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La ribellione dei cittadini contro il Movimento

(Tommaso Merlo) – Alt, dietrofront! Arrivano i saggi. Coloro che detengono i segreti della sapienza assoluta. Spetterà a loro riunirsi in conclave e dirimere l’arcano che affligge il Movimento 5 Stelle e cioè decidere chi diamine comanda. Del resto ci hanno provato i capi supremi a mettersi d’accordo ed è finita a cornate. È dovuta intervenire l’illuminata classe dirigente del Movimento per evitare che si spaccasse in due. Da una parte i fedeli al fondatore visionario nonché fautore del famoso “passo indietro”, dall’altra i folgorati sulla via di Conte, quel nuovo salvifico messia apparso tra le residue genti pentastellate ad indicare la terra promessa. E così sia, amen. C’è chi sbaciucchia il suo santino ogni santo giorno e c’è chi bastona chi osa non inginocchiarsi. Eccola la crisi del Movimento. Si vedono messia e capi supremi e saggi e classi dirigenti in giacca e cravatta, si vedono ferventi devoti e social-tifosi, ma non si vedono quelli che dovevano esseri i veri protagonisti del Movimento e cioè i cittadini liberi e consapevoli. Erano loro che dovevano decidere. E non solo i destini del Movimento ma quelli dell’Italia intera. Era questa l’idea, era questo il progetto. Quei cittadini son diventati man mano solo sondaggi o dati sensibili contesi tra piattaforme utili a vidimare decisioni verticistiche. Eccola la crisi del Movimento. I cittadini che miravano alla “rivoluzione” guidati dalla loro intelligenza e coscienza collettiva, sono finiti sullo sfondo, come elettori qualsiasi, come tifosi qualsiasi. Non più protagonisti ma comparse. Non più comunità, ma curve. Si sa, in milioni han sostenuto il Movimento senza neanche capire cosa fosse. Chi per rabbia verso il marciume precedente, chi per assenza di alternative, chi per emulazione. Milioni che han voltato le spalle al Movimento ai primi ostacoli governativi. Semplici elettori ma anche candidati finiti nei palazzi solo perché certi treni passano di rado. Il risultato è noto. In soli tre anni di potere il Movimento si è sfaldato. Sia numericamente che sui contenuti e sulla verve rivoluzionaria. Con una classe dirigente sempre più lontana ed ottusa che nonostante una collezione di errori impressionante non molla di un millimetro. Con cittadini che sono scaduti in quella sempiterna rissa tra poveri cristi sul nulla che ha fatto la fortuna dei politicanti nostrani. Il Movimento proponeva un cambiamento che partiva da se stessi, dall’interpretazione del proprio ruolo di cittadino ma anche di politico nelle istituzioni. Eccola la crisi del Movimento. Nei palazzi i portavoce si son trasformati sempre più in politicanti come gli altri mentre a casa gli elettori si son trasformati sempre più in tifosi come gli altri. Tutti a giocherellare al piccolo politicante e al piccolo tifoso mentre il progetto andava in frantumi. Solo una ribellione interna potrebbe salvare il Movimento. Una ribellione di tutti i cittadini che hanno creduto nel progetto e che rivendicano il proprio ruolo da protagonisti. Una ribellione dei cittadini a casa ma anche di quelli in parlamento. Sia i fuoriusciti che quelli costretti a subire l’ennesimo mega inciucio nonché le tristi risse di queste settimane. Un sussulto d’orgoglio unitario, una presa di coscienza dell’assurdità della situazione e del proprio insignificante destino personale rispetto a quello del progetto, della comunità, del paese. Il Movimento è stato un fenomeno politico che accade molto raramente nelle storie dei paesi, una straordinaria finestra di cambiamento, buttar via tutto per ricette ammuffite e meschini egoismi è davvero imperdonabile. Se qualcuno ha cambiato idea ci sta, ma allora che se ne torni a casa sua e si faccia rieleggere in base alle sue nuove convinzioni. È anche questione di onestà intellettuale e di rispetto verso tutti quelli che hanno creduto e sostenuto il Movimento. Altro che messia e capi supremi, altro che saggi e improbabili classi dirigenti, altro che ferventi devoti e social-tifosi, sono i cittadini liberi e consapevoli i protagonisti del Movimento. Sono loro che devono decidere. E non solo i destini del Movimento ma quelli dell’Italia intera. Era questa l’idea. Era questo il progetto.

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