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Il rischio blackout potrebbe portare a scenari apocalittici: sarà estinzione dei tecno-europei?




Roma, 13 lug – Stando a quanto dicono gli esperti, la crisi idrica e di siccità che stiamo attraversando, potrebbe portare anche ad una serie di blackout. In questa situazione di “emergenza climatica”, come la chiamano i metereologi, è proprio l’estate a presentare le maggiori problematiche. Lasciamo però perdere per un attimo gli appelli dei carostrofisti del clima e concentriamoci su quanto realmente sta accadendo. O su quanto di più assurdo potrebbe accadere.

Le risorse energetiche

Per la sua posizione geograficamente strategica, composta da una morfologia idrogeologica adattatisima alle sue esigenze, l’Italia è uno dei territori al mondo più ricchi di risorse. Tra questi, inutile dirlo, vi sono certamente le risorse idriche. Se in questo momento la maggior parte dei lettori penserà al mare, in realtà i potenziali maggiori li troviamo in montagna. Lo scioglimento dei nostri ghiacciai, delle nevi e le falde alpine, rappresentano infatti un grande potenziale che pochi paesi possono vantare.

l’Italia Fascista lo comprese subito, sfruttando i dislivelli acquatici alpini per generare energia. In tutto l’arco alpino, partendo dal Trentino Alto Adige per poi toccare le due estremità nazionali a est e ovest, fin dai primi anni del Ventennio vennero costruite grandi opere pubbliche destinate a fare scuola in tutto il mondo. l’Italia divenne un gigantesco cantiere con costruzioni di dighe e centrali idroelettriche che, ancora oggi, sfruttano la forza corrente dell’acqua. Una straordinaria potenza energetica che sembrava avere risorse infinite.

La crisi idrica

Passano però gli anni e, dal minimo usufrutto energetico dei primi decenni del secolo scorso, oggi l’uomo occidentale continua ha reclamare sempre più energia per i suoi bisogni. Reali o futili che siano, a differenza delle grandi industrie, della sanità o di altri settori indispensabili per la nazione, da solo, il cittadino medio ha oggi un esigenza energetica ben poco giustificabile. Sempre più viziato, l’europeo del terzo millennio ha barattato la propria energia fisica e intellettuale in cambio di strumenti artificiali che raggiungono per esso gli stessi risultati. Le comodità borghesi hanno raggiunto picchi altissimi, accessibili con il minimo sforzo ad ogni fascia sociale.

Non ci si può sostituire alla natura

Pretendiamo il caldo estivo in inverno e la frescura invernale l’estate. Perennemente attaccati a saune e climatizzatori ci sostituiamo a madre natura ordinando online il nostro clima ideale. Ancora però, fortunatamente, non ci è dato intervenire sull’alto dei cieli. In una situazione come l’attuale, in cui l’Italia abbisogna di abbondanti precipitazioni atmosferiche per l’agricoltura e la produzione energetica, la natura riporta l’uomo dinnanzi ai suoi limiti e lo pone di fronte alle sue responsabilità e alla sua ingordigia. A nulla serviranno dunque improvvisate danze della pioggia neopagane in riva a un Po in secca. La siccità persiste e le bibite gassate non ci salveranno.

Mea culpa, mea grandissima culpa

Millemilamigliardidimilioniditrilionidicoglioni di chilowatt attaccati nello stesso istante per climatizzare case, uffici e set televisivi nei quali ci raccomandano ipocriti risparmi energetici. Una catastrofe mediatica, prima ancora che ambientale, che arriva a terrorizzare perfino suocere e casalinghe alle prese con aspirapolveri, dildi e frullatori. Gli allarmismi dei mezzibusti televisivi paragonano la centrifuga delle nostre lavatrici al lancio di missili balistici tra Russia e Ucraina. Non vi è più via di scampo dai sensi di colpa, neppure per aver trapanato la parete del balcone per appendere un pannello fotovoltaico. Tutto questo delirio, ovviamente, accade proprio mentre chi realmente potrebbe limitare l’uso di apparecchiature elettriche non lo fa. Istituzioni in testa.

Blackout down

La principale e più immediata conseguenza di questo vortice di fantastronzate appena descritte, potrebbe essere una serie di blackout energetici. Interi quartieri, città o provincie rischierebbero di rimanere al buio riportando l’uomo “nelle caverne”. L’interruzione della corrente e della rete spegnerà il fuoco della civiltà biomeccanica privando l’uomo del sapere. Un de-evoluzionismo ci porterà a deambulare come scimpanzé tra il buio dell’umanità, in cerca di qualche tacca sullo smartphone per lamentarci con le compagnie telefoniche. L’uomo si perderà negli abissi del mondo, terrorizzato dalla natura e ignaro dei propri istinti. Il declino delle Smart City durerà forse pochi minuti ma, per molti occidentali di ogni generazione, sembrerà un evento epocale. Altro che Era glaciale signori; qui veramente rischiamo l’estinzione virtuale.

Blackout chinese tekaway

Nell’ultra-popolata Cina, i blackout avvengono già da moltissimi anni. Nonostante le centrali nucleari presenti sul territorio, intere regioni della Repubblica popolare rimangono prive di corrente anche per giorni interi, se non settimane. La sovrapopolazione delle grandi metropoli dagli occhi a mandorla esige una quantità di energia difficilmente fronteggiabile e, spesso, a rimetterci sono le piccole località. Come avviene in Italia, anche in Cina le maggiori risorse idroelettriche arrivano dagli alti monti himalayani. Questo, è uno dei principali motivi per cui i capital-comunisti di Pechino non rinunceranno mai all’occupazione del Tibet. Lasciando al buio intere zone della Cina, i sudditi dello Stato maoista di tanto in tanto innescano rivolte popolari che sfociano spesso in episodi di cruda violenza, subito repressi nel sangue. Ma, trattandosi della superpotenza Cina, i panni sporchi rimangono a lavarsi in famiglia, senza che nessuno ci metta bocca.

13 luglio ’77, Usa in fiamme

Ma se il sistema cinese gode di una ferrea censura mediatica, autarchica e impermeabile al resto del globo, in Occidente la questione è assai diversa. Nel 2019, negli Usa, un blackout colpì un’ampia fascia di Midtown Manhattan. Ciò accadde proprio nel 42° anniversario della grande interruzione di corrente che coinvolse la città del 1977. Il blackout iniziò intorno alle 21:30 del 13 luglio ’77 e durò per 25 ore. La città statunitense era sprofondata nell’oscurità. Dalle metropolitane ai principali snodi stradali i pendolari erano rimasti bloccati. Gravi incidenti automobilistici con decine di vetture coinvolte si verificarono a causa dei semafori fuori uso. Allo Shea Stadium, i Mets furono costretti a interrompere una partita contro i Chicago Cubs al sesto inning. Ma le situazioni più gravi, ebbero luogo tra Bushwick e il Bronx, dove la prolungata interruzione di corrente portò a saccheggi, omicidi e incendi dolosi.Il blackout costò a Manhattan oltre 300 milioni di dollari, sia direttamente che indirettamente. Nei quartieri colpiti da incendi di edifici o saccheggi, il processo di ripristino della normalità durò anni.

Uno scenario apocalittico

A parte qualche breve blackout energetico, breve grazie soprattutto alle nostre risorse idroelettriche, in Italia non si sono mai registrate finora grandi problematiche. Finora. Un domani questo scenario apocalittico potrebbe improvvisamente verificarsi anche da noi, sfociando in situazioni che possiamo al momento solo immaginare, memori di film nemmeno troppo distopici. Telecamere di sorveglianza fuori uso, lampioni spenti e orde di nativi e stranieri che si aggirano nelle strade con la bava alla bocca. Una situazione fuori controllo all’italiana potrebbe fare impallidire anche le gang del Bronx o la criminalità mandarina. Potrebbe. Ma vista la non-ribellione espressa dagli italiani durante i lockdown pandemici, è tristemente molto più probabile che essi preferiscano imbottirsi di psicofarmaci e antidepressivi per superare il problema.

Andrea Bonazza

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