la-peaking-power-trap:-perche-cina-e-usa-possono-entrare-in-guerra

La Peaking Power Trap: perché Cina e Usa possono entrare in guerra

Le turbolenze economiche interne, l’inasprimento delle tensioni internazionali, sopratutto in chiave Taiwan, e, in generale, una posizione sulla guerra in Ucraina considerata da Washington troppo ambigua. Ad appesantire una situazione già di per sé delicata, per la Cina, troviamo poi le durissime restrizioni sanitarie anti Covid alle quali, ancora oggi, sono sottoposti milioni di cittadini. In passato, Pechino ha sempre dimostrato di essere in grado di superare gli innumerevoli problemi elencati, a torto o ragione, da giornalisti ed esperti occidentali. Oggi lo scenario è più tetro del previsto per almeno tre ragioni.

Innanzitutto, il citato conflitto ucraino ha creato una spaccatura tra il blocco occidentale, inteso principalmente come Stati Uniti ed Europa, e il blocco che gravita attorno alla Russia. Sulla carta non esiste niente di simile ma, agli occhi di Washington e Bruxelles, il solo fatto di non condannare Mosca rappresenta un implicito sostegno a Vladimir Putin. La Cina non solo ha evitato di esporsi più di tanto sulla questione, limitandosi ad auspicare una risoluzione diplomatica sulla guerra e a condannare le sanzioni. Ha pure siglato un patto d’acciaio sull’energia niente meno che con Putin in persona.

La seconda ragione che dovrebbe essere presa in considerazione riguarda la questione taiwanese che, in seguito alla visita di Nancy Pelosi a Taipei, ha preso una traiettoria pericolosa e difficilmente prevedeibile. Fino a questo momento la Cina si è limitata ad effettuare esercitazioni e ad alzare il tono delle dichiarazioni. La paura di una possibile invasione, seppur remota, continua tuttavia a preoccupare gli Usa.

Il terzo punto sul quale vale la pena focalizzare la nostra attenzione riguarda l’insieme di così tanti nodi spinosi da sciogliere nello stesso momento. Da qui, l’eventualità che una delle spine cinesi possa portare le due superpotenze globali, Cina e Stati Uniti, allo scontro militare.



Il capovolgimento della Trappola di Tucidide

È difficile ipotizzare il momento esatto che potrebbe dare il via ad una guerra sino-americana. C’è chi è convinto che un’eventualità del genere sia fantascienza, dato lo stretto legame economico esistente tra i due Paesi, e chi, al contrario, muove riflessioni ben diverse. Questi ultimi, ad esempio, parlano del 2049, e cioè la data entro la quale i leader del Partito Comunista Cinese promettono di attuare un “grande ringiovanimento della nazione cinese”, del 2035, quando invece la Repubblica Popolare Cinese dovrebbe completare l’ammodernamento delle sue forze armante, e pure del 2027, traguardo superato il quale, a detta dei capi militari Usa, il Dragone avrà i mezzi necessari per invadere Taiwan.

Attenzione però, perché qualsiasi previsione dovrebbe essere fatta prendendo in considerazione gli attuali scenari geopolitici. Lo hanno sottolineato a chiare lettere due geostrateghi americani, Hal Brands della Johns Hopkins University e Michael Beckley della Tufts University, nel libro Danger Zone: the Coming Conflict with China.

La tesi di fondo è tanto chiara quanto emblematica: Stati Uniti e Cina sono impegnati in uno sprint decennale, non in una “maratona centenaria”. Per di più, sostengono entrambi, Pechino sta per fare i conti con una “dura caduta” o potrebbe già essere in declino. Questo potrebbe rendere il Dragone più pericoloso, e non meno, come sostengono invece altri esperti. Detto altrimenti, visto che il gigante asiatico è in difficoltà, il presidente cinese Xi Jinping potrebbe tentare di imadronirsi di Taiwan mentre è ancora in grado di farlo. Prima, cioè, di una possibile debacle interna. Ma se ciò dovesse accadere, quasi sicuramente prenderebbe forma la tanto temuta guerra tra Cina e Stati Uniti.



La Peaking Power Trap

Quanto scritto implica un completo capovolgimento della Trappola di Tucidide, una teoria resa popolare da Graham Allison. Secondo questa teoria, Cina e Stati Uniti sono destinate alla guerra in quanto una, quella cinese, è una nazione in ascesa che rischia di “rubare” il ruolo geopolitico dell’altra, quella statunitense, progressivamente in declino. Uno scenario del genere ricalcherebbe quanto avvenuto tra Atene e Sparta.

Ebbene, Brands e Beckley sostengono invece che l’Atene di Tucidide fosse una potenza che lottava per scongiurare il declino, proprio come potrebbe fare la Cina dei nostri giorni. Arriviamo così alla Peaking Power Trap, teoricamente traducibile in italiano come Trappola del picco di potenza. Un esempio molto interessante arriva dal Giappone del 1941 che, per paura di uno strangolamento economico, decise di scatenare un attacco a sorpresa su Pearl Harbor.

Nel volume citato troviamo entrambi gli elementi della tesi: che la Cina stia raggiungendo il picco del suo potere e che la guerra sia imminente. Attenzione però, perché nel recente passato molti esperti avevano predetto malamente il crollo della Cina. In ogni caso, Brands e Beckley sostengono che la crescita stellare cinese sia il risultato di diversi fattori che adesso starebbero cessando di esistere. Il boom demografico sta per crollare, mentre le riforme del mercato stanno cedendo spazio ad una ricentralizzazione dell’economia, alla minaccia che imperverserebbe su alcune aziende tecnologiche innovative e alla lotta per controllare il debito.

Questa è l’ipotesi avanzata da Brand e Beckley. Può anche darsi che il declino della Cina, nel caso in cui dovesse effettivamente verificarsi, sarà graduale e non improvviso. A quel punto la sua potenza militare continuerà a crescere, senza però l’esigenza di scatenare una guerra. Il dibattito è aperto.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *