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Ecco perché la sinistra non ha titoli per assegnare patenti di rispettabilità politica

Antico, insuperato vizio della sinistra, quello di volersi ergere a censore dei costumi politici, dispensando patentini di presentabilità, agibilità e legittimazione a stare sul palcoscenico della politica.

Destra becera, destra irresponsabile e impresentabile, una destra lontana dagli standard moderni, occidentali ed europei, mantra totalmente irrisolto e vuoto tanto che infatti poi le sinistre continentali rampognano comunque le loro destre conservatrici e moderne.

Alla sinistra non importa nulla, e ci mancherebbe, della effettiva presentabilità dello schieramento avverso: dicono, parliamo di contenuti e di programmi e poi, da giorni e verosimilmente fino al 25 settembre, continueranno a pasturare ogni singolo minuto di allarme fascismo, eterodirezione filoputiniana dei partiti del centrodestra, insensibilità e incoscienza di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, trasformandoli da avversari politici a nemici in senso oggettivo.

Il Russiagate alla vaccinara

In questi giorni si sta davvero sperimentando una vertigine inesplorata, complici una serie di articoli che hanno rilanciato e rivitalizzato indiscrezioni emerse già tra maggio e giugno e che testimonierebbero, condizionale davvero molto d’obbligo vista la sequenza sostanziosa di secche smentite, contatti più o meno organici tra ambasciata russa a Roma e l’entourage di Salvini, prima, e poi nientemeno una telefonata tra Berlusconi e Razov per farsi, addirittura, spiegare il vero senso del conflitto in Ucraina.

Piccolo ma necessitato inciso: la posizione di Matteo Salvini sul conflitto è decisamente imbarazzante e le sue mosse, da quando la Russia ha invaso l’Ucraina, goffe, masochistiche e improvvisate. Dall’umiliante visita su suolo polacco, al mantra della pace, novello Mahatma Salvini, fino all’aver arruolato come consigliere Capuano, che infatti ha precipitato il leader della Lega in una serie di situazioni poco commendevoli tra cui spicca quella del mancato viaggio a Mosca.

Ciò dice molto sulla ontologica incapacità, che non mi stancherò mai di denunciare, della destra italiana di servirsi di consulenti, consiglieri, tecnici ed esperti che siano davvero esperti e che sappiano consigliare per il meglio, evitando invece situazioni da spionaggio livello ‘Totò e Peppino divisi a Berlino’.

La sinistra ha i suoi scheletri

Finito l’inciso, è bene però che la sinistra capisca o meglio le sia fatto capire che non ha e non può vantare verginità istituzionali o geopolitiche tali da metterla in condizione di dispensare patenti di legittimazione o agibilità politica agli altri.

Il moralismo, d’altronde, è una perversione che porta a nascondere i propri scheletri negli armadi altrui. E la sinistra di scheletri, nel corso dei decenni, ne ha accumulati davvero tanti.

Senza voler rievocare quella che suonerebbe come mera archeologia, ovvero i rapporti tra PCI e Mosca, possiamo spostarci in epoche assai più recenti e rammentare, agli esponenti del Pd che tuonano contro il “putiniano” Salvini, quando Enrico Letta fu l’unico capo di governo occidentale a presenziare all’inaugurazione dei giochi olimpici invernali di Sochi nel 2014.

E ancora più di recente, nel 2020, governo Conte 2 in carica sostenuto proprio dal Pd, quando i militari russi a vessilli spianati abbiano scorrazzato in lungo e in largo per la Penisola. Ma naturalmente di e su questo episodio si è parlato poco e si è investigato ancor meno, rubricato a paccottiglia folklorica e trash visto che avrebbe potuto creare imbarazzi ai ‘giusti’.

Esempio paradigmatico di quel doppio standard morale che anima e nutre anche una vasta parte del mondo mass-mediatico pencolante a sinistra.

Enrico Letta che invoca l’intervento del Parlamento e del Copasir contro Salvini e che lancia l’idea della caduta di Draghi propiziata da Putin, salvo tacere sul suo ex (ma per quanto ancora ex?) punto fortissimo di riferimento Giuseppe Conte, fa il suo mestiere, e non è questo in fondo il problema.

Perché la sinistra fa la sinistra, e continuerà a farlo: calunnierà, sparerà a zero, chiuderà selettivamente gli occhi quando sotto i riflettori ci sono i propri beniamini.

Il centrodestra non può fare spallucce

Sbagliano però sul versante del centrodestra a glissare e a fare spallucce, perché questa fanghiglia, questo pessimo rumore di fondo, in un clima conflittuale e che divide e frammenta il mondo per blocchi, rischia di creare condizioni insostenibili, a livello internazionale, per la piena e serena governabilità.

Il punto non sono gli strumentali e pregiudizialmente ostili editoriali del New York Times e di altre testate progressiste e orientate a sinistra: il problema è la restante parte dell’opinione pubblica internazionale, anche di quella conservatrice, che guarda con sospetto al non aver sentito una sola parola di chiarezza sulla collocazione euro-atlantica di alcuni partiti.

Augusto Minzolini, e con lui Nicola Porro, hanno consigliato Salvini, e in maniera molto più limpida e acuta di quanto non possano fare i vari Savoini e Capuano, di sciogliere, come ha fatto Giorgia Meloni, qualunque ambiguità e qualunque silenzio su questo spinoso argomento.

A fronte di un attacco concentrico, di melma sparata dalla sinistra su argomenti tanto pesanti, per quanto destituiti di fondamento, non si possono fare mere spallucce e parlare d’altro. Si deve contrattaccare e si deve dare un segnale, forte, inequivoco.

Pd sempre al governo

Stesso a dirsi sulla agenda sociale e su quella economica. In questi giorni, la sinistra ha già iniziato a delineare il suo libro dei sogni, lagnando l’interruzione della agenda Draghi come un vulnus insostenibile per un Paese che ha bisogno di essere rilanciato. Un Paese in crisi, sommerso da una spesa pubblica insensata e irrazionale, infeudato dietro redditi, sussidi, bonus e sempre più diviso tra garantiti e non garantiti.

Ma chi ha principalmente governato questo Paese declinante? Proprio il Pd! Il partito che tuona oggi contro le ricette economiche del centrodestra e che pure qui assegna patentini di accettabilità. Il partito dei garantiti, del sistema, inteso proprio come centro di potere irradiato negli snodi essenziali della sfera pubblica e del sistema culturale e d’opinione.

Caduto Berlusconi nel 2011, abbiamo avuto come presidenti del Consiglio direttamente riferibili al Pd: Enrico Letta (2013-2014), Matteo Renzi (2014-2016), Paolo Gentiloni (2016-2018). Abbiamo poi i governi che il Pd ha direttamente sostenuto, come quello tecnico di Monti succeduto alla caduta di Berlusconi, dentro cui il Pd infilò alcuni sottosegretari, o il mitologico Conte 2 (2019-2021).

Questo aspetto il centrodestra dovrebbe ricordarlo ai suoi avversari ogni singolo giorno che Dio manda in terra, evitando di controbattere con ricette economiche venezuelane che vanno invece pure quelle a parare nell’assistenzialismo più puro e nelle promesse irrealizzabili d’antan.

Dovrebbero farne un contro-mantra instancabile. E smettere di subire e appunto di fare spallucce, salvo poi lamentarsi della cattiveria dei propri avversari; perché, come scriveva Masoch, chi si lascia frustare merita di essere frustato.

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