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Influencer e starlette: questa è la loro strategia governativa!

“Venghino, signori venghino” è arrivato il freak show più fantasioso e incredibile al mondo! Assistere alle esibizioni dei saltimbanchi del pensiero unico e agli equilibrismi dei funamboli siamesi con tante teste e un solo cervello. Riderete a crepapelle nel vedere le burle surreali dei pagliacci della politica.

Rimarrete con il fiato sospeso durante le giravolte in aria della “Madonna” cannone. Vi stupirete della destrezza come giocoliere del rapper con lo smalto dei Minions. Resterete affascinati dalla velocità di delazione del figlio d’arte. La tribù delle mani scarabocchiate vi porterà nel vortice magico della limitazione di quelli che dovrebbero essere diritti costituzionali. La trasformista canterina Madame “dipende da come mi sveglio” vi introdurrà nella bolgia della gender confusione. Il presentatore vi introdurrà nel petaloso mondo del conformismo, dove l’orwelliano 1984 è diventato realtà. Non avrete nemmeno bisogno di pagare il biglietto o di un’autocertificazione per spostarvi dalla vostra casa. Lo spettacolo va in onda quotidianamente, sette giorni su sette, ventiquattro ore al giorno, a reti unificate sui social network, per gentile concessione della compagine governativa in debito di consensi e di promesse fatte ai partiti della maggioranza. I personaggi di questo freak show 2.0, investiti del sacro potere di influenzare i giovani italiani, che di fatto vengono reputati dall’élite una massa grigia di analfabeti funzionali, sono l’espressione della politica di questi ultimi decenni: pronti a vendersi al miglior offerente e miracolati da una notorietà ottenuta senza troppo sforzo, senza un reale talento e a colpi di selfie autopromozionali.

Influencer, cantanti e personaggi noti, burattini a cottimo del potere di turno, si fanno promotori di ogni tematica che
mira a eradicare la cultura e l’identità dell’Italia. Dall’immigrazione clandestina ai diritti accessori, passando per le
inutili e cialtronesche restrizioni imposte anti Covid-19, la milizia del pensiero omologato fa leva sulle giovani generazioni con un vero e proprio lavaggio del cervello, instillando un costante senso di colpa attraverso un’immagine stereotipata dalla realtà. Così Fedez promuove il disegno di legge Zan contro l’omotransfobia, proprio mentre lancia la sua nuova linea di smalti, sebbene nel 2011 avesse scritto e cantato “Mi interessa che Tiziano Ferro abbia fatto outing/ Ora so che ha mangiato più würstel che crauti”.

Così dall’alto dei loro 35 milioni di follower, la premiata coppia commerciale Ferragni-Fedez ha invitato le oltre 30mila persone, collegate in diretta Instagram con l’onorevole Alessandro Zan, a firmare la petizione, capeggiando un’aggressiva mailbombing destinata al presidente della commissione giustizia del Senato, il senatore della Lega Andrea Ostellari, per chiedere che venisse messa in calendario la discussione in Aula. Ai Ferragnez, fa eco l’omologatissimo gender fluido, solo a favore di telecamere, Achille Lauro che si fa portavoce della comunità Lgbt, accusando l’Italia di essere retrograda sui diritti dei gay. Proprio qui è avvenuto un doppio cortocircuito: da un lato, Renato Zero che ha definito tra le righe clown Lauro perché “la gente non va presa per il culo” e dall’altro, una parte della comunità Lgbt che ha tuonato contro il rapper perché non si sente rappresentata da chi spettacolizza un immaginario omosessuale falsato, fatto da coreografati baci in bocca e da abiti di scena degni di Madama Dorè.

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