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Il caos dei tamponi per chi arriva nel Regno Unito

Arrivare in Gran Bretagna è sempre più complicato e soprattutto molto costoso, ma alla crescente richiesta di informazioni e adempimenti (in barba alla privacy) non sempre corrisponde un servizio all’altezza.

Gli italiani che hanno già potuto verificarlo di persona non sono pochi e questa volta si trovano in ottima compagnia, perché il malfunzionamento della macchina burocratica azionata dal Covid penalizza tutti e non fa sconti nemmeno agli inglesi.

Il governo guidato da Boris Johnson ormai decide condizioni, prezzi e tempi indipendentemente dalle regole stabilite in Europa, ma di fatto dimostra di non essere ancora in grado di fare scuola.

Le regole per entrare nel Regno Unito

Le regole anti-Covid per l’immigrazione sono queste. Chi arriva da un paese nella lista “Verde” (in Europa, di fatto, solo il Portogallo), prima della partenza, deve prenotare un tampone  fornito dall’elenco di cliniche  pubblicato dal sito del governo ed effettuarlo a due giorni dall’arrivo e non ha nessun obbligo di quarantena.

Chi arriva da un paese della lista “Amber”, quella in cui rientrano l’Italia e gli altri paesi europei, deve fare una quarantena di dieci giorni e sottoporsi a due tamponi, il giorno 2 e il giorno 8.

Infine, chi arriva da un paese della lista “Rossa” deve stare in quarantena in hotel indicati dal governo, pagare un conto di 1.750 sterline e sottoporsi a due tamponi. Il tutto, indipendentemente dal fatto di essere vaccinati.

Dalle belle speranze ai fatti, però, la musica cambia. Per chi arriva in Gran Bretagna, il calvario dei Covid-kit è una costosissima roulette. Il protocollo studiato a Londra prevede che il viaggiatore, dopo essere stato costretto a comprare il suo pacchetto di test prima della partenza, al suo arrivo se lo ritrovi davanti alla porta del luogo in cui trascorrerà l’isolamento.

Peccato che sempre più denunce dimostrino che questo non accade, per disorganizzazione, per mancanza di forniture e per pasticci postali vari e la stagione estiva, con il conseguente aumento del traffico passeggeri, non è neanche iniziata.

Di più, pagando un minimo di 50 Sterline, e sempre solo privatamente, è possibile tentare di ridurre il periodo di segregazione forzata.

Ordinando un test-to-release, al quinto giorno di quarantena, con un risultato negativo si può riguadagnare la libertà.

Ma anche in questo caso, non esiste garanzia sulla consegna del tampone ne’ del responso. Un altro terno al lotto.

Cosa non funziona nel Test & Trace inglese

Ad oggi, sono in costante aumento non solo le persone che affermano di non aver ricevuto i kit a domicilio, ma anche coloro che avendoli ricevuti, dopo averli rispediti al mittente non hanno mai avuto l’esito. Sul sito dei consumatori Which? c’è chi dichiara di aver aspettato più di 10 giorni, il che significa mandare all’aria impegni e progetti dopo aver buttato centinaia di Sterline, con la benedizione del governo.

Il problema nasce principalmente dal fatto che di questi fornitori privati non si può fare a meno, perché sono l’unico lasciapassare  ritenuto “valido”, per entrare nel Paese.

Il sito del governo pubblica la lista dei centri accreditati e ognuno di loro fa il suo prezzo. Il pacchetto più economico costa non meno di 90 sterline e, se non viene prenotato col giusto anticipo, si può arrivare a spenderne anche 400. Il Daily Mail ha riportato il caso di una famiglia con tre bambine che ha pagato 665 Sterline, più tutto il costo della vacanza.  Deputati, associazioni dei consumatori e dell’industria del settore viaggi hanno avviato una campagna per chiedere al governo di cominciare ad adeguare i costi dei test a quelli europei, tagliando l’IVA, e poi di seguire l’indicazione dell’OMS che ha detto agli stati di fornire i tamponi gratuitamente.

Il ruolo della Sanità pubblica

Dopo aver speso tutti quei soldi senza avere garanzie, per il malcapitato arriva anche la beffa, così come testimoniato dalle esperienze riportate in un articolo pubblicato dal quotidiano The Guardian.  Quando i kit non arrivano, ci si  rivolge al sistema sanitario nazionale (NHS).

E qui sta l’inghippo che fa sorgere molti dubbi.

L’NHS fornisce il tampone per il Covid fai-da-te a costo zero. La validità è certificata, un call centre risponde tutti i giorni, anche quando è festa e se ci sono problemi si sa a chi fare appello.

Al contrario, la maggior parte dei centri privati convenzionati sembrano miraggi, difficilmente rispondono al telefono e hanno indirizzi e mail che non danno segni di vita.

Contattati direttamente, gli addetti al numero prenotazione Covid Test dell’NHS spiegano di essere consapevoli della situazione, sono disponibili a fornire un altro test e diligentemente prendono nota del fornitore inadempiente. Sanno anche che è molto difficile mettersi in contatto con questi privati, rivolgono le domande di rito e ci mettono una toppa. Nel giro di 24 ore recapitano, a costo zero, il pacchetto  per effettuare il test che non si è ottenuto pagando.

Colpisce che, alla fine, l’unica via d’uscita sia rappresentata dal sistema sanitario nazionale che agisce gratuitamente.

Ciò che risulta poi ancora più incredibile, in tutta questa faccenda, è che anche i lavoratori dell’NHS, che come prassi vengono sottoposti regolarmente a controlli, hanno denunciato ai microfoni di BBC Radio4 di essersi visti rifiutare il permesso di passare al check-in, perché il loro tampone molecolare non era ritenuto “valido”. Anche per l’uscita dal Paese, il test deve essere fornito dai centri privati accreditati.

Un sistema che non può reggere

Rispondendo al Guardian, un portavoce del governo ha fatto sapere che la disponibilità dei test è totalmente a carico di questi centri che devono garantire livelli standard minimi e che la situazione è sempre monitorata, così come le prestazioni delle strutture. Poi, se il servizio fornito non si dimostra all’altezza – ha garantito – questi ricevono un preavviso di cinque giorni per rimediare e se ciò non avviene, vengono rimossi dalla lista.

Decisamente un pò poco se si considerano i disagi provocati dal disservizio.

Il sistema in questo modo non può funzionare e le avvisaglie erano già note da mesi. La BBC, lo scorso Marzo, denunciava l’inefficienza di molti dei 325 laboratori privati attivi solo in Inghilterra (a rendere tutto più complicato, Scozia e Galles osservano regole diverse).

“Ci scusiamo ma abbiamo finito le forniture” è la scritta che fa capolino nella home page di uno dei fornitori finiti nella lista nera delle chat di chi si scambia info utili prima e dopo la partenza.

Ma l’indicazione arriva quando è troppo tardi e il disservizio ha già colpito chi aveva pagato e si ritrova senza nulla in mano, proprio come è successo a chi scrive.

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