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Ecco i rischi di un’immigrazione non pianificata

“Sono in calo, e spesso con profili poco qualificati, le persone che dall’estero si stabiliscono in Italia: si avverte la carenza di coerenti politiche di pianificazione dei flussi, di formazione e di integrazione”. La frase in questione certifica il fallimento delle politiche migratorie nel nostro Paese e a pronunciarla non è stata una personalità qualsiasi. Le parole sono del governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco. Quest’ultimo, nel discorso relativo alle conclusioni finali dell’assemblea della nostra banca centrale, ha fotografato un quadro molto più che allarmante: buona parte dei giovani qualificati sta lasciando la penisola mentre, di contro, ad arrivare sono soprattutto migranti senza alcuna qualifica.

Un modello di immigrazione che ha dei costi salati

Perché Visco ha voluto lanciare uno specifico allarme su questo punto? In primo luogo, il governatore ha tracciato una sorta di bilancio tra ciò che l’Italia perde con l’emigrazione all’estero di molti giovani e ciò che il nostro Paese guadagna (o, per meglio dire, non guadagna) con l’arrivo di immigrati non qualificati. Se manca forza lavoro perché un giovane decide di stabilirsi fuori, il vuoto non è colmato da chi arriva. E questo ha già effetti negativi oggi, non soltanto in previsione futura. Confartigianato, come sottolineato su Libero, nei giorni scorsi ha lanciato un altro allarme: nel 2021, in particolare, alle aziende italiane sono mancate complessivamente nei propri organigrammi 295mila under 30 con competenze digitali e 341mila giovani con competenze sulla transizione verde. Se chi arriva dall’estero non ha queste qualifiche, il vuoto nel mercato non può essere colmato e il problema in futuro potrebbe anzi essere più esteso.

C’è poi una seconda ragione di allarme. Se tra i migranti non ci sono risorse qualificate allora diventa difficile la loro integrazione. Con riflessi sulla spesa pubblica. Perché meno persone sono ricollocabili nel mercato del lavoro, più il governo deve spendere per garantire loro un sostentamento. Tradotto in cifre, secondo il centro studi di Confindustria l’Italia per l’emigrazione dei suoi giovani ogni anno paga in media uno scotto da 14 miliardi di Euro. Uscite che non sono rimpiazzate da entrate. Al contrario, lo Stato deve poi sborsare altri soldi per provare a integrare i migranti poco qualificati o provare a sostenerli. In poche parole, osservando il quadro tracciato sia dal governatore Visco che dalle varie associazioni di categoria, l’attuale modello di immigrazione ha un costo molto salato che va ad appesantire una situazione già grave per via dell’emigrazione di migliaia di italiani verso altri Paesi.

Un mercato del lavoro poco attraente

L’allarme di Visco ha messo ancora una volta in risalto una realtà con cui l’Italia deve fare i conti da anni. Ossia, il nostro Paese non è più attraente. Né per gli stessi italiani e né per i migranti. Lo aveva segnalato lo scorso anno su IlGiornale.it il docente Maurizio Ambrosini, secondo cui “buona parte di chi arriva in Ue non vuole rimanere in Italia, ma ha come obiettivo quello di raggiungere Paesi più attraenti come Francia e Germania“. Tuttavia questo non ha fermato i flussi migratori soprattutto verso le nostre coste. In primo luogo perché l’Italia è il Paese di approdo nell’Ue per coloro che arrivano dalle rotte del Mediterraneo centrale. Per via del trattato di Dublino, il quale assegna al Paese di primo approdo l’onere dell’accoglienza e della domanda di asilo, molti migranti devono rimanere nel nostro territorio pur volendo andare altrove. Quindi Roma deve fare i conti con la permanenza di immigrati in gran parte non qualificati e che difficilmente vanno a colmare i vuoti lasciati dagli italiani andati via. Il luogo comune secondo cui un migrante può andare a rinforzare la manodopera in settori quali quello dell’agricoltura e dell’edilizia è in gran parte falso. Anche per lavorare in campagna o nei cantieri occorre essere qualificati e sono pochi coloro che riescono a integrarsi in un mercato che, tra le altre cose, come detto offre sempre meno opportunità.

“Si avverte la carenza di politiche di pianificazione dei flussi”

Quali soluzione trovare quindi a questo genere di problemi? Il governatore Visco, nel lanciare i suoi allarmi sull’attuale situazione, ha tracciato una possibile via: “Nell’ultimo decennio – si legge nel suo discorso – la mancanza di adeguate occasioni di lavoro ha spinto quasi un milione di italiani, molti dei quali con istruzione elevata, a trasferirsi all’estero. Per converso sono in calo, e spesso con profili poco qualificati, le persone che dall’estero si stabiliscono in Italia: si avverte la carenza di coerenti politiche di pianificazione dei flussi, di formazione e di integrazione”. Occorre quindi, secondo il numero uno di via Nazionale, governare e pianificare i flussi migratori. Fare in modo che chi arriva nel nostro Paese possa andare incontro a una reale integrazione e sopperire ai vuoti lasciati dagli italiani. Fermo restando che, se il nostro mercato del lavoro dovesse tornare ad essere attraente, molti nostri concittadini eviterebbero di andare all’estero.

La regolamentazione dei flussi in Europa

L’Italia ogni anno è investita dal fenomeno migratorio riguardante il Mediterraneo centrale. Il quale tuttavia costituisce solo una piccola parte dei flussi migratori riguardanti l’Europa. Non a caso il nostro Paese non è tra quelli che riceve il maggior numero di richieste di asilo. I migranti che risalgono dalla rotta balcanica oppure che arrivano dall’est (anche prima dell’attuale guerra in Ucraina) avanzano la domanda di asilo alla Germania o ad altri Paesi del nord Europa. E anche qui la priorità è quella di avere una maggiore pianificazione dei flussi e l’ingresso di manodopera qualificata. In Francia da alcuni anni il presidente Emmanuel Macron è tornato a parlare di “quote”: permettere cioè l’ingresso di un determinato numero di migranti all’anno, in base alle esigenze del marcato del lavoro francese.

In Germania il governo del cancelliere Scholz sta pensando a provvedimenti volti a richiamare unicamente migranti qualificati: “La carenza di lavoratori qualificati è diventata ormai così grave che sta drammaticamente rallentando la nostra economia – ha dichiarato a gennaio Christian Duerr, leader dei Liberali – Possiamo tenere sotto controllo il problema dell’invecchiamento della forza lavoro solo con una moderna politica dell’immigrazione. Dobbiamo raggiungere al più presto il traguardo dei 400.000 lavoratori qualificati dall’estero”. A livello comunitario qualcosa si è mosso nell’ottobre 2021, quando è stata introdotta la cosiddetta “Carta Blu”. Si tratta di un insieme di norme che facilitano l’ingresso a determinate categorie di lavoratori qualificati all’interno del territorio dell’Unione Europea.

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