fallisce-il-test-usa-di-intercettazione-di-un-missile-balistico

Fallisce il test Usa di intercettazione di un missile balistico

Una nave da guerra americana non è riuscita a intercettare un missile balistico a medio raggio (Mrbm) nel corso di un test effettuato al largo delle isole Hawaii lo scorso 29 maggio. L’unità navale ha lanciato una coppia di missili Rim-174 “Standard” SM-6, il cui obiettivo, secondo la Mda (Missile Defense Agency) statunitense era “dimostrare la capacità di una nave Aegis configurata per la difesa contro i missili balistici (Bmd) di rilevare, tracciare, ingaggiare e intercettare un bersaglio di missili balistici a medio raggio con una salva di due missili SM-6 Dual II. Tuttavia, non è stata raggiunta l’intercettazione”. L’Agenzia ha condotto il test Aegis Weapon System 31 Event 1 in collaborazione con la Marina degli Stati Uniti.

I funzionari del programma hanno avviato un’ampia revisione per determinare la causa di eventuali problemi che potrebbero aver impedito il buon esito dei lanci di prova e analizzeranno a fondo i risultati. Il Pentagono non ha specificato quale nave da guerra tipo Aegis fosse coinvolta, ma si pensa che possa trattarsi di un cacciatorpediniere classe Arleigh Burke, e non è stata indicata nemmeno l’area esatta in cui si è svolto il test, ma secondo fonti locali si sarebbe verificato da qualche parte a nord-ovest delle Hawaii.

La Missile Defense Agency conduce regolarmente prove di difesa missilistica che coinvolgono missili a raggio medio, intermedio o del tipo intercontinentale. Lo scorso 17 novembre un altro missile della famiglia Standard, un Rim-161 SM-3 Block 2A, lanciato sempre da un cacciatorpediniere, è stato in grado di intercettare un Icbm (Intercontinental Ballistic Missile) sulle acque del Pacifico. In particolare quello di novembre è stato il primo in assoluto a dimostrare la capacità del missile SM-3 di colpire il suo bersaglio nello spazio, soddisfacendo il mandato del Congresso per valutare la capacità o meno dello “Standard” di neutralizzare la minaccia data da un missile balistico intercontinentale prima della fine dello scorso anno, in quanto il Rim-161 è stato originariamente progettato per colpire gli Irbm, ovvero i missili balistici a raggio intermedio.

Il missile SM-6 è stato invece testato con successo contro missili balistici in almeno altre due occasioni precedenti: la prima il 14 dicembre 2016 quando dal cacciatorpediniere Uss John Paul Jones (Ddg-53), era stata sparata con successo una salva di due missili SM-6 Dual I contro un bersaglio composto da missili balistici a medio raggio, dimostrando la capacità del sistema difensivo endo-atmosferico Sea Based, la seconda ad agosto dell’anno successivo quando sempre la stessa unità navale ha lanciato il medesimo missile che ha intercettato un Mrbm sempre sopra le acque dell’Oceano Pacifico.

Risulta alquanto singolare il fatto che, mentre da un lato del globo si falliva nell’intercettare un missile balistico, quasi nelle stesse ore dall’altro lato l’obiettivo veniva centrato. Sappiamo infatti che durante l’esercitazione Nato Formidable Shield 2021, a cui ha partecipato anche la Marina Militare italiana, il cacciatorpediniere Uss Paul Ignatius ha distrutto un missile balistico in stretta collaborazione con la fregata olandese De Zeven Provincien. In una nota si legge che “utilizzando il nuovo radar Smart-L Multi-Mission/Naval, i Paesi Bassi diventano l’unico paese europeo in grado di scansionare contemporaneamente lo spazio aereo oltre l’atmosfera ed il cielo fino a 2mila chilometri per le minacce aeree, come i missili (balistici n.d.r.). Il radar usato per portare a termine la missione durante l’esercitazione “vede” simultaneamente le minacce nello spazio aereo e può comunicarne la posizione a quelle unità dotate di assetti missilistici idonei per la loro intercettazione, come appunto le Aegis statunitensi, che in questo caso particolare hanno usato un SM-3.

Il missile SM-6, a differenza dell’SM-3 nato esplicitamente per colpire missili balistici, è un vettore trivalente: è infatti l’unico in grado di eseguire compiti antiaerei, difesa antimissili balistici e compiti di guerra anti-superficie, come ha dimostrato di saper fare qualche settimana fa durante l’esercitazione, tenutasi al largo della California, Unmanned Integrated Battle Problem 21.

L’esercitazione Formidable Shield 2021, proprio grazie al successo dell’intercettazione congiunta, rappresenta una pietra miliare per lo scudo antimissile europeo, che così può vedersi aggiunta una nuova componente di scoperta precoce, se pur di tipo navale.

Tornando sul fronte del Pacifico, il test effettuato sabato al largo delle isole Hawaii è forse il motivo per cui in quello specchio d’acqua è stata osservata una nave spia russa. La Kareliya, della classe Vishnya, è stata vista venerdì scorso circa 13 miglia nautiche a ovest dell’isola di Kauai, secondo fonti open source di intelligence, cioè appena fuori dalle acque territoriali degli Stati Uniti. La nave per la raccolta di segnali (Sigint – Signal Intelligence) appartiene alla Flotta Russa del Pacifico con sede a Vladivostok ed è una una delle sette unità di questo tipo della Voenno-morskoj Flot (la Marina Russa) che hanno il compito di intercettare e decifrare le trasmissioni dell’avversario.

Un’attività che si è sempre fatta e che sta tornando particolarmente di moda, da parte della Russia e della Cina, grazie all’attuale clima geopolitico che sembra essere tornato ai livelli di tensione che si registravano durante la Guerra Fredda.

Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *