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Giorgia Meloni e quel discorso che aspettavamo da anni | CulturaIdentità

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Italia 90! No, non è il ricordo del Mondiale di casa nostra. Quello della Nazionale forse più bella. Sicuramente più sfortunata. No, è il numero di volte che la parola Italia compare nel primo discorso alla Camera di Giorgia Meloni. Con l’aggettivo “italiano” in tutte le sue declinazioni si arriva a 120. Pure la parola “Nazione” ricorre spesso. Ben 55 volte.

Si è ovviamente già aperta una gara fra gli osservatori antipatizzanti. Quindi la maggior parte. Vi sarà chi dirà che sono solo parole. Come non dargli torto? Trattandosi di un discorso sarebbe decisamente bislacco aspettarsi altrimenti. Chi dirà che è la classica testimonianza di una post fascista al governo. Che barba che noia, che noia che barba. Avrebbe detto Sandra a Raimondo. Chi dirà che Meloni non è più di destra e quindi “non puzza più”. Un po’ per riposizionarsi perché il governismo è più contagioso del covid. Un po’ per mancanza di critiche. Al netto di tutto questo prevedibile circo, il discorso di Giorgia Meloni presenta aspetti degni di nota a tratti rivoluzionari rispetto al passato.

Accanto ad Italia e Nazione ricorrono frequentemente le parole libertà, famiglia e impresa. Giorgia Meloni cita Roger Scruton uno dei più influenti pensatori contemporanei e padre del conservatorismo attuale. La conferma di un percorso politico che Giorgia sta costruendo da tempo. La destra sociale che si fa conservatorismo. Un richiamo fortissimo alle identità. Quelle nazionali e quelle locali. Le prime nel ricordare come la peculiarità europea non sia quella di un super Stato bensì “Nazioni (nel dattiloscritto ufficiale la n è maiuscola) con storie millenarie, capaci di unirsi, portando ciascuna la propria identità come valore aggiunto”. Le seconde nel ribadire come “ogni campanile e ogni borgo è un pezzo della nostra identità da difendere. Penso in particolare a quelli che si trovano nelle aree interne, nelle zone montane e nelle terre alte”.

Non possiamo noi di CulturaIdentità non essere d’accordo. Nessuna stucchevole retorica europeista. L’Unione Europea -oggi un mostro burocratico- nasce come Comunità del Carbone e dell’Acciaio necessaria ad assicurare soprattutto sicurezza energetica ai paesi fondatori. Alla luce della situazione attuale, missione fallita. Meloni ribadisce anche ed ovviamente la saldezza dell’alleanza atlantica soprattutto nella necessità di sostenere l’Ucraina contro la Russia. Non dice che vi sono molti alleati da sostenere non solo l’Ucraina. Ad esempio l’Italia che paga un costo enorme in termini di caro energia esacerbato dalle sanzioni. Comprendiamo che quella non fosse la sede per aprire una riflessione del genere. Sarebbe stata subito strumentalizzata. Ci aspettiamo però che queste istanze siano avanzate subito colloqui con Washington. E’ li che si passa agli atti concreti.

E comunque libertà. La parola ricorre spesso. Pur non facendo Giorgia sfoggio di liberalismo. Parola vuota. La libertà come proposito di non disturbare chi fa impresa. Libertà intesa come rapporto fra pari fra stato e cittadino. Libertà come proposito di completo abbandono del modello Speranza nella gestione delle pandemia. Basta con greenpass, restrizioni e obblighi per intendersi. Intendimenti che ad Enrico Letta fanno venire i brividi. Parole sue. Parole che riesce a trovare a distanza di molte ore dal discorso. Deve aver provato a scervellarsi per trovare critiche possibili. Ha scelto questo punto del discorso. Beato lui e povero noi. Anche qui ovviamente cara Giorgia ci aspettiamo che dalle parole si passi rapidamente ai fatti cancellando l’abominevole sospensione di migliaia di sanitari non vaccinati.

Ma è sul fronte energia che il presidente Meloni promette concretezza e rapidità di azione. Anche a costo di sacrificare nell’immediato altre promesse elettorali perché l’emergenza incombe. Non rimane che attenderla all’opera, ma se il buongiorno si vede dal mattino possiamo dire che siamo distanti anni luce rispetto al passato. Quello neanche troppo lontano in cui Renzi si vantava di portare battaglie in Europa non perché fossero nell’interesse nazionale ma europeo. Su questo punto Giorgia è stata chiara. Prima di tutto l’interesse degli italiani nei nostri sforzi diplomatici. Il richiamo ad Enrico Mattei rimane in tal senso la parte forse più pregevole del suo discorso di insediamento. Quindi in bocca al lupo e avanti tutta.

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