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Dad e settimana corta contro il caro energia, coro di no. Ma il Governo precisa: “Tema non è mai stato sul tavolo” – Orizzonte Scuola Notizie

La riduzione degli orari delle scuole – con la possibilità della cosiddetta settimana corta – così come l’ipotesi di un ritorno in Dad per frenare l’emergenza energetica “non è mai stata sul tavolo, non si è mai discusso di scuola”.

Lo precisano all’Adnkronos fonti di governo coinvolte sul dossier, in risposta alle polemiche degli ultimi giorni sull’ipotesi di intervenire sulla scuola.

“Al momento – aggiungono – il gas c’è, non sono previsti razionamenti o misure drastiche di altro tipo. Al limite, se la Russia dovesse chiudere i rubinetti, si dovrà ragionare su misure ‘draconiane’ da adottare, anche sul sistema pubblico. Ma non si è parlato di scuola”.

In verità, tutto è nato da una proposta arrivata dal Veneto di introdurre la settimana corta per risparmiare l’energia.

Poi dai presidi  quindi la proposta di tenere gli studenti in DaD il sabato per provare a risparmiare e far quadrare meglio i conti degli istituti scolastici: “Si tratta di una soluzione temporanea, per l’inverno soltanto, che certo comporterà uno sforzo organizzativo per evitare i problemi che ci sono stati durante la pandemia” ha spiegato Antonello Giannelli a capo dell’Anp.

“I nostri ragazzi – dice Angela Nava, presidente nazionale del’Coordinamento Genitori Democratici – non possono pagare in nome di una settimana corta i prezzi di un tempo scuola e di apprendimento ridotti dopo due anni di ‘esperimenti’ sulla pelle dei minori. Giù le mani dalla scuola, sono altri i settori su cui tagliare. I genitori – avverte – faranno sentire forte la loro voce oppositiva a qualsiasi manovra di tagli sulla scuola italiana”.

Presa di posizione anche dei sindacati: “Stiamo affrontando il terzo anno scolastico con i problemi della pandemia – sottolinea Alessandro Rapezzi all’Adnkronos – e dobbiamo affrontare i problemi secondari dell’epidemia cioè tutto quello che la dad ha prodotto in termini di isolamento e mancata socializzazione. Tutti, a parole, sono concordi e dicono che c’è bisogno di più scuola – evidenzia – anche il governo nelle ultime linee guida ribadisce che la scuola è solo in presenza e che solo in una situazione di emergenza si potrà contemplare il ricorso alla Dad e qualcuno, in maniera non richiesta – sottolinea – evoca la dad per affrontare il tema del risparmio energetico. È una follia”.

Contraria anche Elvira Serafini, segretario generale dello Snals: “Per lo Snals Confsal appare paradossale che dopo le assicurazioni ministeriali sulla didattica in presenza anche con casi positivi in classe si prenda in considerazione la possibilità di far pagare alle scuole, agli alunni e al loro diritto all’apprendimento l’incapacità del governo di trovare soluzioni coraggiose per tagliare sprechi e inefficienze. La scuola, al pari della sanità, è un servizio essenziale e come tale va considerato”.

Sull’ipotesi di introdurre la Dad il sabato per andare incontro ad un risparmio energetico non piace nemmeno a Franco Lorenzoni, maestro e sperimentatore didattico, coordinatore della casa-laboratorio di Cenci: “Chiariamolo subito e diciamolo a voce alta – continua -: riguardo al tempo scuola e al tempo di apertura delle scuole oltre l’orario scolastico per ospitare altre attività nessuna riduzione è accettabile perché più avanzano gli squilibri del pianeta e le crisi e le guerre, mettendo in discussione i nostri modelli di vita e di sviluppo, più abbiamo bisogno di istruzione, cultura, ricerca e innovazione“.

Deciso anche il no di Marco Bussetti, ex ministro dell’Istruzione: “Credo – dichiara Bussetti all’Adnkronos – che i nostri ragazzi e i nostri docenti abbiano già dato ampia prova di sacrifici”.

“Chiedere anche questo – aggiunge – è assurdo. Non è tra le priorità ed eviterei di pensarlo o immaginarlo, i nostri ragazzi hanno già sofferto abbastanza. E’ un problema legato alla governance e agli obiettivi che andrebbe oltretutto adattato alle diverse tipologie di scuola e alle diverse zone del Paese. Non si può farne una regola generale e non dipende nemmeno da un solo ministero. La salute è un obiettivo prioritario – sottolinea – e anche il riscaldamento nelle scuole è una questione di salute”.

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