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La Giunta Regionale molisana riunita in tutta fretta per deliberare su un post da 5 like

Nel bel mezzo di un’emergenza senza precedenti, con la pandemia di Covid-19 che tiene in ginocchio l’intero Paese da mesi e con le risorse che andrebbero centellinate per evitare sprechi quanto mai pericolosi, succede anche di trovarsi ad assistere a una riunione della Giunta Regionale con oggetto l’autorizzazione alla querela del post di un giornalista. Talmente tanto virale da aver raccattato in rete appena una manciata di like, tra l’altro. Eppure, evidentemente, talmente pericoloso da dover correre subito ai ripari onde evitare pericolose mistificazioni.

La Giunta Regionale molisana riunita in tutta fretta per deliberare su un post da 5 like

Che ci crediate o no è successo tutto davvero, in Molise, in questi giorni. Il presidente della Regione Donato Toma, esponente di Forza Italia eletto governatore nel maggio 2018, ha riunito la Giunta per deliberare dell’autorizzazione a presentare querela nei confronti della giornalista Giovanna Ruggiero che, attraverso il proprio profilo Facebook, si era lanciata in un attacco nei confronti degli amministratori della sua Regione. Una polemica che evidentemente, agli occhi di Toma e dei suoi assessori, andava stroncata il prima possibile.

E così il 3 maggio ecco riunirsi la Giunta: il presidente Toma, il vicepresidente Vincenzo Cotugno, gli assessori Filomena Calenda, Nicola Cavaliere, Vincenzo Niro e Quintino Pallante. Ed ecco arrivare il via libera alla querela contro Ruggiero, che sui social aveva scritto il seguente messaggio: “Quanto può essere credibile a livello centrale un governo regionale che per 1 anno ha comunicato dati falsi sul numero di posti letto di terapia intensiva durante una pandemia mandando al collasso l’intera sanità pubblica locale? Con una rappresentanza parlamentare (a Roma maggioranza e a Campobasso opposizione) che non si è mai preoccupata di richiedere gli atti necessari per intervenire. Intervenire sul serio, non a chiacchiere”.

Un post ritenuto lesivo “della reputazione, dell’immagine, del decoro e della credibilità della Giunta regionale e dell’Organo di vertice, con conseguente evidente discredito degli stessi, aggravato dal mezzo di diffusione massiva sul quale è avvenuta la pubblicazione”. Con una Giunta riunita in fretta per deliberare su un messaggio che, nel momento in cui scriviamo, ha raggiunto la bellezza di 5 like su Facebook. E con spese processuali che, ovviamente, saranno ora a carico dello Stato. Succede anche di questo, in Italia, oggi.

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