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Il doppio jolly di Mosca nella guerra in Ucraina

Influenzare il proseguo della guerra in Ucraina utilizzando, come strumento strategico, i molteplici referendum di annessione annunciati: potrebbe essere questa l’ultima mossa pensata da Vladimir Putin per dare una svolta al conflitto.

Le amministrazioni filorusse che controllano le regioni di Kherson, Zaporizhzhia, Donetsk e Lugansk hanno infatti scoperto le loro carte in mattinata, sottoponendo l’annessione alla Russia alle popolazioni locali. Negli oblast separatisti di Donetsk e Lugansk, così come a Kherson, le consultazioni si terranno dal 23 al 27 settembre, mentre a Zaporizhzhia, pare, soltanto nella giornata del 23.

Al di là del pur rilevante messaggio politico, ovvero annettere un territorio conquistato, il segnale lanciato dal Cremlino presenta una dimensione ancor più rilevante. Supponendo – come appare evidente – che tutti i referendum diano un esito favorevole a Mosca, i territori coinvolti nelle consultazioni diventeranno teoricamente russi.

A quel punto, allora, nel caso in cui le suddette regioni dovessero essere attaccate dagli ucraini, il Cremlino potrebbe reagire per difendere il proprio “nuovo” territorio nazionale. Si da il caso che la dottrina difensiva russa preveda anche l’uso di armi nucleari.

L’ombra delle armi nucleari

Detto altrimenti, ogni possibile offensiva o attacco ucraino negli eventuali territori trasformati in possedimenti russi, sarebbe catalogata da Mosca alla stregua di minaccia alla sicurezza nazionale. Sappiamo che il Cremlino può affidarsi, tra le varie armi a disposizione, anche ad ordigni tattici dotati di un raggio di azione compresto tra 1,5 e 2 chilometri.

Nel corso di un’intervista all’emittente Cbs, Joe Biden è stato chiarissimo. Il presidente statunitense ha dichiarato che se il suo omologo russo, messo alle strette, decidesse di fare ricorso alle armi nucleari, tutto questo cambierebbe “il corso della guerra come mai nessuna cosa dai tempi della Seconda Guerra Mondiale”.

E all’intervistatore che gli chiedeva quali sarebbero le conseguenze di un’azione del genere da parte di Putin, Biden ha risposto: “Pensa che io le direi se sapessi esattamente quali sarebbero? Ovviamente non starò a dirle, ci saranno conseguenze”. I russi, ha aggiunto, “diventerebbero sempre più dei paria nel mondo e a seconda della portata di quello che hanno fatto si determinerebbe la risposta da dare”.

La dottrina difensiva della Russia

Abbiamo parlato della dottrina difensiva della Russia. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, rispondendo ad una domanda sulla possibilità che Mosca usi armi nucleari nel conflitto in Ucraina, ha consigliato al suo interlocutore di leggere la dottrina. “È tutto scritto lì”, ha ribadito Peskov.

Ricordiamo che la dottrina di Mosca prevede, tra l’altro, l’uso di armi nucleari tattiche in caso di aggressione contro la Federazione Russa che metta a repentaglio “l’esistenza” ma anche “la sovranità e l’integrità territoriale dello Stato”.

“I russi hanno deciso di rispondere in modo asimmetrico alla controffensiva ucraina. Pensano che il referendum illegale impedirà agli Himars e alle Forze armate di distruggere gli occupanti sulla nostra terra”, ha scritto su Twitter il consigliere della presidenza ucraina, Mikhailo Podolyak.

I referendum “non cambieranno nulla”, ha rincarato la dose il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba. “Nè falsi referendum nè mobilitazioni ibride cambieranno nulla”, ha avvertito, aggiungendo che “l’Ucraina ha tutto il diritto di liberare i suoi territori e continuerà a liberarli, qualunque cosa facciano in Russia”. Il mondo intero trattiene il fiato.

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