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Crisi del gas, le armi spuntate di Bruxelles: intervista a Leonardo Panetta

La fine dell’era Draghi alla Bce, i piani della Commissione europea per affrontare l’emergenza gas e il rischio di una ostilità di Bruxelles nei confronti di un nuovo governo italiano che fosse sgradito. Ne abbiamo parlato con Leonardo Panetta, giornalista, corrispondente Mediaset da Bruxelles ed analista di politica economica dell’Unione europea. Nel 2021 ha pubblicato “Recovery Italia: Perché siamo il malato d’Europa?”

Fine dell’era Draghi

TOMMASO ALESSANDRO DE FILIPPO: Innanzitutto, come valuta la decisione della Bce di alzare i tassi d’interesse? A lungo termine che impatto avrà questa scelta su economia e debito pubblico italiano?

LEONARDO PANETTA: In primis segnalerei che la decisione della Bce pone ufficialmente fine alla cosiddetta “era Draghi” della Banca centrale europea, l’epoca del denaro facile.

Infatti, durante la guida di Draghi si decise di tenere i tassi a zero ed attuare una politica monetaria espansiva, che a lungo termine contribuisce all’aumento dell’inflazione, la vera emergenza europea che si prova a combattere anche aumentando i tassi d’interesse e diminuendo l’immissione di liquidità.

Per alcuni tale decisione sarebbe dovuta avvenire addirittura tempo prima. Questa scelta ovviamente comporterà problemi a lungo termine per Paesi molto indebitati come l’Italia. Sarà difficile per la Bce fronteggiare entrambe le emergenze: tutela delle nazioni ad alto debito e lotta all’inflazione galoppante.

Germania in difficoltà

TADF: La Bce ha negli anni adottato delle scelte – nei fatti – squisitamente politiche a seconda delle nazioni in difficoltà. Ritiene vi sia il rischio che preferisca tutelare Paesi come la Germania o la Francia, a discapito di altri Stati come l’Italia?

LP: La grande differenza tra la crisi del 2011 e quella attuale è la presenza della Germania nello schieramento degli stati in difficoltà. Allora non aveva i problemi di altri Paesi, piuttosto poteva giovarsi della possibilità di dover incassare il pagamento dei debiti altrui. Inoltre, non aveva intenzione di incamerare dei “virus economici” in una economia sana.

Oggi, l’inflazione e la crisi energetica stanno massacrando l’economia di Berlino e la Ue farà di tutto per evitare che la Germania abbia gravi difficoltà. L’economia tedesca si basava sul gas russo a basso costo e l’importazione di prodotti cinesi. Due fronti spazzati via da qualche mese a questa parte.

Un governo sgradito a Bruxelles

TADF: Il risultato delle prossime elezioni italiane e la possibile vittoria di forze politiche distanti dall’establishment di Bruxelles potrebbe condizionare il percorso del Recovery Plan? Rischiamo ricatti da parte della Commissione europea?

LP: Sicuramente la Ue ha delle preferenze nel merito della politica interna italiana. La flessibilità viene utilizzata da Bruxelles come strumento politico, a seconda dei governi. Se la linea politica dei partiti di governo piace la Ue sarà più accomodante, altrimenti farà ostruzionismo, come capitato al primo governo Conte che si vide bocciare già la prima bozza del documento programmatico di bilancio.

Pertanto, un nuovo governo ritenuto sgradito potrebbe incappare in ostilità da parte di Bruxelles. La Ue ha benedetto il percorso del governo di Mario Draghi, commettendo però l’errore di ritenerlo eterno.

Una vittoria di Giorgia Meloni verrebbe comunque vista meglio di un ritorno di Matteo Salvini, dato che la leader di Fratelli d’Italia è nel gruppo dei Conservatori e Riformisti, quindi maggiormente presentabile rispetto al gruppo della Lega, in cui è presente anche Marine Le Pen, grande nemico dei francesi.

L’emergenza gas

TADF: Sul tema della diversificazione energetica l’Europa riuscirà a muoversi all’unisono? Quali sono le conseguenze a cui andiamo incontro con la mancanza del gas proveniente dalla Russia?

LP: La Ue sul tema del gas è in cerca d’autore. La Commissione europea aveva elaborato dei piani energetici che non valutavano la possibilità di restare senza gas russo nell’immediato per colpa dei tagli di Mosca e della chiusura, anche solo parziale, del Nord Stream.

Non a caso, il piano presentato a maggio è già stato corretto con l’aggiunta di un taglio volontario di consumi del 15 per cento da parte dei singoli Stati. Tuttavia, Paesi come la Spagna non dipendono dal gas russo e non hanno alcun interesse ad effettuare certi tagli per contribuire alla creazione di una riserva comune. La stessa Italia è messa meglio di altre nazioni e non ha bisogno di effettuare tagli nell’immediato.

Anche in questo caso l’intenzione non dichiarata ma evidente dell’Ue è quella di imporre sacrifici a tutti per tutelare l’interesse tedesco, dato che la Germania non ha effettuato stoccaggi e diversificazione alcuna. Inoltre, è da considerare che ridurre la produttività delle industrie in un momento di recessione continentale comporta anche l’ulteriore abbassamento del Pil dell’Eurozona e quindi ulteriore recessione.

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