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Infrastrutture e obiettivi sensibili: in Ucraina prende forma la “guerra ombra”

Lo scorso 18 maggio una potente deflagrazione ha scosso la cittadina di Melitopol, un’area controllata dalle forze del Cremlino. Il Quartier Generale della Difesa della regione di Zaporozhzhia ha spiegato che un treno blindato russo, con dieci vagoni e altrettanti serbatoi di carburante, era stato fatto saltare in aria. “Una detonazione a distanza di un treno blindato degli occupanti russi è stata effettuata nell’area della fabbrica di carne di Melitopol”, hanno fatto sapere le autorità ucraine, senza aggiungere ulteriori informazioni.

Nel continuo flusso delle notizie di guerra il misterioso evento di Melitopol è stato presto superato da altri bombardamenti e scontri. Eppure, l’esplosione di quel treno rappresenta un chiaro segnale rivelatore di come la resistenza ucraina si sta riorganizzando anche nei territori conquistati dalla Russia.

Già, perché a quanto pare non si sarebbe trattato di un episodio isolato, bensì di un atto di sabotaggio ben riuscito, di un’azione pianificata che ha preso di mira un treno nemico incaricato di trasportare carburante ad una qualche guarnigione russa impegnata in battaglia. Indipendentemente dal fatto che l’assalto ucraino abbia effettivamente disintegrato i serbatoi russi, o soltanto danneggiato la linea ferroviaria (esistono più versioni tra loro discordanti), è importante analizzare due aspetti.



I sabotatori ucraini

Il primo aspetto, come ha sottolineato Il Corriere della Sera, riguarda la logistica adottata dalla Federazione Russa. Fin dal primo giorno di guerra, infatti, Mosca si è affidata a convogli ferroviari speciali per trasportare fondamentali carichi militari come mezzi blindati e cisterne di carburante. Questi convogli sono solitamente formati da più vagoni corazzati muniti di mitragliatrici e trainati da coppie di locomotori. Il secondo aspetto è invece relativo all’azione che ha preso di mira il convoglio russo. Si tratta di un’incursione a tutti gli effetti, tra l’altro attuata a Melitopol, ovvero una città controllata dalle Forze del Cremlino e dove è stato ucciso un alto ufficiale russo.

Il messaggio è chiaro: Mosca potrà pure conquistare città, villaggi e regioni, ma non potrà pensare di imporre la propria  amministrazione con troppa tranquillità. E allora ecco spuntare le azioni di piccoli gruppi di ucraini, incaricati di sabotare le manovre rivali affidandosi a due armi: la conoscenza del territorio e, appunto, armi semplici come esplosivi e granate. Per inciso, non sappiamo se questi team sono coadiuvati dalle intelligence occidentali o se stanno agendo di propria spontanea volontà. La loro presenza potrebbe in ogni caso creare diversi problemi all’esercito russo.

La guerra ombra

Accanto ai tradizionali bombardamenti prende così forma una sorta di guerra ombra in seno al conflitto principale. Una guerra portata avanti da sabotatori ucraini e da piccoli team inflitrati tra le linee nemiche. Sono infatti stati segnalati assalti alle reti ferroviarie e a convogli anche in Bielorussia, da dove è partito l’iniziale assalto contro Kiev. Il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko, non a caso, ha utilizzato il pugno duro per arrestare decine di colpevoli accusati di tentato terrorismo; sono gli stessi personaggi che, mediante azioni rudimentali, hanno danneggiato binari, centraline e treni.

Ultima annotazione: anche sul versante russo è accaduto qualcosa del genere. Nelle prime settimane del conflitto Mosca ha sguinzagliato sul territorio ucraino gli agenti del Gru, ovvero l’intelligence militare, e dell’Fsb, e fatto leva sui collaborazionisti filorussi. Il loro obiettivo? Procurare danni alle reti di comunicazioni ucraine e alle infrastrutture. La risposta di Kiev non si è fatta attendere, visto che gli ucraini hanno dato vita ad un’unità speciale formata da circa mille uomini e incaricata di scovare i sabotatori del Cremlino.

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