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Così Washington spia dallo spazio il petrolio “pirata” della Russia

Il petrolio russo in movimento per evadere le sanzioni? Viene spiato anche dallo spazio dalle forze di intelligence Usa con il sostegno delle imprese più avanzate del settore, secondo un trend che nei mesi precedenti l’invasione dell’Ucraina si è consolidato ed è diventato prassi dopo l’inizio della guerra il 24 febbraio scorso. L’ibridazione tra intelligence e apparati di governo delle politiche spaziali e il partenariato pubblico-privato che negli Usa va strutturandosi permettono a Washington di avere i suoi occhi sempre puntati sul rivale euroasiatico. E oggigiorno uno dei fronti caldi è il monitoraggio delle navi che trasportano per il mondo il greggio russo.

Dall’inizio del conflitto si è consolidato un trend che agli analisti era già noto perché utilizzato in passato dall’Iran per doppiare le ferree sanzioni che colpivano la sua economia: la Russia, specie dopo che l’Unione Europea, gli Usa e il G7 hanno ridotto notevolmente l’ampiezza delle maglie per il suo greggio, utilizza la tattica di allungare la catena del valore e utilizzare il trasbordo offshore di grandi quantità di petrolio per evitare di venire colpita.

Già da tempo i registri dei tracker delle navi avevano fatto emergere il sospetto che il greggio dalla Russia viene trasbordato da una petroliera all’altra al largo delle Azzorre e quindi inviato attraverso navi di grandi dimensioni (Very Large Crude Carrier, Vlcc) in Asia. Tali spedizioni potrebbero coinvolgere gli acquirenti asiatici che vogliono ottemperare alle sanzioni occidentali contro la Russia e contemporaneamente continuare ad acquistare materie prime a un prezzo ragionevole. Manovre simile entrano in scena quando si tratta di trasbordare petrolio russo oltre lo Stretto di Gibilterra.

The Insider nel luglio scorso in una documentata inchiesta segnalava l’anomalo emergere di un ampio novero di nuove società commerciali che “stanno allungando la catena di rivendita di materie prime e prodotti petroliferi. Si impegnano anche in trasbordi intermedi e mescolano diversi gradi in un’unica petroliera, ripulendo così la merce dai rischi” legati al legame con la Russia.

Unitamente allo scarso mordente di molte sanzioni, che ad esempio bloccano il petrolio ma non i prodotti raffinati nel quadro del controllo dell’export, e alla guerra psicologica di Mosca sull’energia tutto ciò congiura nel far aumentare i prezzi. Mediamente Mosca rispetto al periodo pre-bellico ha visto l’export quotidiano ridursi di 250.000 barili al giorno a 7,4 milioni di barili al giorno, ma mediamente ricava 700 milioni di euro in più dal petrolio: a luglio sono stati venduti greggio e prodotti finiti che hanno prodotto un guadagno netto di 20,4 miliardi di dollari, secondo dati pubblicati dall’Agenzia internazionale per l’energia (Iea).

Washington è dunque al lavoro per sigillare il più possibile i varchi che consentono alla Russia di entrare nel mercato energetico globale con il suo petrolio come se le sanzioni non esistessero e anzi guadagnare dal combinato disposto tra il sanzionamento teorico del suo petrolio, che riduce l’offerta e dunque aumenta i prezzi, e una prassi che vede l’oro nero estratto in Siberia e nel Mar Caspio fluire come, se non più, accadeva in passato. Qui entrano in gioco i satelliti Usa, soprattutto quelli dell’attivissima Maxar Technologies diventata ormai un braccio del governo federale, che monitorano quotidianamente i movimenti sospetti e “censiscono” i movimenti delle petroliere, che essendo tra le navi di maggior dimensione al mondo non passano inosservate. L’economista Robin Brooks e i suoi colleghi dell’Institute of International Finance, o Iff, hanno costruito un database per tracciare la posizione e gli spostamenti delle petroliere che partono dagli scali russi. Una raccolta certosina di informazioni che si scontra spesso con i tentativi russi di camuffare la nazionalità delle navi e di cui, tra le altre cose, si avvale Maxar per le sue analisi.

Maxar, nota Defense One ha prodotto uno strumento chiamato Crows Nest in grado di tracciare le navi che stanno cercando di evitare il rilevamento partendo proprio dal censimento delle petroliere di Mosca per capire il loro posizionamento globale. Una prassi che si applica anche ad altri traffici illeciti, come quello del grano sottratto all’Ucraina. Conversando con Bryan Smith, direttore dei prodotti marittimi di Maxar, Defense One ha appreso che la tecnica dell’azienda “utilizza il radar per esplorare ampie aree alla ricerca di potenziali obiettivi. Maxar utilizza quindi i suoi numerosi satelliti ad alta risoluzione per sorvegliare le navi, anche quelle che stanno cercando di oscurarsi” spegnendo il transponder, “marchiando” poi la rotta della nave, di cui vengono calcolate dimensione e velocità, con un software basato sull’intelligenza artificiale.

Dal Mar Nero all’Atlantico, il monitoraggio è continuo e, ha notato Smith con una punta di orgoglio, Maxar rivendica il fatto che le agenzie di intelligence Usa fanno affidamento sulle tecnologie del gruppo per ottenere informazioni di prima mano e prove dei trasbordi illegali di greggio che l’azienda di intelligence geospaziale puntualmente identifica. Stiamo parlando dell’ennesima dimostrazione del ruolo militare dei satelliti come fonte di dati e analisi previsionali: nei mesi scorsi abbiamo reso conto dell’importanza della base Aukus di Pine Gap, in Australia, come hub del monitoraggio americano delle truppe russe ai confini dell’Ucraina e della profondità del sostegno quotidiano d’intelligence satellitare dato alle forze ucraine, come con ogni probabilità il caso dell’affondamento dell’incrociatore Moskva conferma. Ora le forze satellitari ritornano in gioco per l’implementazione delle sanzioni: l’assedio economico alla Russia è globale e in quest’ottica Washington ha la possibilità di ottenere le informazioni che ritiene più utili. A patto di volerle poi usare anche se questo vorrebbe dire mettere in imbarazzo partner e alleati che bypassano le sanzioni a Mosca.

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