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I veri ricchi che Letta ignora

di Gianluigi Paragone.

Da quando è arrivato in Italia dalla Francia, Enrico Letta ha dimostrato uno stato confusionale da primato olimpico. Mentre infatti l’Italia è sull’orlo di una crisi di nervi per la combinazione maledetta dettata dall’emergenza Covid e dalla incapacità gestionale dei due governi che la stanno affrontando, il politico che tanto piace alla gente che piace si è cimentato su nuovi diritti (ius soli e ddl Zan) come fossero le battaglie della vita e su una nuova tassa da appiccicare addosso ai “più ricchi” al fine di cominciare a ripagare il debito che stiamo cumulando. (Ma non erano soldi da non restituire? A fondo perduto? Garantiti dalla Bce?)

Sull’entusiasmo generato dai nuovi diritti, basterebbe ricordare che sarebbe buona cosa presidiare i vecchi diritti mai così maltrattati come negli ultimi anni, cominciando dal diritto al lavoro. Lo sa Enrichetto Letta dello sfruttamento dei lavoratori? Lo sa dei licenziamenti effettuati con logiche padronali in aziende dove lo Stato ci sta mettendo soldi pubblici?

Sulle tasse, invece, al signor Letta diciamo: prima di fare la battaglia sui più ricchi (alcuni dei quali spendono in proporzione e stimolano la domanda interna, ma va beh), perché Letta non butta l’occhio sui regali che stanno facendo a banche, banchieri e multinazionali? La famosa Google Tax al 15 per cento su scala globale è una colossale presa per i fondelli, un ricatto bello e buono: siccome non sanno smontare i paradisi fiscali (paradisi fiscali che l’Unione Europea ha legalizzato di fatto con le normative in Lussemburgo, Irlanda, Olanda, Malta) ecco che regalano una aliquota unica agli over the top così che potranno accrescere i loro fatturati e cannibalizzare ancor più le realtà produttive penalizzate da una parte dagli ott e dall’altra dai sistemi fiscali nazionali. Altro che la tassa sulla successione da far pagare ai ricchi: qui si continuano a regalare frontiere fiscali alle strabordanti élite perché non si ha la capacità di frenare questi Super Stati paralleli.

Ecco perché la proposta di Letta è inutile e ottusa: non si tratta di tassare i ricchi, ma di far pagare le multinazionali secondo la proporzionalità dei loro fatturati. Confesso che mi sono rotto le scatole di vedere i nuovi Padroni mondiali vestire i panni dei filantropi dopo che si sono riempiti le tasche con la montagna di soldi che governi complici e deboli hanno consentito loro di fare. Allora dico: se una tax unica globale al 15 per cento vale per le 100 multinazionali più grosse, allora a maggior ragione si riveda la fiscalità italiana per le nostre aziende del Made in Italy: alla global tax rispondiamo con una italian tax. E si riveda pure la fiscalità a favore dei lavoratori al fine di reinserire i disoccupati nel mercato del lavoro. 

E a coloro che ci ricordano l’aumento del debito (tra i quali Enrichetto Letta) diciamo: o se ne fa carico l’Europa cancellandolo oppure iniziamo a giocare come fanno le multinazionali. A brigante, brigante e mezzo. Loro evadono a norma di legge, noi paghiamo i debitori come vogliamo noi. E vediamo se hanno il coraggio di far fallire l’Italia!

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