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Italia chiusa e senza ristori: ma il governo ha intascato più tasse. L’assurdo paradosso

L’Italia vive un altro dei suoi paradossi. Come è possibile che nell’anno del lockdown, delle chiusure, di un Paese abbandonato a sé stesso, di attività chiuse e lasciate senza ristori, il governo sia riuscito a intascare una valanga di tasse? È una formula semplice e al quanto contraddittoria: pochi ristori, tante tasse. La questione delle tasse sospese, a questo punto si è rivelata l’ennesima favola. Analizza Sandro Iacometti su Libero: “Ve li ricordate i primi tre mesi dell’anno? La terza ondata imperversava, gli italiani erano blindati in casa e i consumi praticamente azzerati. Eppure, le entrate dello Stato sono aumentate”. (Continua a leggere dopo la foto)

Come ha certificato Bankitalia, gli incassi sono stati di 96 miliardi, in crescita dell’1,1%, “di fatto un miliardo in più, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, dove c’erano stati due mesi, gennaio e febbraio, di assoluta normalità (rispetto a marzo 2020, quando c’era lo stop totale del fisco, l’aumento è stato addirittura del 9,8%). Certo, l’industria non si è fermata. Anzi, è leggermente ripartita, ma febbraio e marzo sono stati sostanzialmente stazionari, dopo la crescita consistente di gennaio. E poi c’è il crollo del fatturato dei servizi che, seppure ancora non quantificato in maniera esatta, è stato senza dubbio robusto”. (Continua a leggere dopo la foto)

Tutti elementi che trovano ampia conferma nel giudizio complessivo dell’Istat sul periodo in questione. “Nel primo trimestre, si legge nella consueta stima preliminare, l’economia italiana ha subito una nuova contrazione, seppure di entità più contenuta rispetto a quella registrata nel quarto trimestre del 2020”. E la frenata si è fatta sentire pure sul Pil, che ha chiuso i tre mesi a -1,4% (-0,4% sul quarto trimestre del 2020). Insomma, a gennaio, febbraio e marzo le cose non sono andate bene. Poche transazioni, poco fatturato, poca Iva. Questo non ha però impedito ai balzelli di crescere. (Continua a leggere dopo la foto)

Conclude Iacometti: “Ma questa volta a pagare le tasse c’erano anche migliaia di imprenditori, partite Iva e professionisti che hanno dovuto sborsare soldi al fisco pur senza aver guadagnato un euro per colpa del Covid e delle chiusure. La questione rimanda direttamente ai cosiddetti costi fissi che gli operatori dei servizi hanno dovuto sostenere anche durante le fasi più acute della pandemia”. Gli interventi del governo non hanno previsto alcun ristoro per spese come imposte e bollette.

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