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Cristina Bowerman, Roma e il Metaverso dei gourmet | Agrodolce

Frequento Glass Hostaria a Trastevere da circa 13 anni. Prima di entrare nel vivo di questa splendida cena di metà estate 2022, bisogna fare una premessa. Non credo di stupire nessuno affermando che: Roma è una città davvero grande. E come tutte le metropoli, fa da contenitore a mille realtà diverse. Ci sono i tifosi della Lazio, quelli della Roma. Ci sono gli amanti dell’arte, dello sport, quelli dei balli latino americani, gli esperti di birra, di cocktail. E poi gli attori, i pittori, i musicisti e via così. Ogni gruppo ha dei suoi rituali, alcuni luoghi preferiti, ristoranti e locali d’elezione con abitudini diverse dagli altri. Immaginate tanti metaversi che convivono, a volte si intrecciano ma mantengono confini sempre ben definiti.

Glass e il metaverso dei gourmet

Dal punto di vista del metaverso dei gourmet, Roma è molto più piccola di quanto crediate. Qui abbiamo visto nascere negli anni realtà davvero molto interessanti, luoghi che hanno catturato l’attenzione di tutto il comparto degli appassionati e poi li abbiamo visti cambiare, chiudere, abbandonare il campo, rinunciare. Più di quanti ne immaginiate. In quest’ottica, sono davvero pochi i locali che hanno superato la barriera del tempo e Glass a Piazza del Cinque è uno di quelli.

Glass è sempre stato un posto per gourmet a Roma, fin da quando a Roma c’erano pochissimi fan della cucina di ricerca. Il ristorante di Cristina Bowerman è sicuramente tra le realtà più accessibili di questo livello, sia economicamente (sicuramente rispetto agli altri stellati, bistellati o tristellati) sia emotivamente. Lo posso dire per certo perché è stato il mio primo stellato capitolino. All’epoca mi intimoriva tutta la formalità, i piatti con ingredienti complicati, le carte dei vini grosse come l’edizione limitata de Il Signore degli Anelli. Ma Glass, pur mantenendo caratteristiche simili, ha sempre avuto qualcosa di diverso. Qualcosa di più rock. I Metallica che spuntano ad un certo punto della playlist dopo Erykah Badu, il poster di David Bowie, la sala simpatica e ammiccante, la chef coi capelli fucsia che ti segue nel dehors per scambiare due chiacchiere.

Per questo Glass è un’anomalia nel metaverso dei gourmet. Un luogo aperto, inclusivo, in cui gli altri metaversi spesso collassano armoniosamente. Puoi mangiare al fianco di noti musicisti, giovani gourmet, uomini di potere, proprietari di banchi al mercato e grandi imprenditori. Questo è Glass Hostaria.

La cucina di Cristina Bowerman

Ho memoria di tutte le cene fatte in questo ristorante. Ho seguito il percorso della Bowerman osservandola negli anni prendere sempre più coraggio, più spazio per la sua fantasia e per il suo inconfondibile gusto. I piatti sono cambiati – tranne qualche signature imprescindibile – ma l’intensità del suo approccio è rimasta invariata. C’è tanto dei suoi viaggi, ma c’è tanto di Roma e delle sue origini pugliesi. C’è la sua personalità espressa nei molti layer che la compongono: la donna, la madre, l’imprenditrice, la studiosa, la viaggiatrice, la golosa.

Tutto prende forma in piatti dai colori accesi e dai sapori decisi. Le sfumature servono a dare spessore come maschere di contrasto, non appannano il risultato finale che rimane nitido. Ogni piatto è una presa di posizione enunciata con sicurezza. Se poi qualcosa non convince, si corregge, si trasforma e si va avanti. È così la sua cucina, dinamica e in continua evoluzione.

Oggi da Glass potete trovare piatti come le Linguine, succo di peperone, ciliegie, menta e bottarga, L’Astice, kimchi di pesca, Riso Artemide al dashi, rapa rossa, Agnello, sumac, carote e gorgonzola, il grande classico Ravioli di amatriciana, guanciale croccante e molti altri. Ma come sempre vi consiglio di farvi guidare dai menu degustazione (125€). Per sua natura, Cristina è sempre attenta alle esigenze dei suoi ospiti per cui non abbiate paura di richiedere piatti vegetariani (c’è un menu a posta per voi) di scegliere cocktail anziché vino o di preferire la degustazione analcolica per la vostra cena. Inclusiva, dicevamo. E di grande talento.

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