone anche qualche domanda più strutturale. In particolare, se le rinnovabili possono bastare per l’autonomia energetica italiana. La risposta è nettamente negativa: “Con le rinnovabili non riusciremo a mandare avanti la seconda manifattura in Europa per sempre”. Perciò il ricorso al nucleare diventa necessario: “L’unica alternativa con l’uscita dal carbone e dal gas è il nucleare”. Cingolani prosegue, sottolineando l’importanza delle centrali di nuova generazione: “Dobbiamo uscire dal carbone e dal gas perché producono CO2, l’unica alternativa è il nucleare di nuova generazione, non le vecchie centrali. Se non facciamo questa scelta tecnologica e ideale non riusciremo mai a sbloccarci. C’è un muro ideologico che va a scapito dei nostri figli. Stiamo bloccando il futuro dei nostri figli con le ideologie di oggi e questo non va bene”.

Michele Iozzino

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