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Dal governo il via libera per le trivelle nell’Adriatico. I sindaci: “Addio vongole e turismo”

Proteste, rabbia, delusione. Il via libera del Ministero della transizione ecologica al progetto “Teodorico” per l’estrazione di gas al largo dei Lidi ha subito scatenato le reazioni delle comunità che si affacciano sul mar Adriatico nella zona compresa tra l’Emilia-Romagna e il Veneto, tutte concordi nel lanciare l’allarme per le conseguenze che la decisione dell’esecutivo Draghi potrebbe avere sull’area. Ricordando come quella fascia sia interessata dal fenomeno della subsidenza e per questo considerata fragile, dettaglio del quale nessuno sembra aver tenuto conto.

Dal governo il via libera per le trivelle nell'Adriatico. I sindaci:

Alle pagine del Resto del Carlino, ecco arrivare così le dichiarazioni del sindaco di Goro e vicepresidente dell’Ente Parco, Diego Viviani: “Tutti i componenti della Comunità del Parco hanno espresso la propria contrarietà a questo progetto. Questo è stato l’indirizzo che è stato dato. Ora, speriamo che il Ministero della Transazione ecologica tenga in considerazione la nostra indicazione, anche per il tramite della Regione”.

La paura è che possa aggravarsi, con il via alle trivellazioni, la situazione di una zona già alle prese con problemi ambientali e di sicurezza: “La nostra è una zona che presenta già situazioni di fragilità, al punto che è stato necessario intervenire con opere strutturali. Nel caso del mio Comune, penso all’innalzamento delle banchine del porto di Goro, agli interventi sulle arginature realizzati dal Consorzio di Bonifica di Pianura di Ferrara. Il Governo parla di Transizione ecologica, e non credo che attività di questo tipo si concilino. Soprattutto, se si considera che ciò avverrebbe nell’ambito del Parco del Delta del Po”.

Una linea sposata anche da un altro sindaco, quello di Mesola, Gianni Michele Padovani: “Come detto a più riprese, siamo contrari alle trivellazioni. Siamo un’area vocata al turismo: stiamo portando avanti progetti legati al turismo ‘lento’ per valorizzare il nostro patrimonio naturalistico, si sta lavorando per l’istituzione di un Parco unico interregionale del Delta del Po. Con tutto ciò, le attività estrattive sono come ‘cavoli a merenda’, soprattutto in un territorio fragile come il nostro”. Su posizioni analoghe si sono espressi anche gli altri Comuni dell’area, chiedendo al ministero un rapido dietrofront.

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