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“È ora che la Cultura diventi rilancio del nostro racconto nazionale” | CulturaIdentità

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Parla l’ex CdA RAI: la filiera culturale italiana deve rappresentare la pluralità di questo nuovo “immaginario”

“Liberare la Cultura”: è questo l’accorato Appello, lanciato dalle pagine del mensile CulturaIdentità, firmato delle Fondazioni e Associazioni impegnate nella valorizzazione della cultura e dell’identità italiana. Un immenso patrimonio di idee e di bellezza da difendere: 3000 siti archeologici, 5000 musei, 18500 biblioteche, 700 teatri, 3100 schermi cinematografici, 9000 società dell’industria audiovisiva e digitale, le oltre 3000 case discografiche e le 5000 aziende editoriali. Per non parlare dei castelli, delle ville e palazzi, sull’intero territorio nazionale, che raccontano la nostra storia. “L’Italia è bella – scrivono – perché la sua bellezza innata è stata per secoli elevata, valorizzata e raccontata da generazioni di artisti e creativi. Noi siamo gli eredi di quella bellezza che intendiamo difendere e tramandare rinnovata nei linguaggi e nelle forme del nostro tempo”. Si tratta di un “Nuovo Rinascimento Italiano”: non ha dubbi Giampaolo Rossi, che da anni si occupa di formazione legata all’industria dei media. Docente di Teorie e tecniche dei linguaggi cross-mediali; già componente del Consiglio d’Amministrazione Rai. E’ stato Presidente di RaiNet; Digital consultant alla Direzione Radio Rai e, tra i molti incarichi, Fondatore di start up innovative nel settore del digitale.

Da cosa ha origine l’urgenza di un rinnovamento delle politiche culturali in Italia?

Viviamo nel tempo del “pensiero unico” imposto da un’ élite dominante che governa i centri del potere simbolico. Al contempo, la nostra è una società “frammentata” in cui le identità si dissolvono e i percorsi interpretativi sono plurimi. Il paradosso è che oggi la cultura italiana non rappresenta la pluralità di questo “immaginario”. Esiste un malessere generalizzato che attraversa le diverse forme espressive della cultura italiana, il medesimo sentimento che pervade tutta la società italiana. E’ la netta percezione di aver subito una progressiva limitazione della libertà. Nel mondo della cultura si manifesta con un’evidente difficoltà ad esprimere un Universo Plurale. Da qui, nasce l’Appello degli artisti e degli intellettuali che abbiamo promosso.

Siamo nell’epoca della creatività diffusa, dei media digitali che trasformano i fruitori in producers. L’industria creativa italiana vive, in questo contesto, una profonda crisi

Si tratta di una filiera industriale fondamentale per il Paese, produce 85 miliardi di euro e crea oltre un milione di posti di lavoro. Le difficoltà in cui versa sono in parte determinate dalla crisi economica che attraversiamo e, dall’altra, dalla sua struttura culturalmente fragile. Questo a causa anche dei processi di internazionalizzazione che l’Italia, in settori strategici come l’audiovisivo, sta subendo con l’ingresso dei grandi player globali. Questi soggetti rischiano di fagocitare la nostra imprenditorialità.

Se ne parlerà, martedì 20 settembre, alla Sala Umberto di Roma, in un incontro che chiama a raccolta il mondo della cultura e dello spettacolo

E’ un’iniziativa aperta, trasversale. Richiamiamo il futuro Governo che guiderà l’Italia, qualunque esso sia, a un senso di responsabilità verso la cultura italiana. Chiediamo la tutela dell’industria culturale, di difendere tutti i settori: dal teatro, alla musica, alla danza, all’audiovisivo, all’editoria, fino al complesso sistema dei beni culturali. E’ necessario, inoltre, che sia garantita la libertà di espressione culturale. Questo significa poter vivere in una Nazione in cui gli artisti non siano costretti a cantare una canzone se non vogliono. La cultura non merita più di essere percepita come mero spazio di occupazione clientelare ma in futuro, dovrà essere finalmente luogo di rilancio del nostro racconto nazionale.

In questo processo di rinnovamento è necessario lasciare il passo alle giovani generazioni. La strada giusta potrebbe essere la trans-medialità?

Credo di sì, lo sviluppo digitale e tecnologico consentono la contaminazione di diversi linguaggi. Questo innesca nuove forme di creatività ed è qui, che l’estro giovanile si inserisce in maniera dirompente. Dunque, si dovrà avere una particolare attenzione alle nuove professioni culturali legate al digitale. Solo così, sarà possibile potenziare l’elemento di creatività dei nostri giovani.

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