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Israele, giallo sull’accordo per la tregua con Hamas che accusa: dovevano rilasciare due prigionieri


8 Ago 2022 12:05 – di Silvio Leoni

Sarebbe stato il movimento islamico di Hamas, secondo alcuni funzionari israeliani citati dal Times of Israel, a fare pressioni sulla Jihad islamica affinché accettasse un cessate il fuoco per mettere fine all’operazione Breaking Dawn lanciata da Israele e che ha fatto 31 morti, fra cui 15 bambini: “Sapevamo da sempre che Hamas voleva stare fuori” dal conflitto, affermano gli israeliani.

Allo stesso tempo, però, secondo i funzionari israeliani, Israele si aspettava che Hamas sarebbe riuscita ad evitare un conflitto facendo pressione sulla Jihad islamica prima che iniziasse il lancio di razzi che ha provocato una carneficina: “Questa è un’aspettativa che abbiamo da qualcuno che pretende di governare la Striscia e la sua popolazione”, hanno detto gli israeliani accusando così di fatto Hamas di non avere il reale controllo del territorio e della popolazione nel suo complesso.

Secondo il ministero della Sanità palestinese, con la morte di 13 palestinesi nel pomeriggio e nella serata di ieri nelle città di Jabalia e Beit Hanoun, nel nord della Striscia di Gaza, il numero delle vittime palestinesi uccise dall’inizio dell’offensiva israeliana sulla Striscia di Gaza è salito a 44 oltre a 360 feriti: tra i morti ci sono 15 bambini e quattro donne.

Intanto il ministro della Sicurezza interna di Israele, Omer Barlev, parlando con l’emittente televisiva pubblica Kan, nega che l’accordo raggiunto con la Jihad islamica per il cessate il fuoco prevedesse il rilascio di due esponenti di spicco del gruppo, ora sotto custodia israeliana, Bassam al-Saadi e Khalil al Awawda.

Israele non ha accettato nulla, abbiamo risposto negativamente alle richieste“, ha assicurato il ministro della Sicurezza interna di Israele  sostenendo che “Al-Saadi è come ogni altro prigioniero, e il detenuto al-Awawda, come qualunque altro detenuto sotto custodia amministrativa. Verso la fine del periodo di detenzione, lo Shin Bet (i Servizi segreti per la sicurezza interna di Israele, ndr) valuterà la situazione e deciderà se rilasciarlo. Il più delle volte lo Shin Bet estende” la detenzione, ha concluso.

“Se il nemico non rispetterà quanto concordato tramite il mediatore egiziano, riprenderemo la battaglia”, aveva dichiarato alcune ore fa il segretario generale della Jihad islamica palestinese, Ziyad Nakhala, affermando che Israele ha accettato di liberare Bassam al-Saadi – arrestato lunedì dalle forze israeliane a Jenin – e il prigioniero in sciopero della fame Khalil al Awawda, in cambio del cessate il fuoco entrato in vigore ieri alle 23:30.

La fragile tregua per ora regge. Anche se, secondo il Times of Israel, il sistema di difesa israeliano Iron Dome abbia intercettato il lancio di un proiettile da Gaza pochi minuti dopo l’entrata in vigore della tregua e le sirene di allarme – riferisce ‘Ha’aretz‘ – sono scattate nelle città israeliane meridionali che circondano Gaza poco dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco mediato dall’Egitto.

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