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Come sopravvivere alle sagre di paese? – Agrodolce

Della porchetta, del fungo, dei fichi d’india, delle castagne, del calamaro: è impossibile farne un elenco completo. In Italia, le feste di paese organizzate ogni anno sono oltre 42mila. Eventi nati per celebrare le antiche tradizioni gastronomiche e valorizzare i patrimoni locali, per godere della convivialità e sostenere anche la filiera corta, quindi i prodotti a km 0, le sagre possono però finire al centro di roventi polemiche. In questi casi, si parla di sagre fake in cui i cibi vengono spacciati per locali e/o fatti a mano e invece provengono spesso dalla GDO, i controlli adeguati mancano, la trasparenza fiscale non esiste, i servizi igienici non sono contemplati. E, non di rado, proprio l’igiene intesa in senso più generale è un’utopia. Intendiamoci, ci sono anche tante sagre studiate e realizzate a regola d’arte ma, anche dinanzi ai migliori dei casi, gli insofferenti non mancano (ristoratori a parte, quella è una questione complessa quanto delicata). C’è chi detesta quella calca e quel caos prolungati per giorni, chi sbuffa per le deviazioni stradali o per le code agli stand. Chi si lascia tentare da tutte quelle cose buone e finisce per esagerare,  pagando inevitabilmente lo scotto. Chi trova che alcuni espositori non abbiano buone maniere, chi si lamenta per la musica troppo alta. Insomma, le sagre sono una croce e una delizia ma ci sono. Come sopravvivere, allora? Qualche dritta può aiutare nell’impresa.

Fare un giro di ricognizione

Un giro di ricognizione durante i preparativi della sagra può aiutare e, a volte, dare un’innocente sbirciata può rivelarsi davvero un’ottima idea. Con un po’ di fortuna e pazienza, è possibile vedere cose che poi vengono accuratamente celate dai tendoni: provviste e materie prime utilizzate, utensili per cucinare, la struttura stessa del dietro le quinte. Così, diventa molto più facile farsi un’idea circa la qualità dei cibi proposti e l’affidabilità degli espositori.  

Le sagre pullulano di proposte gastronomiche allettanti a prezzi ultra accessibili e c’è seriamente il rischio di farsi prendere la mano. O per la gola, come si suol dire. Per evitare di esagerare, cosa buona e giusta è definire – anche solo mentalmente – un menu personalizzato. Stabilire cosa mangiare, insomma, anche a seconda dei giorni. E cercare di restare fedeli ai buoni propositi. Un piano d’azione a tutti gli effetti.

Scegliere gli orari e i giorni giusti

In tutte le sagre ci sono i picchi di presenze: quei momenti in cui la folla sembra moltiplicarsi senza soluzione di continuità, le file si fanno interminabili e si rischia anche di restare con le proprie voglie insoddisfatte. Succede anche che in quegli stessi momenti i prezzi lievitino, sia pur di poco. Bisogna dunque essere furbi scegliendo gli orari e i giorni più tranquilli. Dipende dal contesto e dal tipo di sagra ma, per esempio, l’ultima sera sarebbe sempre da evitare. 

Non sottovalutare l’outfit

No, il tacco 12 non è una buona idea e nemmeno il completo di marca o l’abito prediletto, per fare un altro paio di esempi. Suggeriamo vivamente di indossare indumenti easy e comodi. È innanzi tutto una questione di praticità: basti pensare che moltissime sagre vengono organizzate nelle aree dei paesi non asfaltate ma è anche una soluzione per evitare stress inutile. Se vi urtano involontariamente e vi cade qualcosa dal piattino o si rovescia il bicchiere, è meglio che a sporcarsi sia una semplice t-shirt piuttosto che un capo costoso.  

Portare un kit furbo

L’igiene, dicevamo. Un tavolo o una sedia non perfettamente puliti, il portatovaglioli vuoto, una bottiglia di birra chiusa ma passata da troppe mani: alle sagre capita. L’idea di portarsi dietro un piccolo kit con l’essenziale permette di evitare che il disappunto guasti l’umore. Bastano una confezione di salviette umidificate, una di fazzolettini e un gel igienizzante formato mini. 

Le domande a trabocchetto

Ma quella pasta fresca sarà davvero fatta a mano o l’avranno comprata da qualche parte? Le salsicce le avranno davvero fatte loro? E se la frittura fosse surgelata? Ecco, partecipando a una sagra, dubbi del genere sono frequenti. Un modo per scioglierli sono le domande a trabocchetto. Con l’aria più innocente e ingenua possibile, potete fare domande relative alla ricetta oppure alla provenienza degli ingredienti usati. Eventuali esitazioni o risposte poco credibili saranno ottimi indizi ma fate attenzione a non assumere un atteggiamento inquisitorio. 

Occhio alle etichette

Ci sono stand colmi di golosità, dolci e salate, confezionate. Non sempre viene automatico dare un’occhiata alle etichette: si compra e basta. Poi, magari, pochi minuti dopo o addirittura a casa si scopre che i taralli – per fare un esempio – sono stati fatti a Bari e voi vi trovate a Firenze. E no, non va bene. La verifica prima del pagamento è sempre indispensabile. Non dimenticatelo.

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