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Eleuterio Riccardi, quel “classico” tra Simbolismo e Futurismo | CulturaIdentità

La Scuola Romana, nel gruppo di Giovanni Prini, l’esperienza tardo simbolista, rintracciabile nelle affinità con Leonardo Bistolfi, il postimpressionismo di Van Gogh, l’espressionismo “italiano” che Renato Barilli ed Alessandra Borgogelli definirono continente sommerso, rappresentano le matrici culturali dell’opera di Eleuterio Riccardi.

La sintesi di tali influenze, esaltata dalla capacità di rimanere sempre fedele ai temi della tradizione classica italiana, collocano l’artista tra i più interessanti interpreti della scultura del ‘900.

Che si osservi un suo dipinto o una sua scultura, l’innegabile ricerca di un rinnovato modello espressivo, grazie alla quale, a ragione, possiamo parlare di un personale stile di Eleuterio Riccardi, mai infrange completamente i canoni della tradizione classica.

Divisionisti alcuni tratti del suo stile per alcuni, fauvisti per altri, futuristi per altri ancora, Eleuterio Riccardi è in effetti una delle migliori testimonianze del ricco e variegato panorama artistico della sua epoca, una delle sue più originali espressioni.

Della sua ricchissima produzione, la Mostra permanente voluta dal Sindaco di Colfelice, Prof. Bernardo Don Francesco, proprio nella città che dette i natali all’artista (Colfelice 1884, Roma 1963), grazie soprattutto alla liberalità della Signora Gemma che delle opere paterne fece dono al Comune, offre una significativa sintesi.

Possiamo leggere in essa, infatti, i segni dell’interessante percorso di Eleuterio Riccardi: sculture, dipinti, ritratti, o immagini di essi, di un autore che non solo in Italia ha conosciuto fama e ricevuto apprezzamenti.

La ricca produzione del periodo londinese, prevalentemente dedicata ad uomini politici, le opere esposte sia alla Prima Quadriennale Romana del 1931 che alla Seconda Quadriennale Romana del 1935, l’attività pittorica del periodo a cavallo della seconda guerra mondiale, costituiscono un tassello significativo nel panorama artistico del ‘900.

Il suo estro, la sua genialità, come pure la sua inquietudine che, da quanto è dato sapere, spesso lo portò a distruggere le sue creazioni, saranno percettibili a quanti avranno modo di avvicinarsi alla sua conoscenza.

Sarà dall’interno di questo Palazzo, che da oggi custodirà i segni distintivi della sua opera, che risuonerà l’elevato messaggio culturale di un figlio della nostra terra.

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