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Cosa è “fascismo”? Un piatto tipico o un influencer? Gli abusi del termine e l'Italia al contrario

In questi giorni si sente parlare di fascismo come se si stesse parlando di 4-4-2, di Totti e Ilary o di Icardi e Wanda Nara. Oh, sveglia, ma lo sapete cosa è stato il “fascismo”?

Fascismo. “Ma davero?” (per dirla alla romana, già che ci siamo). Fascismo, vedo fascismo ovunque, ma non lo trovo. Cosa è fascismo? Si mangia? E’ un oggetto? C’è un calciatore che si chiama così? Ah no, forse nuovo cantante. O influencer. Chi è? Perché lo nominano tutti? Una volta per strada era “ciao carissimo”, “ciao bello”. Ora è “ciao fascista”. Gli insulti? Una volta c’era il “cretino”, lo “scemo”. Ora è “fascista!”. Ma lo sappiamo, tutti noi, cosa significa “fascismo”? Lo abbiamo studiato (non tutti, e aggiungerei purtroppo), ma per fortuna ci siamo limitati a quello, a leggerlo sui libri o a guardare qualche filmato. Noi, fortunati, abbiamo avuto questa possibilità. Il “vero” fascismo, invece, quello che hanno vissuto i nostri nonni, era altra cosa, era tanto altro.

In questi giorni si sente parlare di fascismo come se si stesse parlando di 4-4-2, di Totti e Ilary o di Icardi e Wanda Nara. Oh, sveglia, ma lo sapete cosa è stato il “fascismo”? Lo sapete che i nostri nonni piangevano solo a sentirne parlare? Fino a un po’ di tempo fa era una parola “pesante”, “grossa”, non banale. Ma sta diventando di una banalità unica, esagerata, scontata. E non fa bene a nessuno. Vorrei capire come è quella storia secondo cui possa essere fascista un Governo eletto dal popolo attraverso il voto, la forma più anti-fascista e democratica che esista. E vorrei anche capire come sia possibile che nessuno abbia abusato del termine “fascismo” in questi 10 anni e oltre, in cui il popolo non ha avuto la possibilità di scelta, ma si è solo assuefatto al Gentiloni o Draghi di turno. L’Italia al contrario. Quella che “blatera” di fascismo ma sta lì a scriverlo su Facebook. Chissà cosa avrebbero scritto davvero, se ci fosse stato il fascismo. Anzi no, non lo avrebbero potuto scrivere. Oppure ora pensate che la Meloni entri nei profili di tutti quelli che le hanno scritto “fascista” e cancelli i post, anzi cancelli direttamente i profili. Meglio ancora: “solo i profili di chi parla bene di me!”, avrà pensato.

“Fascismo” è una parola “pesante”. Stiamo tutti attenti. E’ una di quelle parole che va usata con cautela. Si dice sempre che le parole vadano pesate, che siano importanti. Altrimenti il loro valore si perde. E vale anche per chi ne ha abusato in questi due anni di pandemia, pur ritrovandosi decisamente in mezzo a delle restrizioni della libertà che nulla avevano a che vedere con il virus, un virus che andava via alle 22 e ritornava alle 6 o un virus che non faceva entrare chi aveva il Green Pass o meglio ancora un virus che proliferava nei ristoranti, ma solo dalle 18 in poi. Ma questa è un’altra storia. La storia recente, quella del presente, è che non si può mai, mai e poi mai, abusare di un termine così importante. Importante perché ha fatto la storia, seppur in negativo, del nostro paese. Un termine che i nostri nonni, ora defunti, non volevano neanche sentire nominare, anche perché loro hanno lottato, sono morti, in nome di quella “Resistenza” che altri ancora in questi giorni utilizzano come se stessero parlando delle storie di Chiara Ferragni. Stiamo tutti un po’ più attenti ad usare le parole nel modo giusto, per come vanno utilizzate. Il “fascismo” non esiste più, per fortuna. E noi, nessuno di noi, abbiamo idea di cosa sia e sia stato realmente. Non nominiamolo così a casaccio. Anzi, quando scriviamo questo termine, esaltiamolo il meno possibile. Così, tutto in maiuscolo: “fascismo”. Una schifezza di parola così non merita neanche importanza.

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