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Kherson, la controffensiva ucraina che non sembra una controffensiva

A poco più di una settimana dal suo inizio, la controffensiva ucraina nell’oblast di Kherson non ha provocato grossi spostamenti del fronte.

I combattimenti, negli ultimi giorni, si sono sviluppati nella zona di Novovorontsovka, Vysokopillya e Arkhangelske a nord, a Suvkhyi Stavok nella parte centrale e a Posad-Pokrovske e Oleksandrivka nella parte meridionale della provincia occupata. La situazione però è instabile e in continua evoluzione: i russi affermano di essere rientrati a Kostroma, mentre l’esercito ucraino sta attaccando anche nelle zone di Schmidtovo, Ternovye Pody, Zedyony, Kiselyovka ma, a quanto sembra, senza successo. Il tre settembre il ponte della diga di Nova Kakhova è stato colpito dal tiro di artiglieria ucraina ed è stato distrutto, complicando notevolmente l’afflusso di rinforzi russi. Lì l’esercito di Kiev sta spingendo approfittando della situazione generatasi dall’interruzione di quella linea di comunicazione. Lo Stato maggiore di Mosca sta assemblando forze per rinforzare il fronte di Kherson andando a (ri)costituire il Terzo Corpo d’Armata, ma sarà molto difficile che raggiunga la linea del fronte rapidamente per via dell’attività di bombardamento ucraina sui vitali ponti che attraversano il fiume Dnepr.

Giungono importanti segnali che dimostrano la difficoltà di approvvigionamento di munizioni per l’esercito russo: si ritiene che i proiettili da 122 millimetri stiano scarseggiando, in quanto raramente sono stati usati negli ultimi giorni, optando pertanto sui vecchi pezzi di artiglieria da 152 millimetri come il D-20, fabbricato negli anni ’50 in Unione Sovietica in grande numero, ma non abbiamo ancora certezza.

Una possibile conferma di questa difficoltà incontrata dall’esercito russo arriva dalla notizia che Mosca sta acquistando razzi e proiettili di artiglieria dalla Corea del Nord. Secondo quanto riportato dall’Associated Press, un anonimo funzionario statunitense ha informato lunedì il New York Times che la Russia si stia rivolgendo alla Corea del Nord per ottenere munizioni dimostrando pertanto che “l’esercito russo continua a soffrire di gravi carenze di rifornimenti, in parte a causa delle sanzioni e dei controlli sulle esportazioni”. I funzionari dell’intelligence statunitense ritengono che i russi potrebbero cercare di acquistare ulteriore equipaggiamento militare nordcoreano in futuro che va ad aggiungersi a quello acquistato dall’Iran, consistente in droni da combattimento della serie Mohajer-6 e Shahed.

Nel Donbass i russi hanno subito un contrattacco ucraino presso Soledar e risulta che le forze di Mosca abbiano ripreso l’iniziativa nelle direzioni di Yakovlevka e Seversk ma molto cautamente. Proseguono anche i bombardamenti a nord, dove si segnalano esplosioni a Kharkiv e nei suoi dintorni.

A livello tattico, quindi, l’iniziativa è generalmente passata nelle mani degli ucraini, che però non stanno ottenendo risultati degni di nota: la controffensiva su Kherson si sta configurando più come una serie di attacchi misurati in alcuni settori ma con pesanti bombardamenti delle retrovie russe. Siamo davanti quindi più a un contrattacco che a una controffensiva vera e propria, messo in atto per scompaginare le linee russe e inchiodarle sul posto, quindi per usurare il potenziale bellico di Mosca che, a quanto sembra, è provato da mesi di conflitto. Da quest’ultimo punto di vista il ricorso ai sistemi missilistici da difesa aerea S-300 in funzione di attacco terrestre – possibilità accertata ma a discapito della precisione – dimostrerebbe la difficoltà della Russia di ottenere i rifornimenti di sistemi d’arma necessari per supportare in modo efficace l’avanzata in territorio ucraino. Ridotta la frequenza dei lanci dei missili ipersonici Kinzhal, che non si vedono in azione ormai da parecchie settimane, e anche quelli dei vettori da crociera Kalibr, che comunque vengono lanciati in salve consistenti quando vengono impiegati, anche per cercare di saturare le difese antimissile ucraine.

La controffensiva su Kherson non si può definire tale anche per dei motivi legati alla catena di comando ucraina: come ci ricorda il colonnello dell’Esercito (in pensione) Orio Giorgio Stirpe, l’ente di controllo di un’operazione dipende dalla sua rilevanza, quindi una controffensiva dovrebbe essere coordinata dallo Stato maggiore di Kiev, e parimenti questo dovrebbe essere l’organismo deputato alle comunicazioni ufficiali. Qui, invece, l’ente responsabile dell’operazione in corso sembra essere il comando meridionale ucraino, cioè uno dei corpi d’armata dell’esercito. È infatti questo comando a rilasciare i comunicati stampa e gli aggiornamenti, non lo Stato maggiore di Kiev. Il colonnello ci ricorda anche che si sarebbero viste operare nella zona unità fatte giungere dagli altri comandi regionali, soprattutto da quello occidentale, che normalmente funziona da riserva, mentre invece non è così.

Sembra quindi, come già accennato, che l’intera operazione sul fronte meridionale sia stata effettuata per logorare la testa di ponte russa a ovest del fiume Dnepr e per mettere in crisi il sistema logistico russo, già provato da mesi di guerra e da problematiche strutturali che abbiamo evidenziato in precedenza. Lo scopo sarebbe anche quello di confondere i russi e metterli sulla difensiva, cosa che sembra sia puntualmente accaduta guardando al fronte del Donbass: l’avanzata dell’esercito di Mosca, in quel settore, è estremamente cauta, in quanto si teme che l’ammassamento di uomini e mezzi per un’azione più consistente possa sguarnire un settore del fronte dove potrebbe verificarsi la vera controffensiva ucraina.

La martellante campagna mediatica che ha propagandato la controffensiva ucraina nei mesi precedenti, potrebbe quindi essere stata finalizzata esclusivamente a far pensare a Mosca che l’operazione su Kherson sia quella principale, quando invece l’esercito ucraino colpirà altrove. La chiave di lettura dell’operazione quindi potrebbe essere proprio questa: costringere Mosca sulla difensiva in attesa che si sviluppi la vera controffensiva, nel contempo logorare l’esercito russo costringendo lo Stato maggiore a far affluire rinforzi che altrimenti sarebbero stati impiegati per cercare di terminare la conquista del Donbass.

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