Compagno Conte: viaggio nella sinistra che osanna il premier dei decreti sicurezza

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Sovranista, populista, moderato, riformista, liberale, green: il camaleonte colpisce ancora

La sinistra italiana ha un nuovo eroe e si chiama Giuseppe Conte. Detta così potrebbe sembrare una non notizia, considerando che l’ex presidente del Consiglio era stato più volte accreditato dai suoi sostenitori urlanti come “alfiere dei progressisti e dei riformisti italiani”. Ma il cambio di governo e la nascita dell’alleanza Draghi ha ridisegnato il ruolo del (fu) avvocato del popolo, facendogli assumere (ancora!) nuove fattezze: il Pd si è impegnato gradualmente in un’operazione di damnatio memoriae, per cercare di far dimenticare ai suoi elettori i disastri dell’Esecutivo giallo-rosso.

La problematica ascesa alla leadership del Movimento ha reso Conte sempre meno “super partes” all’interno della nuova coalizione di centrosinistra; la popolarità dell’ex premier all’interno del suo stesso partito si è velocemente ridotta ai minimi storici; il fallimento quasi totale delle alleanze tra Dem e grillini alle amministrative ha di fatto offuscato l’aurea da politico illuminato che alcuni giornaloni gli avevano disegnato attorno nei mesi scorsi.

Adesso, oltre a una consistente pattuglia di pentastellati che si affidano alla captatio benevolentiae per ottenere una rielezione nel 2023, ad avere il santino di Conte in casa sono rimasti essenzialmente soltanto i “sinistri”: Articolo Uno, Bersani, Emiliano e tutta quell’area oltre il Pd che oggi si trova comunque nella maggioranza di Governo ed è rappresentata dal ministro Speranza.

Sarà l’insofferenza per gli oggettivi successi di una parte di questo Esecutivo rispetto al precedente (fare peggio sarebbe stato praticamente impossibile), sarà forse il travaso di bile per il commissariamento subito de facto dallo stesso Speranza, grazie al generale Figliuolo, i compagni sono ora i più incalliti nostalgici dell’avvocato leccese.

Così, per Andrea Scanzi diventa un sogno la nascita di un “soggetto politico guidato da Conte e Bersani” e per contro Articolo Uno organizza la sua festicciola, che diventa il palcoscenico de Il Fatto Quotidiano. Chiara Geloni, che in altre sedi ha dimostrato una certa onestà intellettuale, diventa l’avvocato di Travaglio e delle sue deliranti ed offensive affermazioni. Tweet, dichiarazioni, frecciatine e tanta tanta retorica del “quando c’era lui”, in un nostalgico quanto imbarazzante vagheggiamento del passato, che sembra essere stato l’età dell’oro di questo Paese.

E mentre ci si arriva ad amareggiare addirittura per la vittoria agli Europei e le medaglie olimpiche degli atleti italiani, c’è chi si cimenta a costruire partiti politici per aiutare Conte “a tessere la tela dell’alleanza di centrosinistra”. Parliamo di Michele Emiliano, il primo a sperimentare il sodalizio giallo-rosso in una giunta regionale, che ha dato vita a Con, irrealistica emanazione nazionale della sua lista civica regionale.

La sinistra ha quindi scelto il suo “messia” (almeno per questo mese), dimenticando ipocritamente ciò che diceva dello stesso leader pentastellato in pectore fino all’autunno 2019. Non occorre fare grandi sforzi di memoria per ricordare che Conte fu il premier dei decreti sicurezza (mentre i compagni gridavano alla violazione dei diritti umani), il premier dei porti chiusi, al netto dei “non ricordo” di Toninelli, il premier della legittima difesa… e l’elenco potrebbe continuare.

C’è però una certa coerenza in questa santificazione: l’acclamazione del politico più trasformista della storia d’Italia non poteva che arrivare dall’area politica più confusa del nostro Paese. Quella che inneggia ai diritti dei lavoratori tramite influencer che collaborano con le multinazionali, che ha osannato Renzi ai tempi del 40 per cento, salvo poi scaricarlo quando cominciò la crisi del Pd, che voleva sterilizzare la deriva populista del grillismo, salvo poi arrivare a farci due governi insieme. Un’area che è arrivata ad applaudire perfino Joe Biden, senza rendersi conto di quanto questi sia tutto il contrario di ciò che sono loro. Un’area che parla da anni di democrazia e rivoluzione giacobina, ma che, non avendo né voti, né una visione vera di Paese, si limita a realizzare l’unico progetto realistico alla sua portata: conservare se stessa.