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Don Ravagnani sfida Fedez nel nome di Dio: “Ha detto solo bugie, io sui social trionfo con l’amore”


martedì 12 Luglio 12:06 – di Lucio Meo

Dalla Fede a Fedez, dall’impegno sociale ai Social, dal pulpito a TikTok. Don Alberto Ravagnani, Don Rava per gli amici, è un prete moderno che si è calato nel ruolo dell’influencer “nel nome del Signore”, provando a portare il messaggio di Cristo anche nei canali nati per promuovere l’effimero, il profano, il narcisismo. In una lunga intervista al Corriere della Sera, Don Alberto Ravagnani, star dei social e autore di un best seller “La tua vita e la mia“, quasi trent’anni, nato a Brugherio (Mb) e ordinato sacerdote nel 2018, oggi vive e opera a nella parrocchia san Michele Arcangelo di Busto Arsizio, in provincia di Varese. La vocazione? A 17 anni. «Volevo essere felice, come tanti adolescenti a quell’età, ma non riuscivo fino in fondo: non mi sentivo amato. Poi, con l’aiuto di don Pietro, durante una confessione, ho capito cosa mancava. Mentre parlavo delle ferite e del sentirmi inadeguato, ho sentito l’amore entrare dentro di me: era Dio. Sono tornato a casa che ero un’altra persona».

Un prete moderno che ama la preghiera

«Ho iniziato a pregare, senza sapere come si facesse. La sera mi chiudevo in camera: accendevo la lampada, tiravo fuori una piccola croce della Prima comunione dimenticata nel cassetto, un temperino di Art Attack e una matita, e iniziavo a leggere. Non sapevo niente di Gesù e le sue parole di uomo, senza formalismi, mi hanno affascinato. Pregavo di nascosto, anche da mio fratello Pietro, più piccolo», racconta, accennando anche al dispiacere della sua famiglia quando ha comunicato la decisione di farsi prete. «All’inizio hanno preso malissimo la decisione: papà si è arrabbiato, mamma è scoppiata a piangere. Pensavano fosse una scelta folle, e che non sarei stato felice».

Don Alberto Rovagnani, i social e la lite con Fedez

Don Rava racconta così la sua “folgorazione” per i social network- «Prima della quarantena ero un “normale” prete d’oratorio, poi ho pensato che avrei dovuto inventarmi qualcosa per restare vicino ai ragazzi. Così ho girato un video su YouTube ( A cosa serve pregare ), diventato in poco tempo virale. Mi sono buttato, spinto da una collega di religione, senza velleità, e per tutta la settimana ho girato un filmato al giorno, impratichendomi con il montaggio. Ho raggiunto migliaia di persone e capito che i social sono uno strumento utile per fare quello di cui mi occupo tutti i giorni: parlare di Dio. Non significa mondanizzarsi cambiare il linguaggio che usiamo per raggiungere i giovani». Che valore hanno oggi quei video? «Ora che i contenuti creati si sono trasformati in incontri reali, mi sono fermato. Oggi mi invitano in scuole e parrocchie, e tanti vengono a trovarmi. Si è creata una vera fraternità, oltre i confini parrocchiali propriamente detti: quella che la Chiesa chiama Comunione dei santi». Qual è il versetto del Vangelo che più la rappresenta? «”Non c’è amore più grande che dare vita per i propri amici ” (Gv. 15,13).

Poi don Rovagnani parla della sua lite con Fedez. «Lui improvvisamente mi ha bloccato, senza spiegazioni e senza avvisarmi. Mi ha accusato di averlo “tartassato” di messaggi, cosa non vera: non gli ho mai scritto. Mi sono interrogato sul senso del gesto: come personaggi pubblici, l’impossibilità di poter interagire è una forma di censura. Ha deciso di tenere chiusa la porta per evitare di continuare ad avere confronti con me».

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