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“La mia colpa è di essere donna e straniera, nessuno mi ascolta. È questa la giustizia? Io la chiamo violenza” – Il Riformista

Lettere dal carcere a Sbarre di Zucchero

Redazione — 8 Novembre 2022

“La mia colpa è di essere donna e straniera, nessuno mi ascolta. È questa la giustizia? Io la chiamo violenza”

C. è una detenuta straniera. È finita nelle maglie della giustizia e poi in carcere. Fino ad ora non aveva mai avuto a che fare con tribunali e avvocati ne tantomeno con il carcere. Da incensurata si è sempre professata innocente e sin da subito ha cercato di far sentire la sua voce ma senza esito. In una lettera a Sbarre di Zucchero racconta tutta la sua frustrazione nell’affrontare il carcere e tutta la burocrazia della Giustizia che le impedisce anche di poter lavorare come infermiera perchè per i giudici sarebbe sprovvista del titolo professionale. Ma lei racconta che il titolo lo possiede dal 1998, riconosciuto dal ministero della salute in Italia, ma soprattutto è iscritta all’Albo professionale agli infermieri, dove paga regolarmente la quota annuale. “Posso solo dire a squarcia gola che sono innocente, non sono mai stata presa in considerazione, mai ascoltata, mai compresa, forse perchè sono donna, straniera? Questa e la mia grande colpa?”, scrive nella lettera. Riportiamo di seguito le sue parole.

Ricordo come fosse oggi il fatidico giorno del mio arresto. Sono le ore 7.20 e il campanello di casa suona insistentemente… la mia libertà, la dignità, la fiducia, l’onorabilità mi viene portata via. La mia vita da quel giorno cambierà drasticamente!

Da quel momento iniziò l’incubo della mia vita, risuonano come un macigno le parole dal ispettore della Polizia quella mattina: “vedrai che tra pochi giorni uscirai”. I pochi giorni diventarono settimane, mesi, quasi un anno…La domanda mi sorge spontanea: Che tipo di giustizia abbiamo oggi in Italia? Fortuna? Accanimento? Il PM che segue il caso? il giudice obbiettivo? l’avvocato preparato e competente? Non so più cosa pensare e cosa aggiungere…Posso solo dire a squarcia gola che sono innocente, non sono mai stata presa in considerazione, mai ascoltata, mai compresa, forse perchè sono donna, straniera? Questa e la mia grande colpa?

Ho sempre creduto molto nella giustizia, nelle istituzioni e nelle leggi ma oggi posso dire che tutto e crollato. La mia verità nessuno e ripeto, nessuno ha mai voluto sentirla, 5 minuti in video conferenza chiamiamolo pure monologo non certo interrogatorio e tutto quello che mi è stato concesso. Speravo fortemente in una seconda possibilità, essere ascoltata dal PM ma mai mi e stata concessa! Solo se avessi patteggiato mi avrebbe preso in considerazione. Questa e giustizia? Io la definisco violenza, notti cariche di incubi, pianti, tristezza e tanta tanta rabbia. Perché negare la possibilità di parlare e ascoltare? E poi perché patteggiare e confermare cose che io non ho mai fatto, di cui sono stata accusata ingiustamente? La mia negazione ha fatto si che la mia permanenza in carcere durasse ben un anno, e altri tanti mesi privati della libertà fra domiciliari e obblighi sulla persona, tutto questo da incensurata.

La mia forza fu la mia innocenza che mi permise di essere combattiva e determinata, tanto che scrissi direttamente io tramite la matricola del carcere al P.M. chiedendo cortesemente di venire ascoltata perché ero l’unica che poteva spiegare, con prove alla mano la veridicità dei fatti. Una risposta non mi e mai pervenuta, a distanza di tempo trovai nei fascicoli la risposta del PM: viene rigettata la richiesta in quanto non e stato specificato il motivo dell’incontro. Vorrei urlare al mondo intero il mio dolore, ma qualcuno mi ascolterà mai? Sono fermamente convinta che la giustizia non e uguale per tutti. Si basa sulla persona? su chi la giudica? dal tribunale? dalla scalata della carriera? dal conto in banca? Dall’avvocato potente? da chi sei? da dove vieni? Oggi da incensurata mi chiedo: perché non ho mai avuto diritto ad un beneficio? La legge non è uguale per tutti.

A giugno vengo condannata in primo grado a quattro anni per aver costituito l’associazione di cui non conosco neppure i partecipanti, e non ho mai avuto contatti con loro ne visivi ne telefonici. In questi giorni si parla molto della certezza della pena di chi sbaglia deve pagare ma, della mala giustizia non se ne fa riferimento. E lì chi sbaglia e giusto che non paghi mai? A oggi non faccio neanche l’elenco dei rigetti ricevuti con le motivazioni più assurde e della continua delusione accumulata. Vi faccio un breve cenno all’ultima richiesta dove chiedo di poter svolgere il mio lavoro di Infermiera (parlando della giustizia riparativa). Mi viene rigettata l’istanza di richiesta delle revoche delle firme dando come motivazione che da nessun dato emerge che io possegga il titolo professionale richiesto. Vorrei precisare che possiedo il titolo di infermiera dal 1998 con un riconoscimento del Ministro della salute italiana e sono iscritta all’Albo professionale agli infermieri, dove pago regolarmente la quota annuale. 

GRAZIE A CHI SA ASCOLTARE!

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