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I dubbi legittimi sulla ubicazione della casa di comunità

di Claudio Lattanzi

Che Orvieto sia stata scelta come sede per la realizzazione di una delle diciassette case di comunità che sorgeranno in Umbria è notizia sicuramente importante e positiva in vista di quel miglioramento dei servizi sanitari che tutti auspichiamo. La scelta di ubicarla nei locali dell’ex ospedale di piazza duomo solleva invece delle perplessità da tenere nella dovuta considerazione in una visione generale di come pensiamo debba essere la città dei prossimi anni. L’associazione Prometeo ha sollevato forti dubbi e le risposte che sono finora venute dalle istituzioni non sembrano averli diradati.

Il tema posto con maggiore insistenza è quello di avere un convincente piano del traffico che valga ad evitare che quella parte del centro storico non debba rimanere intasata di auto nel momento in cui, tra un paio d’anni nella previsione più ottimistica, sarà realizzata la nuova struttura in piazza duomo a cui farà riferimento un bacino di almeno 50 mila persone. L’alternativa che viene proposta è di prendere in considerazione la ex mensa della caserma Piave (ridotta in rovina) che la Regione acquistò dal Comune nel 2008 con l’espressa volontà di realizzarvi quella che allora era denominata casa della salute.

Fu uno strano acquisto, secondo molti favorito in realtà dalla decisione della Regione di immettere denaro fresco nelle casse del Comune in difficoltà, in nome di una solidarietà politica più che di una reale progettualità legata al futuro degli ambulatori e degli uffici della Asl, in una riorganizzazione complessiva dei servizi che avrebbe dovuto liberare anche l’immobile di via Postierla.

Uno strano acquisto su quale non si capisce bene per quale motivo nessuno abbia mai inteso accendere un faro, a partire dalla Corte dei Conti che forse potrebbe avere interesse a capire come sia possibile che la Regione investa soldi per compiere un’operazione tanto importante salvo poi dimenticarsene del tutto per 14 anni senza che nessuno abbia niente a che ridire. Mistero.

Ma torniamo alle prospettive di Orvieto. Quali sarebbero i vantaggi e gli svantaggi di collocare la casa di comunità nella ex mensa piuttosto che nell’ex ospedale? Da quanto si è capito finora, l’argomentazione contraria, di ubicarla cioè in piazza duomo, sarebbe legata al fatto che la ristrutturazione dell’ex ospedale comporterebbe costi minori, trattandosi in fondo di destinazioni d’uso analoghe.

Argomentazione logica, ma quale sarebbe la differenza di prezzo? E’ giusto chiederselo perchè portare la casa di comunità all’interno della ex Piave potrebbe invece implicare alcune prospettive che sembrano interessanti. Intanto verrebbe avviata una prima e non irrilevante riqualificazione della Piave che è sempre stata e deve tornare ad essere una città nella città e che, fino a metà anni Ottanta, ospitava fino a cinquemila reclute dell’esercito, in grado di sostenere da sole un terzo dell’economia del centro storico.

In vista di un invocato intervento sulla Piave che dovrebbe interessare i tre blocchi immobiliari (l’edificio enorme delle camerate, l’ex palazzina degli ufficiali e la ex mensa), ci si troverebbe con uno dei tre poli già rifunzionalizzato. Non solo, ma la struttura sanitaria all’interno della Piave potrebbe rappresentare un fondamentale elemento di traino in vista della vera partita che prima o poi speriamo qualcuno giocherà, cioè trovare una soluzione complessiva alla ex caserma.

Avere centinaia di persone che già si muovono quotidianamente in quello spazio significherebbe infatti creare una base economica per eventuali attività commerciali che potrebbero costituire parte della futura “soluzione Piave” e che sarebbe dunque più facile attrarre e poi sostenere. Ovviamente non ci sarebbero nemmeno troppi problemi di traffico grazie alla capienza di piazza d’Armi.

Prendere due piccioni con una fava, cioè realizzare la casa di comunità e al contempo risolvere un pezzo non piccolo del problema Piave può rappresentare un’opportunità da cogliere anche mettendoci soldi propri (cioè del Comune) per colmare la differenza nei costi di ristrutturazione rispetto a quelli che comporterebbe l’intervento sull’ex ospedale? Mettere a confronto i due preventivi e progetti sarebbe utile e interessante per capirlo.

L’altro elemento è quello dell’albergo di lusso, a cinque stelle, di cui Orvieto ha sempre avuto necessità e che le forze imprenditoriali locali non hanno le risorse per realizzare. Per un quindicennio si è aspettato qualche grande gruppo che potesse effettuare questo investimento qualificante da cui dipende anche il futuro di un centro congressi che in trent’anni non hai funzionato come avrebbe dovuto.

Per quindici anni si è sempre pensato che la sua destinazione naturale fosse ovviamente piazza duomo. Adesso che lì si sta invece per collocare la nuova struttura sanitaria significa dunque che abbiamo archiviato per sempre il progetto dell’albergo di lusso? L’obiettivo è stato accantonato?

Ci siamo raccontati favole per tutti questi anni? Eppure il caso del Ludwig, varato in pompa magna e con successo cinque anni fa a Bolsena, dovrebbe ricordarci che le vie dell’imprenditoria sono infinite e che un grande investimento del genere è possibile e perseguibile. E se fra tre anni si presentasse un’importante catena alberghiera interessata ad investire su Orvieto, che facciamo? Li indirizziamo all’ex mensa della caserma? magari ricomprandola dalla Regione?

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