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Due disperati minuti e il giocatore-ultras: la memorabile salvezza del Cagliari




Roma, 11 set – Può, per una determinata squadra, una sola partita decidere il corso di un campionato? Certamente. Anzi, talvolta possono bastare pochissimi minuti per direzionare in senso opposto il vento di una stagione. Chiedere, in tal senso, ai tifosi del Milan che in soli 231 secondi – precisissima distanza temporale intercorsa tra prima e seconda marcatura di Giroud nel derby di febbraio – si sono rimessi in corsa (per poi vincere) uno scudetto che già sembrava nerazzurro. Oppure, a quelli del Cagliari. Nel 2008 infatti a una squadra con un piede e mezzo in B sono bastati due giri scarsi di lancette per cambiare completamente la prospettiva di un’annata fino a quel punto maledetta.

Due minuti che cambiano un campionato

Ventesima giornata del campionato di serie A, prima del girone di ritorno. Al Sant’Elia i padroni di casa – fanalino di coda da diversi turni, a sei punti dalla penultima – affrontano un Napoli che naviga tranquillo a metà classifica. Dopo un promettente avvio – vittoria proprio ai danni dei partenopei e sconfitta immeritata contro la Juve – i sardi sembrano non dare più segni di vita: la miseria di tre pareggi nelle precedenti tredici uscite.

Primo tempo equilibrato ma, come prevedibile, nella ripresa gli azzurri passano. I rossoblù comunque ci provano: rigore negato, traversa, occasioni fallite. Un’altra domenica storta insomma. Almeno fino al terzo di recupero, quando Matri capitalizza una corta respinta di Gianello. Gol che da timida scintilla diventa forza incendiaria. Pochi secondi e Daniele Conti – bandiera del Casteddu – con una spizzata allunga l’ultimo disperato assalto. La rete che si gonfia è defibrillazione calcistica per l’intera isola.

Cagliari, la classica annata storta…

Che sarebbe stata un’annata difficile per la Cagliari del pallone lo si sarebbe dovuto intuire dalla pesante campagnaindebolimento dell’estate precedente. Squadra giovane che in attacco perde Langella, Esposito e (soprattutto) l’honduregno Suazo. In una Serie A blasonata come non mai – le neopromosse sono Juve, Napoli e Genoa – la sopracitata partenza positiva si rivela un flebile fuoco di paglia. Mentre i risultati non arrivano il caso Marchini-Foggia, un normale diverbio in allenamento degenerato fuori dal campo e finito in tribunale, certifica la crisi totale degli isolani. A Natale sono già tre gli allenatori a libro paga del vulcanico Cellino.

Il giocatore-ultras

Nel crocevia del 27 gennaio sulla panchina siede infatti Ballardini. Il tecnico ravennate, dopo aver messo insieme i cocci, inserisce al meglio i pochi rinforzi del mercato di riparazione: il portiere Storari e Jeda (seconda punta dal Rimini). A far la differenza è però il ritorno di Andrea Cossu. Da sempre impiegato sulla fascia laterale, un indovinato azzardo dell’allenatore lo esalta come fantasista puro. Intuizione non banale perché il centrocampista sardo viene addirittura dai bassifondi della C1.

Cagliari, un ritorno con i fiocchi

Un pareggio nella Torino bianconera impreziosisce la settimana seguente il successo contro gli azzurri. Punticino con il Parma, per poi cadere a Palermo. Ma la squadra si è risvegliata dal torpore e, nonostante qualche passo falso in trasferta, costruisce l’impossibile salvezza tra le mura amiche. Lazio, Genoa, Torino, Atalanta, Empoli, Fiorentina cadono tutte una dopo l’altra. Solo la Roma seconda forza del campionato e la Reggina (a salvezza già ottenuta) strappano punti – uno a testa – nel capoluogo isolano. La “matematica” infatti arriva alla penultima, un successo all’inglese in quel di Udine firmato Acquafresca – giovane già decisivo nel precedente scontro diretto di Livorno – e, guarda caso, Cossu. Il giocatore-ultras che dai gradoni della curva Nord arriverà in azzurro.

Marco Battistini

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