inchiesta-della-stampa-su-rapporti-con-putin-e-terremoto-giudiziario-a-terracina:-chi-c’e-dietro-gli-scandali-di-lega-e-fdi

Inchiesta della Stampa su rapporti con Putin e terremoto giudiziario a Terracina: chi c’è dietro gli scandali di Lega e FdI

Manina di destra o di sinistra?

Claudia Fusani — 29 Luglio 2022

Inchiesta della Stampa su rapporti con Putin e terremoto giudiziario a Terracina: chi c’è dietro gli scandali di Lega e FdI

Diciamo che un “colpo” per uno non fa male a nessuno. Di certo, tra i due, è assai meglio assestato quello diretto a Matteo Salvini perché ipotizzare “ombre russe dietro la crisi di governo italiana” e che il Capitano possa essere una di quelle, è un fango assai più difficile da levare. Serio, è anche doc nel senso che ha il timbro di una procura, quello diretto a Fratelli d’Italia: “Indagato a Terracina l’ex portavoce di Giorgia Meloni”, l’ipotesi è turbativa d’asta, l’inchiesta mare è quella che vede arrestata (domiciliari) per corruzione la ormai ex sindaca di Terracina Roberta Tintari, qui eletta nel 2020 con il centrodestra. “Solo” indagini, per carità, garantisti fino al terzo grado di giudizio. E però è un venticello che si alza e soffia.

“Adesso comincerà il fango contro di me” ha messo le mani avanti Giorgia Meloni due giorni dopo la caduta del governo Draghi, l’avvio della campagna elettorale e l’inizio dell’ultimo miglio che dovrebbe portarla alla guida di palazzo Chigi. La leader di Fratelli d’Italia ce l’aveva in quelle ore con i titoli della stampa estera e italiana che evocavano il rischio fascismo. Ma il pensiero vero era ed è già ad eventuali inchieste e dossieraggi che possono essere armati nelle prossime sette settimana. La voglia di vincere è tanta. Quella di perdere pure. Non stiamo dicendo che ci sia una regia tra le due cose. E però si sa come si dice, “accidenti alle coincidenze”. E le coincidenze portano a dire che nel centrodestra sarà battaglia fino all’ultimo giorno.

Alla faccia dell’alleanza. Non c’è dubbio che “Le ombre russe dietro la crisi” (titolo de la Stampa di ieri mattina) siano il colpo meglio assestato. Target: Salvini e la Lega. Il quotidiano pubblica ampli stralci di report d’intelligence (italiana?) che raccontano come “a fine maggio il funzionario dell’ambasciata russa a Roma Oleg Kostyukov si sia informato con l’ex deputato Antonio Capuano e ora consulente per l’estero di Matteo Salvini, circa le intenzioni dei ministri leghisti a rassegnare le dimissioni dal governo Draghi”. Siamo nel pieno dello scontro di Lega e M5s contro l’invio di armi in Ucraina. Salvini gira l’Italia al grido “pace” – come se il governo volesse la guerra – e Conte punta il dito contro l’escalation di armi e il fallimento della diplomazia (quindi Di Maio). Sono i partiti del Conte 1 che tra il 2018 e il 2019 non ebbero dubbi su stringere patti con Russia unita, il partito di Putin.

È l’asse populista giallo-verde che torna, in piena guerra e in pieno regime sanzionatorio contro Mosca, a sollevare distinguo, mostrarsi incerti e comprensivi col governo russo, contro la Ue e la Nato. Contro Draghi. “Il diplomatico – cioè Kostyukov – fece trasparire il possibile interesse russo a destabilizzare gli equilibri del governo italiano” si legge nell’articolo. Tanto basta per scatenare i partiti di centrosinistra, chiedere l’intervento del Copasir, informative ed approfondimenti. Azione parla di “tradimento”. Gennaro Migliore di Italia Viva chiede “l’informativa del governo”. Letta parla di rivelazioni “inquietanti” e denuncia come “questa campagna elettorale sia iniziata malissimo”. Tanto basta per dare corpo al convitato di pietra di questa crisi di governo: il partito di Putin che ha manovrato per far cadere Draghi e indebolire il fronte occidentale.

Gongola, in silenzio Fratelli d’Italia. Zitta e muta Forza Italia. La Lega derubrica al “solito fango contro di noi”. Palazzo Chigi decide di intervenire. “Per tutelare le istituzioni” dice il sottosegretario alla Presidenza del consiglio con delega ai Servizi segreti Franco Gabrielli. In una nota ufficiale, fa sapere che “le indiscrezioni in merito all’attribuzione all’intelligence nazionale di asserite interlocuzioni tra l’avvocato Capuano e rappresentanti dell’Ambasciata della Federazione Russa in Italia, per far cadere il governo Draghi, sono prive di ogni fondamento come già riferito al Copasir, in occasione di analoghi articoli apparsi nei mesi scorsi”. Gabrielli fa molto probabilmente riferimento ad un’inchiesta pubblicata ai primi di giugno su il quotidiano La Verità diretto da Maurizio Belpietro dove si raccontava dell’acquisto del biglietto aereo per Mosca in favore del segretario Salvini da parte del solerte Kostyukov. Oltre ai biglietti, anche allora furono pubblicate frasi in cui i funzionari dell’ambasciata chiedevano a Capuano se i ministri leghisti fossero prossimi alle dimissioni.

Solo che la crisi allora non era all’ordine del giorno. Ma la figuraccia di e con Capuano aveva già prodotto tutta la sua potenzialità e discredito. Insomma, di quel primo articolo su La Verità si sono perse le tracce. La crisi di governo e la campagna elettorale hanno dato nuova luce a quelle frasi tratte da documenti e ricostruite in modo tale da dare corpo alla tesi del partito di Putin che avrebbe mosso i fili della crisi di governo italiana. La manina che ha messo in giro questa roba può essere a sinistra, senza dubbio. Ma anche a destra: la Verità, che aveva già scovato quelle carte, non può essere certo annoverata tra le testate con simpatie di centrosinistra.

Palazzo Chigi resta fermo in quella che ritiene essere la sua mission principale finché resta al governo: “Tutelare le istituzioni da un gioco al massacro”. Chi conosce bene la storia spiega che “in tutto questo non c’è una regia, piuttosto un modo per buttarla in caciara”. Ed è vero che “non ci sono evidenze circa il coinvolgimento di Salvini o di qualche suo scagnozzo per far cadere il governo su input russo”. Questo risulta già agli atti del Copasir. Ma questo è il clima. E la campagna elettorale si connota di pessimi presagi.

Giornalista originaria di Firenze laureata in letteratura italiana con 110 e lode. Vent’anni a Repubblica, nove a L’Unità.

© Riproduzione riservata

Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.